Tra il Brunello e il west La magia e il silenzio, a Montalcino

Tra le colline più silenziose di Montalcino, Fabian e Bianca guidano La Magia (l’accento è sulla prima a) con visione e delicatezza, intrecciando radici altoatesine e ospitalità toscana. Una storia di dedizione, famiglia e Brunello contemporaneo, costruita lungo una salita polverosa che porta a un luogo dove tempo, natura e talento respirano all’unisono

Per arrivare a La Magia servono determinazione e impegno. Serve volerci arrivare, e sapere cosa si vuole raggiungere. Pace, silenzio, una vista mozzafiato e quell’accoglienza classica toscana con un tocco di contemporaneità. Qui, il Brunello riposa in tonneaux e il tempo del tannino è orchestrato dalle prove di Fabian, altoatesino nel nome e toscano nell’accento, che da vent’anni ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia e le ha dato una struttura, una solidità e una visione internazionale. Accanto a lui, proiettata in avanti, Bianca, che da quando ha percorso la strada sterrata che dal centro del borgo di Montalcino porta in questa collina riparata e solitaria si è talmente innamorata di lui e del progetto da abbandonare tutto e rimanere qui, su questo poggio con vista privilegiata sul Monte Amiata, dove la coppia cresce i tre figli e un’azienda con la stessa dedizione e la stessa attezione rispetto all’empatia.

Non si viene qui per caso, ma per convinzione. E non si assaggia questo Brunello per blasone ma per ricerca, per piacevolezza, per il suo essere contemporaneo nella tradizione. Si ripercorre la strada bianca circondata da un intreccio di rami a creare un ideale tunnel naturale e si scopre come le case toscane possano essere romantiche e rustiche allo stesso tempo. Qui, Fabian ha messo in pratica gli insegnamenti appresi a San Michele all’Adige, patria d’origine della famiglia, trasferitasi a Montalcino per un colpo di fulmine verso una terra che li ha accolti, maltrattati, e poi accompagnati verso un successo conquistato a forza di viaggi, sistemazioni, ristrutturazioni e rigenerazioni.

Oggi, il settanta per cento della produzione è destinata ai mercati esteri, tanto cari all’enologo, mentre il trenta per cento rimane in Italia e fa da baluardo della nazionalità grazie all’impegno di Bianca. La quarta generazione è pronta a partire, e il futuro appare roseo e solido come questo casale di pietra, che tra pochi mesi sarà arricchito da una sala degustazione che ha richiesto dinamismo, visione e qualche screzio familiare per vedere la luce.

Il resto parla la lingua del Brunello di Montalcino: quella bellezza ruvida e evidente, quella piacevolezza autentica che arriva dritta al palato e lo stordisce a furia di intensità. Ma con quella lieve mano di chi sa domare l’indomabile, interpretare l’incomprensibile e capire l’universo, che li ha portati fino a qui, nonostante tutto.

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