Indovina ChipGrazie a Trump la Cina rischia di ridurre drasticamente lo svantaggio tecnologico sull’IA

Gli Stati Uniti consentiranno la vendita dei chip H200 nel mercato cinese perché Pechino riusciva comunque a eludere il blocco americano. Washington potrà monitorare e tassare le esportazioni, ma rischia di rafforzare rapidamente l’infrastruttura tecnologica cinese

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La scelta più stupida che possa fare una potenza mondiale con un vantaggio tecnologico è accorciare la distanza con il rivale. Ed è esattamente ciò che stanno facendo gli Stati Uniti nella partita dell’intelligenza artificiale. In un post, Donald Trump ha annunciato che il governo autorizzerà Nvidia a vendere ai clienti cinesi i chip H200, tra i più avanzati oggi disponibili per addestrare modelli di intelligenza artificiale, imponendo una quota dei ricavi da versare al Tesoro americano. 

Per tre anni, quando Joe Biden era alla Casa Bianca, gli Stati Uniti aveva fatto l’opposto, imponendo un blocco severo sulla vendita alla Cina dei processori di fascia alta, convinti di rallentare la crescita scientifica e militare di Pechino. Non avevano tutti i torti e per alcuni mesi i media avevano parlato della possibilità che si potessero creare due paradigmi tecnologici: uno occidentale e uno cinese, ma ora questa decisione cambia tutto, di nuovo. 

Nvidia aveva iniziato così a vendere i chip H20, progettati modificando l’hardware originale in modo che restassero sotto i limiti di potenza imposti dal governo americano per le esportazioni. Potevano eseguire compiti tecnici, ma non erano abbastanza forti per addestrare grandi modelli di intelligenza artificiale o far funzionare piattaforme generative moderne, rivelandosi utili solo per applicazioni piccole o non strategiche. Ora invece il nuovi chip americani venduti ai cinesi da Nvidia non saranno più prodotti di ripiego, ma hardware veri. Parliamo degli H200, capaci di addestrare modelli moderni e alimentare data center competitivi.

Per alcuni analisti la scelta è dolorosa ma inevitabile. Finora infatti le restrizioni americane non hanno impedito alla Cina di ottenere processori avanzati. Le Graphics Processing Unit (Gpu) di alta qualità entravano comunque nel mercato cinese attraverso triangolazioni commerciali e spedizioni mascherate, rendendo impossibile sapere chi le acquistasse e per quali scopi. Non potendo fermare il vento con le mani, Washington ha preferito correre ai ripari, autorizzando alcune vendite, imponendo licenze, verifiche e una contropartita concretai. Ogni vendita autorizzata di Nvidia sarà gravata da una imposta del 25 per cento, versata al Tesoro americano. In questo modo, un chip esportato legalmente e tracciato è più governabile di uno che entra in modo clandestino

Inoltre il mercato cinese della potenza di calcolo è enorme e in continua crescita. Continuare a vietare le esportazioni significava incoraggiare Pechino a costruire una filiera domestica, sostenuta da finanziamenti statali e pianificazione industriale. Se gli Stati Uniti avessero insistito nella chiusura permanente, avrebbero accelerato quel percorso e perso un mercato chiave. Per Nvidia, AMD e Intel, rinunciare alla Cina significava perdere ricavi importanti in un momento in cui il mercato vive di alti e bassi.

L’amministrazione Trump intende ora estendere il sistema di licenze anche ad altri produttori americani, così che la Cina rimanga legata a hardware statunitense pur avendo accesso regolato al calcolo avanzato. Finché Pechino compra tecnologia americana, resta vincolata all’approvazione politica statunitense. Se diventasse autosufficiente, gli Stati Uniti non avrebbero più leve tecnologiche o commerciali.

La Casa Bianca assicura che la Cina non potrà acquistare ancora chip migliori, quelli Blackwell, né la futura generazione Rubin. Il ritardo minimo garantito tra ciò che viene venduto e ciò che resta negli Stati Uniti dovrebbe preservare la leadership tecnologica americana.  Ma per la Cina questo è comunque un netto miglioramento. L’infrastruttura che permette di fare veri progressi nell’IA non dipende dai chip perfetti, ma da quelli abbastanza potenti da funzionare in scala. Pechino oggi non è in grado di produrli in quantità sufficiente, e l’apertura di Trump riduce questo limite. Il rischio per Washington è che la Cina ottenga ciò che le serve: potenza immediata per costruire data center avanzati, pur continuando a puntare sull’obiettivo strategico dell’autosufficienza nella produzione di semiconduttori di fascia alta.

Il rischio è che Trump abbia commesso l’ennesimo errore geopolitico. Il presidente degli Stati Uniti doveva scegliere il male minore: chiudere completamente e accelerare l’autosufficienza cinese, oppure riaprire e cedere parte del controllo sul calcolo. Ha scelto di riaprire, rinunciando alla sicurezza del blocco totale, e potrebbe comunque vedere ridursi il vantaggio americano nella corsa all’intelligenza artificiale.

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