Coesione socialeDare senso ai Municipi per ricostruire fiducia e responsabilità

La distanza crescente tra cittadini e istituzioni nasce nei territori, dove il coinvolgimento resta spesso privo di effetti concreti. Senza poteri, risorse e canali stabili di decisione, l’impegno civico si consuma e la partecipazione perde credibilità

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Mi sono lasciato provocare dalle riflessioni di Pier Vito Antoniazzi e dalla risposta di Donatella Capirchio, perché entrambi toccano un tema che chi vive i territori ogni giorno non può eludere: la crisi della partecipazione democratica non è un accidente, ma il frutto di un progressivo svuotamento dei luoghi in cui i cittadini dovrebbero poter incidere davvero. Chi vive quotidianamente l’esperienza dei Municipi (milanesi) sa bene quanto questa diagnosi sia fondata.

Il punto non è solo l’astensione dal voto, ma la sensazione diffusa che l’impegno civico non produca effetti. I Municipi a Milano sono nati per avvicinare le istituzioni alle persone; oggi, invece, rischiano di essere percepiti come anelli deboli della catena decisionale, spesso ascoltati ma raramente messi in condizione di decidere. Senza poteri, senza risorse e senza un rapporto strutturato con l’amministrazione centrale, la partecipazione si trasforma facilmente in frustrazione.

Da consigliere municipale, non posso che condividere l’idea che il decentramento non possa essere solo una costruzione formale. La democrazia non funziona se resta verticale: ha bisogno di radicarsi, di vivere nei territori, di riconoscere il valore delle comunità locali e dei corpi intermedi. È una lezione che appartiene alla migliore tradizione popolare europea e che trova nel principio di sussidiarietà un riferimento chiaro.

C’è però un punto che va sottolineato con forza: la partecipazione non può sostituire la responsabilità politica. Coinvolgere cittadini, associazioni, parrocchie e terzo settore è indispensabile, ma questo coinvolgimento deve innestarsi su istituzioni che abbiano la capacità di decidere e di rispondere delle proprie scelte. Senza questa distinzione, il rischio è che l’ascolto venga confuso con la rinuncia a governare e che si aprano spazi a scorciatoie populiste che, nel nostro Paese, hanno già mostrato tutti i loro limiti.

Il tema della sicurezza, giustamente richiamato da Antoniazzi, è emblematico. I dati sulla percezione di insicurezza, soprattutto tra i giovani, non possono essere liquidati come allarmismo. La sicurezza è un bene pubblico essenziale, soprattutto per i più fragili, e non può essere affrontata solo con misure emergenziali o simboliche. Ma nemmeno può essere ridotta a una questione esclusivamente repressiva.

Sicurezza e coesione sociale non sono alternative, ma dimensioni che devono essere tenute insieme. Presidio del territorio, cura degli spazi pubblici, presenza delle istituzioni e responsabilità condivisa sono elementi complementari. In questo senso, sia i tavoli tematici che le assemblee di prossimità, due peculiarità soprattutto del Municipio 9, rappresentano strumenti interessanti a cui guardare.

Qui si gioca, a mio avviso, la vera sfida: ridare ai Municipi un ruolo riconoscibile, non come sportelli dei reclami, ma come luoghi di sintesi tra bisogni, proposte e decisioni. Questo richiede una scelta politica chiara: delegare competenze, condividere responsabilità, costruire canali di ascolto stabili, reali e concreti.

Milano è una città dinamica, europea, attraversata da trasformazioni profonde. Proprio per questo ha bisogno di istituzioni capaci di reggere la complessità, non di accentrarla. Rafforzare il decentramento non significa indebolire il Comune, ma renderlo più credibile e più vicino alle persone.

La buona politica nasce dall’incontro tra istituzioni solide e comunità vive. Dare realmente forza ai Municipi vuol dire creare le condizioni perché i cittadini vedano che il loro impegno conta, che le istituzioni ascoltano e decidono, che la politica torna a essere un servizio. È così che si costruisce una relazione di fiducia che prende forma nei quartieri, nelle scelte concrete, nella vita quotidiana. Una sfida che vale la pena affrontare con pragmatismo e senso di responsabilità.

Questa è la risposta di Federico Rossi, consigliere Municipio 9 di Milano, Forza Italia, all’articolo di Pier Vito Antoniazzi e alla risposta di Donatella Capirchio.