Labour WeeklyChe cosa rende giusta la “giusta causa” di un licenziamento

Il Teatro alla Scala di Milano ha chiuso anticipatamente il rapporto di lavoro con una dipendente assunta a tempo determinato che aveva gridato «Palestina libera» durante uno spettacolo. Ma il Tribunale ha dichiarato l’atto illegittimo, perché i lavoratori hanno sempre diritto ad esprimere le loro opinioni nel contesto lavorativo

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La sezione Lavoro del Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo il licenziamento di una dipendente assunta dal Teatro alla Scala a tempo determinato con il ruolo di maschera che lo scorso 4 maggio aveva gridato «Palestina libera» durante uno spettacolo a cui presenziava anche Giorgia Meloni. La direzione del Teatro avrebbe giustificato il licenziamento come conseguenza del “tradimento della fiducia” e della “disobbedienza agli ordini di servizio”, dato che la lavoratrice si era allontanata dal posto assegnato per compiere la protesta.

Secondo il Tribunale la condotta della dipendente non è idonea a integrare una giusta causa di recesso. Il provvedimento è stato pertanto giudicato sproporzionato rispetto ai fatti oggetto di causa. La decisione prevede che il datore di lavoro versi un risarcimento di circa quattromila euro alla dipendente oltre al pagamento di 3.500 euro a titolo di rimborso per le spese di lite.

Da questa pronuncia possiamo ricavare alcuni spunti interessanti. In primo luogo, i rapporti a tempo determinato possono essere terminati anticipatamente dal datore di lavoro soltanto in presenza di un comportamento talmente grave da ledere in maniera irreparabile il vincolo fiduciario che lega il dipendente con l’azienda. Inoltre, l’espressione di un’opinione, anche se scomoda e manifestata durante un evento istituzionale, non costituisce in sé un fatto idoneo a giustificare automaticamente il licenziamento per giusta causa.

Anche dentro un teatro prestigioso come la Scala di Milano i diritti fondamentali dei lavoratori non possono essere prevaricati. I lavoratori hanno diritto ad esprimere il loro dissenso e la loro coscienza politica anche nel contesto lavorativo. A tutto c’è un limite: la libertà di espressione non può collidere con il regolare svolgimento dell’attività aziendale. In un contesto come la Scala, la voce delle persone è molto importante. Anche quella delle maschere.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni settimana. Qui per iscriversi

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