Quesiti linguisticiÈ giusto chiamare «americano» uno statunitense? Risponde la Crusca

Si può comprendere la perplessità di qualcuno quando si sente parlare di Leone XIV come «il primo Papa americano», visto che anche l’Argentina, il Paese d’origine di Papa Bergoglio, fa parte delle Americhe

Associate Press/ LaPresse

Tratto dall’Accademia della Crusca

Può sembrare giustificato il rifiuto di considerare l’aggettivo e sostantivo americano in riferimento ai soli Stati Uniti, e di sostituire in tale caso la voce americano con statunitense. E si può comprendere la perplessità di qualcuno quando si sente parlare di Leone XIV come “il primo Papa americano”, visto che anche l’Argentina, il paese d’origine del Papa Bergoglio fa parte delle Americhe, come tutti i paesi centro-, sud- e nordamericani. Un breve esame delle voci americano e statunitense in alcuni vocabolari della lingua italiana e inglese illustra accezioni poliedriche e una graduale evoluzione semantica del termine americano attraverso la storia.

Americano/a come aggettivo e sostantivo maschile e femminile viene usato per designare i popoli indigeni, da Nord a Sud del continente (Canada, USA, America centrale, Sudamerica), le lingue indigene e l’angloamericano. Nel linguaggio corrente la voce si riferisce agli abitanti del continente americano, specialmente degli Stati Uniti (GDLI, Vocabolario Treccani, GRADIT, LEI). Il termine deriva da America, voce coniata in onore di Amerigo Vespucci (1454-1512) da Martin Waldseemueller per la sua Cosmographiae Introductio pubblicata nel 1507 (LEI).

Tali significati storici multipli corrispondono alle definizioni che si riscontrano nell’Oxford English Dictionary (OED): la voce inglese American designa originariamente i nativi o i residenti dell’America, specie delle colonie britanniche nordamericane, di origine europea, mentre oggi si riferisce soprattutto ai nativi o ai cittadini degli Stati Uniti. Sono simili ma più contenute le definizioni del Merriam-Webster Dictionary: il sostantivo American, in uso dal 1568, designa gli Amerindiani dell’America del Nord o Sud; i nativi o i residenti dell’America del Nord o Sud; i nativi, residenti o cittadini degli USA; gli angloamericani. L’aggettivo esprime ciò che è relativo all’America e ciò che è relativo agli Stati Uniti e ai suoi territori. Da notare come Le Grand Robert de la langue française (2a ed. a cura di Alain Rey, Le Robert, Paris, 1988) distingua s.v. Américain gli abitanti autoctoni prima dell’arrivo degli Europei (America del Nord, Messico, America centrale, America del Sud) dagli abitanti degli Stati Uniti: quest’ultima designazione si sarebbe diffusa nel corso del XIX secolo, con esclusione delle altre nazioni del continente. Similmente il LEI (vol. II, 1985, pp.761-768) nota il frequente riferimento dell’aggettivo americano agli Stati Uniti fin dal 1751.

I dizionari consultati includono per americano anche il significato di ‘aperitivo a base di vermut rosso, bitter e una scorza di limone o arancia’ datato nel Deonomasticon Italicum (DI) di Wolfgang Schweickard (Tubingen, M. Niemeyer, 1997-2006) al 1908. Il GDLI e il LEI aggiungono il significato di ‘emigrante ritornato in patria dall’America’, usato secondo il LEI dal 1918 (datazione confermata dal DI) e cioè nel periodo dell’emigrazione italiana di massa.

Secondo Bruno Migliorini l’iponimo dal significato più ristretto statunitense come aggettivo e sostantivo sarebbe foggiato sull’esempio dello spagnolo estadounidense, e si sarebbe diffuso nei quotidiani italiani dal 1941 (Appendice al Dizionario moderno di Alfredo Panzini, 8ª ed., Milano, 1942, pp. 761-879, cfr. DELI), benché, grazie al DI, possiamo datare la prima comparsa in italiano al 1881 in un articolo del quotidiano “La Stampa”. Storicamente, statunitense sembrerebbe essere un neologismo affermatosi negli anni del fascismo. Secondo Le Nouveau Robert (Paris, Le Dictionnaires Robert, 1993) l’aggettivo états-unien, -ienne risale al 1955.

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