«La notte di Natale è nato un bel Bambino, bianco, rosso e tutto ricciolino. Maria lavava, Giuseppe stendeva, il Bimbo piangeva pel freddo che aveva. La neve sui monti cadeva dal cielo, Maria col suo velo copriva Gesù». Una filastrocca semplice e antica, imparata dalla mia nonna e ripetuta a memoria dalle mie figlie, è lo sfondo del mio Natale, di quello di quando ero bambina e di quello di adesso. È la chiave per entrare in casa mia in un giorno in cui il tempo si ferma, e si deve fermare, perché la parola d’ordine è tradizione, nei gesti, nelle parole, nelle ritualità, e ovviamente nel cibo. Da noi Natale è il giorno di Natale, il 25: non ci sono Vigilie, veglie o cenoni. La sera del 24 si va a letto presto, perché bisogna aspettare che venga Gesù Bambino. È lui a portare i doni, li ha portati a me e ora li porta alle mie figlie. Ne consegue che il 25 ci si alza presto. Prestissimo. Quando Piccola mi chiama con gli occhi spalancati per andare a controllare se è arrivato. È qui che tutto inizia.
La mattina
La prima cosa da fare la mattina di Natale è correre a spacchettare pacchetti. I regali sono disposti davanti al Presepe, insieme a tante cose buone: noci, arachidi, mandarini, arance, e tanti, tantissimi cioccolatini. Il cioccolato è la prima cosa che mangio a Natale, e deve essere buono. Se poi è anche bello, meglio ancora, come questo alberello di Streglio.
La seconda cosa che mangio è e deve essere un mandarino. Solo dopo si può passare a una fetta di pandoro, liscio, liscissimo, come quello di Mercato del Pane. Il Papà protesta che vuole il panettone, ma quello si apre rigorosamente dopo pranzo.
Fatta colazione, ci si veste eleganti (tutti, anche il Papà), e si va a Messa. Agli amici che incontriamo la mattina di Natale e a quelli che vediamo nei giorni precedenti facciamo un regaletto goloso: le zollette sotto spirito per me sono un classico. Si fanno alla velocità della luce: si mettono le zollette nei vasetti di vetro sterilizzati, si copre con l’alcol a 96 gradi (non usate grappa o altri distillati, scioglierebbero lo zucchero), si uniscono aromi a piacere (scorza di limone, cannella, caffè, quel che vi piace), si tappa e si aspettano un paio di settimane prima di mangiarle, una alla volta perché sono fortissime!
Finalmente ora di pranzo
Ma non è che dopo Messa si pranza subito. Si va a casa dei nonni, dove ci sono altri pacchetti da spacchettare, altri cioccolatini e altre cose belle. Poi si inizia a fare (gastronomicamente) sul serio. I ravioli li abbiamo già preparati il giorno prima, rimane solo da cuocerli. I nostri sono quelli classici brianzoli: la pasta fatta in casa, tirata sottile, va farcita con un ripieno preparato con arrosto di lombo di maiale, mortadella di Bologna, luganega di Monza, grana grattugiato, noce moscata. Come condimento solo e semplicemente burro. Quando qualcuno ha provato a chiedere il sugo di pomodoro è stato punito severamente.
I ravioli vengono preceduti dal più classico degli antipasti all’italiana, con affettati misti, prosciutto cotto e crudo, salame, focaccia calda con il lardo, qualche crostino (di solito quelli “neri” toscani), insalata russa, paté (quello dei salumieri di Monza, che ha dentro un po’ di fegato di vitello e un po’ di prosciutto), e naturalmente il vitello tonnato: anche questo è nella sua variante lombarda, e lo facciamo con la maionese fatta in casa (no, non con le uova sode come in Piemonte) e con tonno buono, io uso quello a trancetti di Callipo.
Antipasto, primo e… secondo? No, onestamente in casa mia l’arrosto a Natale avanzava sempre. Quindi da qualche anno abbiamo sostituito capponi ripieni e filetti in crosta con un assortimento di formaggi francesi, accompagnati da mostarda e noci.
Un problema a Natale è il pane, quello fresco non si trova e io odio il pane del giorno prima. Per qualche anno l’ho fatto io in casa, ma adesso mi sono stufata e, per restare in tema di Francia, prendo le baguette su La Francerie: basta una passata in forno e sono deliziose.
Da bere univocamente bollicine, ma con una divisione tra chi preferisce lo Champagne e gli irriducibili del Prosecco. A me vanno bene entrambi, non ho pregiudizi, ma devono essere buoni: per il #teamchampagne “8 Terroirs” Rosé Brut Champagne di Tribaut-Schloesser, fresco e fruttato, mentre per il #teamprosecco Villa Sandi “La Rivetta 120” Valdobbiadene Superiore Docg Extra Brut, meravigliosamente conviviale, fragrante e schietto.
Arriva il momento del dolce. Panettone per tradizione, senza farce, creme o aromatizzazioni: il panettone deve sapere di panettone. Perfetto quello di Lorenzetti Panettone classico: io ci metto insieme la crema al mascarpone (tipo quella del tiramisù, per capirci), ma le bambine lo preferiscono con la panna montata.
Dopo un immancabile caffè, per finire in bellezza ci vuole il “cicchetto”: un goccino di grappa (un’ottima idea è Nonino Riserva 40th Anniversary ÙE® Monovitigni® aged 5 years, intensa e profumatissima), oppure di Brandy. Così lo Jerez Cardenal Mendoza può farmi sognare per un attimo di essere in Spagna, in Andalusia, ed è un sogno ad occhi aperti bellissimo.
Non vorrete mica la cena?
Il pomeriggio trascorre senza mangiare, tra videogiochi e giochi da tavolo, vecchi film guardati a metà e qualche sonnellino. E nessuno si sogna più di mangiare. Torniamo a casa nostra, ed è sempre a quel punto che c’è qualcuno che chiede «Cosa si mangia?»… Niente. Non si mangia niente. Abbiamo già mangiato per un mese, e domani si ripete, in versione extralarge, perché vengono tantissimi parenti. Se volete facciamo latte e biscotti (okay, al Papà concedo una fetta di panettone al pistacchio, che lui adora, tipo Vincente Delicacies La Santa).
Anche se, quando c’era la mia nonna, la sera di Natale si mangiava la minestra di pasta reale in brodo: sono una sorta di piccoli bignè salati, palline leggerissime da bagnare nel brodo caldo. Da quando ha chiuso il mio panettiere preferito non la trovo più, e di farla in casa non ho il tempo, con tutto quello che c’è da fare in questi giorni. Ma solo a pensarci mi commuovo, perché quella ciotola calda è il mio fantasma dei Natali passati.






