La luce in fondo al tunnelLo scudo ucraino, la tragedia americana, e il nostro 2026

Il prossimo sarà l’anno in cui l’Ucraina dovrà continuare a difendere sé stessa dai criminali assalti quotidiani russi, dagli sgambetti di Washington e da un’elefantiaca burocrazia europea

AP/LaPresse

Questo è l’editoriale del numero di Linkiesta Magazine 04/25 – “Lo scudo democratico”, ordinabile qui.

So benissimo che le priorità degli italiani per il 2026 sono altre: il lavoro, i salari, il potere di acquisto, i figli, la casa, il mutuo, l’affitto, le tasse, la sicurezza, la scuola, la sanità, le pensioni e tutto quanto. Eppure niente è più importante per il futuro degli italiani (e degli europei) delle sorti dell’Ucraina e dell’America, perché un 2026 che dovesse vedere la sparizione dell’Ucraina fagocitata dalla Russia e un ulteriore decadimento morale dell’America (le due cose sono collegate) significherebbe l’inizio della fine del mondo come lo abbiamo conosciuto e la chiusura di ogni prospettiva ottimista su lavoro, salari, potere di acquisto, figli, casa, mutuo, affitto, tasse, sicurezza, scuola, sanità, pensioni e tutto quanto.

L’Ucraina combatte per la sua esistenza, per la sua cultura e per la sua identità e, mentre respinge l’invasore russo con una tenacia ammirevole e un’efficacia strabiliante, difende la democrazia europea e lo stato di diritto del mondo libero, cioè i principi fondamentali della convivenza civile che consentono a tutti noi di occuparci di lavoro, salari, potere di acquisto, figli, casa, mutuo, affitto, tasse, sicurezza, scuola, sanità, pensioni eccetera.

L’America ha liberato, costruito, e tenuto in piedi l’Occidente liberale per ottant’anni, ma Donald Trump sta sbriciolando il sistema di alleanze internazionali che ha reso grande l’America e pacifica l’Europa, indebolendo soprattutto il nostro continente, e facendo amicizia, e molti affari, con i peggiori ceffi del pianeta, a cominciare da quelli della cosca del Cremlino.

Così il destino dell’Ucraina e quello dell’America sono saldamente legati a quello dell’Europa, e quindi anche dell’Italia, perché senza l’Ucraina e con l’America arruolata con gli avversari di sempre noi europei siamo alla mercé dei nemici della società aperta. Il 2026 sarà l’anno in cui l’Ucraina dovrà continuare a difendere sé stessa dai criminali assalti quotidiani russi, dagli sgambetti americani e da un’elefantiaca burocrazia europea resa ogni giorno più macchinosa dalle quinte colonne del Cremlino e dai tanti utili idioti di Vladimir Putin.

Sarà anche l’anno in cui l’Ucraina svilupperà ulteriormente le sue capacità tecnologiche e affinerà l’arte della guerra informatica contemporanea, al punto che prima o poi bisognerà capire che la questione non è che l’Ucraina voglia entrare nella Nato, ma che sarebbe il caso che la Nato entrasse nell’Ucraina se l’Alleanza Atlantica volesse mantenere la sua superiorità bellica rispetto agli avversari.

E qui torniamo a Trump e al suo giro di mascalzoni che non solo vorrebbero consentire a Mosca di cancellare l’Ucraina, al solo scopo di fare quei danari facili che i picciotti del Cremlino offrono in cambio del lasciapassare, ma il problema è che non si rendono conto che abbandonare l’Ucraina ai russi significherebbe regalare alle truppe scalcinate di Putin la tecnologia bellica avanzata dell’Ucraina, oltre al vantaggio geografico di farle avvicinare al cuore dell’Europa.

Trump continuerà a fare disastri irreparabili, ma il 2026 sarà anche l’anno delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che purtroppo non scalzeranno Trump dalla Casa Bianca ma che a novembre, in caso di vittoria dei Democratici perlomeno alla Camera, potrebbero comunque decretare un primo stop alle manie autoritarie del palazzinaro newyorchese e quindi ridare al mondo intero la speranza che l’America prima o poi tornerà a fare l’America, anziché rassegnarsi alla caricatura in cui si è tragicamente trasformata da quando Trump è tornato al potere.

Mentre l’Ucraina resiste, e l’Europa prova a proteggersi con uno scudo democratico e ad armarsi per sopperire alla ritirata americana e per difendersi dall’imperialismo russo, a novembre l’America potrebbe far tornare la luce in fondo al tunnel trumpiano.

La sola idea che a novembre Trump potrebbe subire una sconfitta alle urne (salvo un altro tentativo di colpo di stato dei suoi bravi ragazzi) oggi è già sufficiente a immaginare il beneficio che riceverebbe l’Ucraina se tutto andasse nel verso del ridimensionamento del movimento nazionalista Maga. Un sollievo morale, anche se al momento solo ipotetico, per tutti noi italiani ed europei che intanto, così, potremo trascorrere feste serene augurandoci un buon 2026.

Questo è l’editoriale del numero di Linkiesta Magazine 01/26 – “Lo scudo democratico”, ordinabile qui.

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