
L’euro digitale non è solo un progetto tecnologico, ma una scelta che incrocia sovranità monetaria, regole del mercato e autonomia strategica europea. Mentre a Bruxelles il regolamento è ancora in discussione tra Consiglio e Parlamento e il confronto politico si fa più acceso, la BCE ha avviato la fase tecnica per farsi trovare pronta a un’eventuale emissione. In questa intervista Nicola Branzoli, Head of Division – Digital Euro Regulation, Research and Technical Support della Banca d’Italia, spiega a che punto è il progetto, quali garanzie sono allo studio su privacy e pagamenti offline e perché l’euro digitale è pensato anche come risposta europea alla dipendenza dai grandi circuiti internazionali dei pagamenti.
Lo scorso 30 ottobre l’organo direttivo della BCE (il cd Governing Council) ha detto che l’euro digitale entrerà in una nuova fase: che cosa vuol dire esattamente?
Con l’avvio della nuova fase l’Eurosistema ha un nuovo obiettivo: essere tecnicamente pronto qualora si decida di emettere l’euro digitale. Concretamente questo passaggio comporta un’evoluzione delle attività: si passa allo sviluppo e ai test dell’infrastruttura di pagamento, delle interfacce tecniche e utente e alla finalizzazione dello schema di pagamento. Tutti questi elementi serviranno a far funzionare l’euro digitale in modo sicuro e accessibile per tutti, sia online sia in caso di assenza di una connessione internet. L’Eurosistema lavorerà insieme al mercato – banche e altri prestatori di servizi di pagamento, commercianti e utenti – per verificare sul campo che le diverse componenti del sistema siano affidabili e semplici da usare. Questa fase non implica l’emissione dell’euro digitale, ma è un passo decisivo per farsi trovare pronti. Un passo indispensabile sarà l’approvazione del Regolamento europeo sull’euro digitale, attualmente all’attenzione del Consiglio e del Parlamento europeo. Se tutto procederà come previsto, l’Eurosistema punta a permettere di effettuare le prime transazioni di prova entro il 2027, così da poter valutare un’eventuale emissione nel 2029.
A quanto pare però, nel processo in capo alle Istituzioni di Bruxelles, ci sarebbero delle resistenze e delle perplessità sul progetto.
Il progetto dell’euro digitale ha pieno supporto da parte dei Capi di Governo, che nell’Euro Summit dello scorso 23 ottobre hanno sottolineato l’importanza di completare rapidamente il processo legislativo e accelerare le attività preparatorie. Tra i deputati europei la discussione si è accesa con l’avvio dei lavori nella Commissione ECON per la definizione della posizione del Parlamento. A mio avviso è segnale positivo. Un progetto di questa portata deve necessariamente passare per un dibattito approfondito e trasparente: parliamo di una decisione che riguarda tutti i cittadini e le imprese europee. Per questo il processo democratico in corso nelle Istituzioni è non solo legittimo, ma salutare e fondamentale. Le principali preoccupazioni – tutela della privacy, protezione dei dati, impatto sul sistema bancario e costi per gli operatori – sono pienamente riconosciute dall’Eurosistema, che sta lavorando per offrire garanzie concrete, e ha già dato risposte alla maggior parte delle questioni sollevate. Il contributo dell’Eurosistema a queste discussioni è di natura tecnica: la BCE e le banche centrali nazionali possono fornire analisi e supporto, ma la scelta finale sul Regolamento spetta ai governi dei Paesi membri e ai rappresentanti eletti nel Parlamento europeo. È naturale che sia così, perché solo un consenso politico ampio può garantire che l’euro digitale nasca su basi solide e condivise.
Abbiamo parlato di carte di debito nazionali, ma è vero che oggi – per pagare non solo online – usiamo soprattutto Visa e Mastercard. Cosa significa per l’Europa dipendere da questi grandi circuiti internazionali?
