Mezzaluna calanteLa fine dell’egemonia iraniana e delle sue illusioni

Nel libro “Il nuovo Medio Oriente”, Giovan Battista Brunori, corrispondente Rai in Israele, racconta due anni di guerra e diplomazia tra Gaza, Teheran e Gerusalemme

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Nel suo nuovo libro, il corrispondente Rai racconta due anni di guerra, diplomazia e propaganda. “Il declino della Mezzaluna sciita” è una mappa ragionata del caos mediorientale e del suo impatto sul futuro dell’Occidente. C’è un giornalismo che osserva e uno che attraversa. Giovan Battista Brunori appartiene a quest’ultima categoria. Il suo nuovo libro, “Il nuovo Medio Oriente. Il declino della Mezzaluna sciita” (edito da Rubettino), nasce da due anni di lavoro sul campo come corrispondente Rai in Israele, tra dirette sotto le sirene e analisi in tempo reale di un conflitto che, dal 7 ottobre 2023, ha ridisegnato la geopolitica globale.

Brunori costruisce il suo racconto come un atlante del presente, fatto di reportage, interviste e note di viaggio. L’autore entra nei meccanismi interni della guerra tra Israele e Hamas, raccontandone tanto la brutalità quanto le distorsioni narrative. La forza del libro sta nella sua doppia natura: testimonianza personale e riflessione analitica. Non c’è compiacimento, non c’è neutralità di comodo – solo il tentativo, raro e necessario, di dare forma al disordine.

Il prologo si apre con una scena che definisce il tono di tutto il volume: la telefonata nel cuore della notte, alle tre del mattino del 13 giugno 2025, quando il producer israeliano Noah Brosh lo avvisa dell’attacco israeliano all’Iran. Brunori si precipita nella sede Rai di Gerusalemme, in Jaffa Street, mentre risuonano le sirene e la città si prepara a una ritorsione di Teheran. Ne nasce una diretta notturna che si trasforma in un frammento di storia televisiva: la voce di chi racconta mentre il mondo cambia.

Dalle pagine dedicate al 7 ottobre emerge una cronaca asciutta, quasi documentaria. Brunori descrive gli eccidi di Hamas, le violenze sessuali, i rapimenti, le rovine dei kibbutzim, il “festival Nova” divenuto cimitero. Ogni episodio è sostenuto da materiali originali: attraverso un QR code, il lettore può accedere ai servizi e alle interviste trasmesse nei telegiornali, rendendo il libro una piattaforma interattiva tra racconto e realtà.

Ma “Il nuovo Medio Oriente” non si ferma alla cronaca. La parte più interessante è quella in cui Brunori entra nel labirinto politico: i limiti dell’Autorità nazionale palestinese, la crisi interna a Gaza, le fratture israeliane, la deriva iraniana e il tramonto della cosiddetta «Mezzaluna sciita». In questo scenario, l’autore individua una lenta erosione del potere di Teheran e dei suoi proxy – Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen, le milizie filo-iraniane in Siria e Iraq – che segna la fine di una stagione di egemonia regionale.

Brunori non indulge in schematismi. Pur condannando senza ambiguità il terrorismo di Hamas, il libro mostra anche le conseguenze devastanti delle operazioni israeliane su Gaza: una tragedia umana che diventa carburante per la propaganda. Nella sua scrittura si percepisce l’urgenza di un cronista che ha visto troppo per credere ancora alle versioni ufficiali, ma che non rinuncia alla complessità dei fatti.

A dialogare con l’autore ci sono colleghi e osservatori del calibro di Maurizio Molinari, Federico Rampini, Piero Fassino, Antonio Di Bella e Paolo Mieli, che arricchiscono la narrazione con riflessioni sull’Occidente, la diplomazia e la crisi della rappresentazione mediatica del Medio Oriente.

In controluce si intravede una domanda di fondo: è possibile ancora una pace reale dopo il collasso degli Accordi di Abramo? Brunori, pur mantenendo prudenza analitica, lascia intravedere uno spiraglio. L’isolamento crescente dell’Iran e la tenuta dell’asse israelo-americano, rafforzato dal ritorno di Trump, potrebbero aprire una nuova fase, anche se a un prezzo altissimo per le popolazioni civili.

Il volume si chiude poco prima degli ultimi sviluppi, ma la sensazione è che questo racconto sia tutt’altro che concluso. “Il nuovo Medio Oriente” è, in fondo, una cronaca di transizione: quella di un mondo che cambia sotto i colpi della guerra, ma anche di un giornalismo che resiste alla superficialità, cercando di capire invece di schierarsi.

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