Cuore pulsanteNelle campagne del Donbas c’è la vera Ucraina

In “Il Donbas è Ucraina” (edito da Linkiesta Books), Kateryna Zarembo racconta la vera storia delle regioni di Donetsk e di Luhansk per contrastare la narrazione imperialista russa, alimentata sia dall’Urss sia dal regime di Vladimir Putin

AP/Lapresse

La prova più eloquente della marginalizzazione della campagna donbasiana è forse il fatto che Google, al riguardo, non ne sappia niente. Le ricerche “villaggi regione Donetsk”, “villaggi regione Luhansk”, “villaggi Donbas” mi portano sui siti delle comunità territoriali locali, che sono la nuova forma di amministrazione locale in seguito alla riforma sulla decentralizzazione. Nessun articolo, nessun reportage, nessuna ricerca.

Ha ragione Olena Styazhkina quando dice che la campagna è stata esclusa di proposito dal mito sovietico. Per la campagna e per i suoi contadini non c’era posto nella terra dei minatori e dei metallurgici, che nell’immaginario del Partito comunista. costituivano il vero proletariato sovietico. La campagna, però, esisteva da prima che venissero costruite le città industriali del Donbas. Proveremo a decostruire il mito romantico del Donbas descritto dai sovietici come “steppa selvaggia” o “landa selvatica”. Le lande e le steppe, certamente, c’erano davvero ma non erano affatto selvatiche, cioè intatte. La storia industriale della regione inizia solo nel Diciannovesimo secolo, ma i primi insediamenti abitati si erano formati molto prima. L’origine dei villaggi e delle città più antiche risale ad alcune centinaia di anni fa, per esempio Yasynuvata, fondata nel 1690 come insediamento cosacco.

Gli antichi villaggi ucraini, che esistono da molto prima che quella regione fosse industrializzata e addirittura da prima che quella regione venisse chiamata Donbas, si distinguono per i loro nomi: Mistky, Yamy, Zaporizke, Poltavske, Volodarske, Boyove. Serhiy Zhadan nella sua intervista rilasciata a Oleksandr Mykhed ricorda come la struttura dei villaggi ucraini fondati sui vecchi insediamenti cosacchi fosse diversa da quella delle città fondate attorno alle miniere.

Nel 1897 la quota della popolazione urbana in tutta l’Ucraina ammontava al 16,1 per cento, ma nella regione di Donetsk non arrivava nemmeno all’8 per cento e nella regione di Luhansk era ancora più bassa: il 4,2 per cento. Tutti gli altri abitanti vivevano nella campagne.

Alla fine del Diciannovesimo secolo nel Donbas si formò una dicotomia tra “la città industriale russa” e “la campagna ucraina” che costituivano due mondi diversi, a volte addirittura antagonisti. Secondo i dati del censimento del 1897, citati da Marta Studenna-Skrukva, i lavoratori impegnati nell’industria del carbone del Donbas erano per il 74 per cento russi e per il 22 per cento ucraini, mentre nell’industria metallurgica i russi e gli ucraini erano rispettivamente il 69 per cento e il 22,2 per cento. Per quel che concerne il settore agrario, invece, nelle tre province di Bakhmut, Mariupol e Slovyanoserbsk, i lavoratori erano per il 68 per cento ucraini e per il 18,3 per cento russi. I contadini locali accettavano malvolentieri di lavorare nelle miniere e, se decidevano di farlo, preferivano comunque rimanere in superficie. I minatori ucraini, sia quelli del posto sia quelli provenienti da altre regioni, dopo il loro turno preferivano lavorare la terra e occuparsi degli animali da allevamento, mentre i lavoratori provenienti dalla Russia preferivano vivere nelle baracche.

L’Holodomor [lo sterminio per fame dei contadini ucraini tra 1932-1933 – N.d.T.] cambiò drasticamente il tessuto demografico della regione di Donetsk e di quella di Luhansk, cancellando la storia di interi paesi, e anzi cancellando fisicamente interi paesi. Nelle città la sovietizzazione e la russificazione avvenne più velocemente che nei piccoli centri. Durante tutto il periodo sovietico nella regione di Donetsk e in quella di Luhansk fu proprio nei paesi che si continuò a parlare in ucraino. Così, mentre le città si russificavano, le campagne diventarono il cuore pulsante dell’ucrainità.

Nella città di Donetsk l’87,8 per cento della popolazione ha indicato il russo come madrelingua e solo l’11 per cento ha indicato l’ucraino. Nella città di Luhansk l’85 per cento ha indicato il russo e il 14 per cento l’ucraino9. Nella maggior parte delle province ( una provincia ucraina contiene le città che non superano i 50.000 abitanti ) la lingua ucraina supera invece la lingua russa. I numeri nelle tabelle 9 e 10 ci mostrano che la maggioranza delle province delle regioni di Donetsk e Luhansk è più ucrainofona che russofona.

Nel corso del tempo la popolazione rurale nelle regioni di Donetsk e di Luhansk si è ridotta drasticamente. Alla fine del Novecento la popolazione urbana era cresciuta rispetto ai numeri registrati cent’anni prima. Secondo il censimento del 1989 la popolazione urbana della regione di Donetsk ammontava al 90,3 per cento e quella di Luhansk all’86,4 per cento, mentre in generale in Ucraina la popolazione urbana ammontava al 66,9 per cento.

Ma per gli argomenti di cui abbiamo parlato in questo capitolo la campagna delle regioni di Donetsk e di Luhansk non può comunque essere ignorata, perché è grazie alla campagna, e alla sua esistenza, che si può intravedere l’altra faccia del Donbas, quasi del tutto sconosciuta.

Questo brano è tratto dal libro “Il Donbas è Ucraina”, di Kateryna Zarembo, edito da Linkiesta Books. Si può ordinare qui.

X