La dipendenza dell’Europa da pochi grandi circuiti internazionali comporta diversi problemi, sia pratici sia strategici. Scarsa concorrenza significa innanzitutto costi elevati per tutti. Gli esercenti europei si trovano spesso in una posizione contrattuale debole e pagano commissioni elevate ai circuiti internazionali, soprattutto i commercianti più piccoli che sono soggetti a commissioni 3 o 4 volte superiori a quelle delle grandi imprese. Questo si traduce in costi maggiori per le imprese e, di riflesso, per i consumatori. C’è poi un tema di concorrenza e innovazione. I grandi operatori internazionali controllano alcune tecnologie fondamentali come gli standard per i pagamenti contactless, che stanno diventando la norma. Questo significa che i fornitori di servizi di pagamento europei devono fare i conti con questi operatori se vogliono offrire nuovi servizi basati su queste tecnologie. Questo aumenta i costi e limita la loro capacità di innovare su scala europea. In pratica, perdiamo terreno anche sul fronte tecnologico e dell’offerta digitale. Ma il punto forse più delicato riguarda la nostra autonomia strategica. Se una parte dell’infrastruttura dei pagamenti dipende da attori che hanno sede fuori dall’Europa, siamo inevitabilmente vulnerabili rispetto a scelte geopolitiche che non dipendono da noi. Il principale rischio è la vulnerabilità sistemica: un’interruzione o una modifica nelle condizioni da parte di un grande operatore può colpire rapidamente milioni di utenti, soprattutto nei paesi dove non esiste un’alternativa nazionale. Questa dipendenza rende il sistema meno resiliente e più esposto agli shock esterni. Anche la BCE lo ha sottolineato più volte: è un problema di sovranità. Se le “payment rails” critiche sono gestite fuori dall’Europa, il rischio geopolitico e operativo aumenta, e con esso la possibilità che decisioni prese altrove possano avere un impatto diretto sulla vita quotidiana di cittadini e imprese europee. L’euro digitale si inserisce in questo contesto, come strumento per rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti e garantire che la moneta pubblica resti al centro di un ecosistema finanziario solido e innovativo.
Che cosa potrà offrire di diverso l’euro digitale rispetto ai metodi di pagamento che già usiamo?
Un elemento distintivo dell’euro digitale sarebbe la possibilità di effettuare pagamenti anche offline, cioè senza connessione a internet. Insieme al mercato stiamo sviluppando soluzioni che permetterebbero il trasferimento di valore direttamente tra due dispositivi – ad esempio due smartphone – senza bisogno di connessione a internet. Immaginiamo, per esempio, di trovarci in un piccolo mercatino di Natale dove non prende internet o in una zona colpita da un blackout: si potrebbe comunque pagare un acquisto semplicemente avvicinando il proprio telefono a quello del commerciante. Il trasferimento offline avviene immediatamente tra i dispositivi, senza aspettare di tornare online. Questo garantisce una resilienza unica rispetto agli strumenti digitali attuali. Un altro aspetto importante riguarderebbe i costi: le funzioni di base come fare un pagamento con l’euro digitale sarebbero gratuite per i cittadini. I commercianti, soprattutto quelli di minori dimensioni, potrebbero pagare commissioni inferiori a quelle attuali. Questo potrebbe aiutare soprattutto le piccole imprese, che oggi pagano commissioni molto più alte rispetto ai grandi operatori, riequilibrando il potere contrattuale nei confronti dei grandi circuiti di pagamento internazionali. Inoltre grazie al DEAN – che sta per Digital Euro Account Number – ogni utente avrebbe un identificativo unico che resterebbe uguale anche cambiando banca o fornitore di servizi, indipendentemente dal paese dell’area euro in cui si apre il conto in euro digitale. Questo semplificherebbe i pagamenti ed andrebbe ad arricchire i servizi di portabilità che già molti operatori offrono, favorendo lo sviluppo di soluzioni innovative. Utilizzando gli standard aperti e l’infrastruttura pubblica, le banche e i fornitori di servizi di pagamento potranno sviluppare nuovi servizi a valore aggiunto ed estenderli in tutta l’area euro, rafforzando la loro posizione rispetto ai fornitori non europei. I pagamenti condizionali, cioè pagamenti che si realizzano solo al verificarsi di una condizione predeterminata come la consegna a domicilio di un pacco, sono un esempio di questi servizi premium che le banche potrebbero offrire. Un altro aspetto fondamentale è che l’euro digitale sarà progettato per essere interoperabile con tutte le soluzioni di pagamento europee, permettendo pagamenti digitali in tutta l’area euro, indipendentemente dal paese o dal fornitore di servizi. Così sarà superata la frammentazione attuale, grazie a una vera soluzione paneuropea.
Come funzionerà, in pratica, l’integrazione con le banche e i sistemi di pagamento che già conosciamo?
