La resistenza non russaI giornali vogliono convincerci che Putin sta vincendo, ma gli ucraini non sono d’accordo

I media italiani descrivono scenari apocalittici a Pokrovsk e nel Donbas, ma la situazione sul terreno è diversa. Le forze ucraine reggono e si riorganizzano mentre Mosca accumula perdite senza ottenere ciò che vuole

AP/Lapresse

Da mesi in Italia leggiamo titoli disfattisti sulla battaglia per Pokrovsk, la città ucraina dell’oblast di Donetsk. Se ne parla come se fosse già caduta in mano russa, con le linee ucraine fossero crollate ovunque, e il Donbas prossimo alla capitolazione. È una narrazione fin troppo diffusa e semplicistica. Ma sul terreno le cose sono più complesse di così. E soprattutto meno disperate per l’Ucraina. Come spesso accade nel racconto della guerra, la distanza tra ciò che accade e ciò che leggiamo è fatta di propaganda russa che filtra in Occidente, amplificata senza troppi ostacoli.

Non bisogna minimizzare. La situazione a Pokrovsk è certamente problematica per gli ucraini, ma chi combatte lì parla di difficoltà sotto controllo. Una realtà in chiaroscuro, molto diversa dallo scenario apocalittico che leggiamo quotidianamente.

Il Kyiv Independent – che da due anni batte Pokrovsk strada per strada – racconta che la Russia ha concentrato «enormi forze» e sta tentando di chiudere definitivamente una battaglia iniziata più di un anno fa, approfittando della nebbia che impedisce ai droni di colpire i convogli. È una tattica semplice: entrare in massa da sud, poi infiltrare gruppi d’assalto dentro la città per creare il collasso dall’interno. Secondo la Settima armata ucraina, lo scorso 11 novembre «oltre 300 soldati russi si trovavano all’interno di Pokrovsk».

Ma la città non è ancora caduta. L’analista ucraino Oleksii Hetman ha detto che la Russia ha dovuto schierare «un quarto del suo esercito per entrare a Pokrovsk» e che il combattimento va avanti molto tempo. In altre parole: se il fronte russo fosse davvero così irresistibile come viene dipinto dalle nostre parti, non saremmo ancora a questo punto.

Il problema, semmai, è un altro: cosa succede dopo. Pasi Paroinen, analista del Black Bird Group, sostiene che la Russia vuole usare Pokrovsk come trampolino verso nord, probabilmente su Dobropillia, mentre cercherà di rioccupare aree perse ad agosto. E l’interrogativo chiave è quello che pone sempre Paroinen: «Molto dipenderà dalla situazione delle forze ucraine dopo Pokrovsk e Myrnohrad. La domanda cruciale è: ne è valsa la pena mantenere il controllo di queste città?».

Qui si apre il vero nodo della battaglia. Non è tanto la caduta o meno di Pokrovsk a decidere gli sviluppi futuri della guerra, ma lo stato in cui usciranno le truppe ucraine, esauste dopo settimane, mesi a difendere un saliente circolare, una forma di linea del fronte che richiede molte più forze rispetto a una difesa lineare. Ed è questo il punto delicato: l’Ucraina non può permettersi di dissanguare le sue unità migliori in un’unica zona del fronte.

Intanto però la Russia non ha guadagnato ciò che cerca davvero, cioè un corridoio ferroviario stabile. Tom Cooper lo dice chiaramente: anche se Pokrovsk dovesse cadere, per usare la ferrovia dovrebbe allontanare il fronte di «venti o trenta chilometri» dai binari, altrimenti l’artiglieria e i droni ucraini colpirebbero tutto ciò che si muove sui convogli. Quindi, per ora, il guadagno logistico è del tutto astratto, teorico. In ogni caso la città resta importante per ragioni politiche, simboliche, e per l’enorme rete mineraria sotterranea in cui Mosca potrebbe nascondere truppe.

Dall’altra parte, l’Ucraina non è rimasta ferma. Kyjiv ha costruito una rete molto fitta di fossati anticarro e denti di drago. Fortificazioni che, almeno sulla carta, dovrebbero impedire una sfondamento diretto della verso Dnipropetrovsk anche in caso di caduta di Pokrovsk.

Il problema, piuttosto frequente tra le fila ucraine, sono gli uomini. Molte unità in quella regione vengono da mesi di combattimenti e si fa fatica a recuperare perdite, soprattutto nella fanteria. Lo spiega bene il New York Times: «L’Ucraina non ha soldati per ripulire le posizioni nemiche» e non può usare i droni «con la stessa efficienza nelle aree edificate», a differenza dei russi.

Parlando al quotidiano statunitense, il sergente dei Marines della 38ª Brigata, Oleksandr Bannikov, raccontava qualche giorno fa che «le riserve stanno lavorando e la linea regge». Ancora domenica scorsa, il sito ucraino specializzato Militarnyi parlava di un gruppo d’assalto ucraino che aveva riconquistato posizioni precedentemente prese dai russi. Insomma, una situazione ancora sotto controllo.

A Pokrovsk non è in gioco il destino dell’intera guerra. La Russia avanza al costo di perdite enormi. L’Ucraina arretra, ma in modo misurato e razionale.

Ieri mattina, su X il veterano statunitense Brad Crawford, sedici anni nell’esercito, ha scritto che «prendere un momento difficile e definirlo una catastrofe strategica non è analisi. È panico». È quello che abbiamo letto troppo spesso in questi giorni. «La guerra non è uno screenshot. La guerra è un’enorme macchina vivente e in continuo movimento», ha scritto ancora. «Un disastro strategico significa il crollo di un intero fronte o la disgregazione di più gruppi operativi contemporaneamente. Non è quello che sta accadendo».

Poi ha aggiunto un dettaglio troppo spesso dimenticato, una lezione che tutto l’Occidente dovrebbe imparare dall’Ucraina. È la capacità di adattamento, di read and react, cioè di interpretazione dello scenario e di reazione a quel che accade. La maggior parte degli eserciti rimane ancorata a ciò che ha e a ciò che sa: tattiche, tecnologie, equipaggiamenti, dottrine, dall’inizio alla fine della guerra. L’Ucraina in questo è un’eccezione. Dal 24 febbraio 2022 l’esercito di Kyjiv ha ricostruito e reinventato da zero praticamente tutte le sue abitudini. «Nessun esercito nella storia moderna si è adattato così rapidamente a così tanta pressione, mentre combatteva attivamente un nemico più grande. È una delle evoluzioni militari più straordinarie che abbia mai visto», scrive ancora Crawford. Per questo dire che le difese dell’Ucraina stanno crollando a partire da Pokrovsk è un errore sia per quello che accade lì sul campo, sia per quello che potrebbe accadere dopo. Gli ucraini stanno combattendo, si adattano, imparano e resistono. E non hanno intenzione di arrendersi.

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