La scorsa estate la scrittrice ucraina Oksana Zabuzhko ha pubblicato un libro intitolato “La nostra Europa”. Un saggio brillante che parla dell’Europa come entità fisica e politica, come soggetto giuridico che protegge i suoi cittadini. E allo stesso tempo, parla dell’Ucraina di ieri e di oggi, uno Stato che può diventare il centro di un nuovo percorso di civiltà. Quell’Ucraina che per troppo tempo gli europei hanno considerato poco più che un bosco, un’enorme area verde prima della Russia. Oggi, a quasi quattro anni dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, tutti gli europei hanno capito che quello Stato è molto più di un bosco, è un baluardo dei valori democratici e occidentali. «Il 2022 ha cambiato tutto perché ha permesso ai cittadini europei di conoscere i valori dell’Ucraina, che sono gli stessi dell’Europa e di tutto l’Occidente», ha detto Viktoriia Lapa, docente di Diritto pubblico all’Università Bocconi di Milano, dal palco del Teatro Parenti di Milano, durante la terza giornata di lavori del Linkiesta Festival 2025.
«Nell’ultimo anno, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e il conseguente disimpegno americano, sembra che l’Europa si sia un po’ svegliata, ma ancora non basta, perché nemmeno la coalizione dei volenterosi è mai riuscita a dire con fermezza di attivarsi per dare all’Ucraina garanzie di sicurezza. Purtroppo l’Europa sta ancora dormendo, l’Ucraina per molti europei è ancora quel bosco che era in passato», ha detto Lapa cittadina ucraina, intervenuta durante il panel “Gli altri occidenti”.
Accanto a lei, sul palco, c’erano anche la giornalista Seyda Canepa, Nona Mikhelidze, responsabile di ricerca dell’Istituto Affari Internazionali, Anna Momigliano, giornalista e autrice di “Fondato sulla sabbia. Un viaggio nel futuro di Israele” (Garzanti), e Anna Zafesova, giornalista, editorialista de La Stampa. A moderare la deputata Lia Quartapelle, per conto del Circolo Matteotti che ha co-progettato con il nostro giornale i panel della domenica mattina di Linkiesta Festival.
«In Occidente c’è ancora una certa diffidenza nei confronti delle istituzioni e una percezione non del tutto completa della definizione di cosa sono e cosa rappresentano istituzioni degli Stati occidentali», ha detto Canepa. «Molti cittadini provano un senso di smarrimento misto a diffidenza nei confronti delle istituzioni, e molti sono risentiti perché non si sentono abbastanza considerati da parte di quelle istituzioni che li proteggono e li tutelano. Questa percezione crea una mancanza di fiducia. Ma, come ha detto Winston Churchill, “la democrazia è la peggior forma di governo, eccetto tutte le altre conosciute”. Allora dovremmo lavorare per migliorare le nostre democrazie, riconoscendo i diritti e i doveri sanciti dalla Costituzione, ad esempio, ma anche educando le persone, a cominciare dai giovani, al rispetto e all’impegno verso le istituzioni a tutela del bene di tutti».
L’Occidente dovrebbe anche imparare a guardare il suo vicinato per conoscersi meglio, per guardarsi allo specchio. È la metafora usata da Nona Mikhelidze: «Riflettere sugli altri occidenti, su chi sono e su chi siamo, è un esercizio molto utile», ha detto Mikhelidze, citando in particolare tre Paesi. Il primo è proprio la Georgia, luogo d’origine di Mikhelidze: «Un secolo fa, la Georgia era un Paese molto progressista e con una legislazione molto avanzata per l’epoca, poi è arrivata l’Unione Sovietica e settant’anni di sovietizzazione delle istituzioni, dei costumi, della vita quotidiana». Poi c’è la Moldova, spesso trascurata: «La presidente Maia Sandu sa che l’integrazione nell’Unione europea non è solo un obiettivo ultimo, ma anche un mezzo per affermare dei diritti nel suo Paese, e sappiamo quanto la Moldova sia soggetta alle interferenze della Russia». Il terzo Paese citato è l’Armenia: «Un Paese che da tempo ha dovuto rinunciare alla sua prospettiva europea perché sotto la sfera d’influenza russa. Poi c’è stato il nuovo conflitto in Nagorno Kharabakh in cui la Russia non ha difeso l’Armenia come da accordi, e così l’Armenia ha trovato la forza e la motivazione per liberarsi un po’ dal giogo russo. Inoltre nessun governo del Caucaso ha mai avuto l’ardire di combattere la chiesa ortodossa, e Pashynyan è il primo che ci sta provando, da tempo, segno che sta cercando di lottare per l’Europa, per avvicinarsi all’Europa. E guardare questi Paesi è un modo per l’Occidente di guardarsi allo specchio e capire dove andare».
C’è poi un Paese che somiglia molto a una exclave dell’Occidente, un pezzo di Occidente in un altro quadrante. È Israele, descritto sul palco del Parenti da Anna Momigliano. «È molto facile trasformare Israele in un simbolo astratto per i suoi sostenitori, un faro di valori liberaldemocratici in Medio Oriente, per i suoi detrattori è un mostro colonialista. In realtà è un Paese ricco di contraddizioni», ha detto Momigliano. «Oggi possiamo dire che esistono due Israele fisiche: una è all’interno dei suoi confini del 1967, quelli internazionalmente riconosciuti, una democrazia liberale, con grandi pecche ma indubbiamente una democrazia liberale, poi c’è un’altra Israele, quella dei territori occupati, dove da più di cinquant’anni occupa i territori, e lì da tempo ci sono due leggi differenti per israeliani e palestinesi. Lo stesso governo che sullo stesso territorio applica due leggi diverse è l’antitesi della democrazia liberale. E negli ultimi anni il virus dell’Israele dell’occupazione ha contagiato lentamente anche l’Israele democratico all’interno dei suoi confini del 1967».
La conclusione è lasciata a Anna Zafesova. «Se vogliamo capire cos’è l’Occidente possiamo provare a guardare a oriente, dove per anni abbiamo visto praticamente solo la Russia, cioè lo stesso Paese che oggi fa la guerra all’Occidente, e che si pone come nemico dell’Occidente, in mezzo c’era solo il bosco citato anche da Viktoriia Lapa». E guardare alla Russia può essere utile per capire l’Occidente attraverso la lente di chi lo odia: «Se ascoltiamo le parole di Putin vediamo che lui vuole cancellare al libertà di stampa, cancellare la libertà di elezione, calpestare i diritti civili. Perché ciò che tutti riconoscono nell’Occidente, e questo è un punto fondamentale, è la libertà, sono i diritti, il non idolatrare chi comanda, mettere tutti in discussione. Questo è l’Occidente. Quando i cittadini ucraini sono andati a morire in piazza con la bandiera dell’Europa guardavano a questo modello. L’Occidente è un modello: un errore che si fa molto spesso, in Italia più che altrove, è l’idea che l’Occidente è qualcosa che si eredita. In realtà l’Occidente non si eredita. La democrazia si costruisce, nessuno nasce imparato».