L’integrazione dell’euro digitale con le banche e i sistemi di pagamento esistenti è un elemento chiave del progetto, pensato per preservare il ruolo degli intermediari e garantire continuità per gli utenti. L’euro digitale sarebbe emesso dalla BCE, ma distribuito da banche e prestatori di servizi di pagamento, che resterebbero il punto di contatto con cittadini e imprese. In pratica, gli utenti potrebbero pagare come fanno oggi – tramite app bancarie, carte o POS – ma il saldo sarebbe in euro digitale. Per i commercianti, l’accettazione sarebbe simile a quella dei pagamenti elettronici tradizionali, ma con commissioni più eque e regole uniformi in tutta l’area euro. Questo dovrebbe favorire una maggiore concorrenza tra le soluzioni private e ridurre i costi di accettazione. La BCE sta collaborando con gli intermediari per minimizzare gli investimenti e i costi operativi, riutilizzando il più possibile le infrastrutture esistenti e supportando i co-legislatori europei affinché stabiliscano un modello di compensazione equo per la distribuzione dell’euro digitale. L’Eurosistema coprirebbe tutti i costi dell’infrastruttura, sviluppata in parte dal mercato, e assorbirebbe i costi operativi di schema e regolamento.
L’euro digitale sarà basato su blockchain pubbliche come Ethereum o Solana?
L’euro digitale non si baserebbe su blockchain o, più in generale, sulla distributed ledger technology (DLT) ma attingerebbe ai principi di progettazione fondamentali della DLT per accrescere resilienza e efficienza e migliorare la prestazione e l’affidabilità complessive del sistema. Da un punto di vista tecnico, la piattaforma di regolamento sarebbe centralizzata con assetto distribuito multiregionale per garantire performance elevate e la continuità del servizio in ogni circostanza.
Si parla spesso di pagamenti offline e di tutela della privacy: quanto sono realizzabili queste soluzioni con l’euro digitale?
Come ho spiegato prima, la funzionalità offline è tecnologicamente realizzabile ed è al centro della progettazione dell’euro digitale fin dall’inizio dei lavori. Sul fronte della privacy, i pagamenti offline offrirebbero un livello di riservatezza paragonabile a quello del contante: solo chi paga e chi riceve il pagamento conoscerebbero i dettagli della transazione. La normativa europea sta definendo i presidi per garantire la sicurezza e prevenire usi illeciti della moneta in queste transazioni. La privacy dei pagamenti online funzionerà come per le soluzioni di pagamento private oggi sul mercato: le informazioni personali resteranno presso gli intermediari, che potranno accedervi solo nei casi previsti dalle norme, come la GDPR e quelle legate all’antiriciclaggio e al contrasto al finanziamento del terrorismo. In ogni caso l’Eurosistema non potrà mai associare le transazioni all’identità dei singoli utenti, quindi non potrà mai risalire a chi effettua o riceve un pagamento online e a maggior ragione offline.
Tra cinque o dieci anni, che ruolo avrà l’euro digitale nei nostri pagamenti quotidiani?
Fare previsioni precise è difficile, anche perché la decisione sull’emissione dell’euro digitale da parte dell’Eurosistema non potrà avvenire prima dell’approvazione del Regolamento da parte del Consiglio e del Parlamento europeo, che speriamo possa arrivare nella seconda metà del 2026. Il mio auspicio è che tra cinque o dieci anni l’euro digitale sia una componente dell’ecosistema dei pagamenti. Sarebbe utilizzato con regolarità nei pagamenti al dettaglio e nei trasferimenti tra privati. Il suo successo dipenderà da diversi fattori, tra cui la semplicità d’uso, l’accessibilità, l’integrazione nei servizi bancari e la sostenibilità economica del modello di distribuzione. L’euro digitale non sarà in concorrenza con le soluzioni private, ma le affiancherà, offrendo una base sicura e pubblica su cui gli operatori privati potranno sviluppare nuovi servizi. La sua infrastruttura garantirà sicurezza, privacy e sovranità monetaria e farà da volano alle soluzioni private per estendere i loro servizi a tutta Europa.
Potrà rendere l’Europa più autonoma e meno dipendente dalle infrastrutture esterne?
Come ho detto all’inizio, rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa è uno degli obiettivi principali del progetto. Così come l’Unione lavora per garantire indipendenza in settori strategici come energia e difesa, è altrettanto urgente farlo nei pagamenti. Un euro digitale emesso e gestito all’interno dell’area euro rafforzerebbe la sovranità monetaria, ridurrebbe la dipendenza da infrastrutture e decisioni esterne e metterebbe a disposizione dei cittadini e delle imprese un’infrastruttura pubblica efficiente, sicura e resiliente. In un contesto geopolitico sempre più complesso, disporre di strumenti propri è essenziale. Naturalmente l’euro digitale da solo non è sufficiente: servirà anche un ecosistema competitivo di operatori europei e regole comuni per garantire un mercato dei pagamenti davvero autonomo. Ma rappresenterebbe un tassello fondamentale per assicurare all’Europa una piena autonomia nel proprio sistema dei pagamenti.