Jung e la democraziaL’Occidente sul lettino dello psicanalista

Nel corso di Linkiesta Festival, Lia Quartapelle, Marco Taradash e Pietro Bussolati del Circolo Matteotti si sono chiesti “Cos’è l’Occidente” e come difenderlo dall’involuzione cui stiamo assistendo

Gaia Menchicchi

Immaginiamo di mettere l’Occidente sul lettino dello psicanalista. Mentre Donald Trump dagli Stati Uniti mina gli stessi principi democratici e le autocrazie avanzano nel cuore dell’Europa, nel corso de Linkiesta Festival Lia Quartapelle, Marco Taradash e Pietro Bussolati – tra le anime del Circolo Matteotti – si sono chiesti “Cos’è l’Occidente” e come difenderlo dall’involuzione a cui stiamo assistendo.

Nel giorno dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, Lia Quartapelle si è chiesta perché oggi «si fa fatica a resistere alle sirene che vogliono scardinare l’idea di Occidente». La rottura più grande a cui stiamo assistendo, secondo la deputata del Pd, riguarda proprio «l’equilibrio che tiene insieme i tre cardini su cui poggia l’Occidente: libertà individuali, solidarietà sociali e metodo democratico». Oggi, ha detto Quartapelle, «non tutti si riconoscono in questi valori».

La minaccia principale arriva dalle politiche nazionaliste e sovraniste, di cui Donald Trump è il principale esponente. «Quando Trump attacca la libertà del commercio, attacca l’Occidente. Quando Trump ricatta i suoi alleati della Nato, attacca l’Occidente», ha spiegato Quartapelle. «Questo va detto alla nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non si tiene unito l’Occidente se Trump vuole picconare i principi su cui si basa il nostro mondo».

Difendere l’Occidente significa quindi essere consapevoli che «la democrazia è il modo migliore per riuscire a stare insieme» e «la libertà è il modo migliore di avere una società giusta». E «difendere l’Ucraina risponde proprio a questa idea di valori», come «alternativa alla brutale violenza degli imperi».

Perché, come ha spiegato Marco Taradash, l’Occidente «non è una mappa geografica né una mappa storica, ma un progetto politico». Un progetto da difendere oggi dalle spinte contrarie nate all’interno dello stesso Occidente, dal potere illimitato dei multimiliardari alla caduta dei meccanismo di protezione sociale legato al lavoro.

Comprendere cosa non va, ammetterlo e provare a rigenerarsi è quindi quello che ora resta da fare. «Dobbiamo osare», ha detto Quartapelle, ricordando che l’Occidente è sopravvissuto alle due guerre mondiali.

Dobbiamo mettere «l’Occidente sul lettino dello psicanalista per capire come mai non siamo compresi e cosa dobbiamo cambiare», ha spiegato Bussolati, citando Carl Gustav Jung. «Invece di inzupparci di sensi di colpa per come siamo, dobbiamo capire che solo in Occidente possono avvenire certe cose, innamorandoci di muovo di noi stessi e della nostra cultura, superando il senso di colpa e avendo capacità di rigenerare l’Occidente con parole nuove». Perché solo l’Occidente è quel posto che «garantisce la possibilità di fallire e anche di farci del male e sbagliare. L’Occidente dà la possibilità di una seconda o terza chance, nessuno ti impone cosa devi fare».

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