Ieri è davvero finita la saga di TikTok negli Stati Uniti durata sei anni? È nata TikTok USDS Joint Venture LLC, società a maggioranza statunitense che dovrebbe salvare il social network dal divieto negli Stati Uniti. Il presidente statunitense Donald Trump esulta su Truth Social: «Sono davvero felice di aver contribuito a salvare TikTok! Ora sarà di proprietà di un gruppo di grandi patrioti e investitori americani». Ma la realtà dell’accordo è più complessa.
La vicenda è iniziata nell’agosto 2020, quando Trump, durante la sua prima amministrazione, tentò di vietare l’applicazione per motivi di sicurezza nazionale: ByteDance, la società madre con sede a Pechino, poteva essere un canale attraverso cui il governo cinese accedeva ai dati degli americani o influenzava l’opinione pubblica. Nel 2024 il Congresso approvò una legge che imponeva a ByteDance di vendere le operazioni americane entro gennaio 2025. Per alcune ore TikTok si oscurò. Ma Trump, tornato alla Casa Bianca il 20 gennaio dell’anno scorso, firmò un executive order per mantenerla attiva ed estese ripetutamente la scadenza. Risultato: una joint venture in cui investitori americani e internazionali detengono l’80,1%, mentre ByteDance mantiene il 19,9%.
C’è il nodo degli investitori. Trump celebra l’accordo come un trionfo dei «grandi patrioti americani», ma l’elenco degli investitori racconta altro. Ci sono Oracle e Silver Lake, ma anche MGX, fondo sovrano emiratino dedicato a investimenti in intelligenza artificiale e tecnologie avanzate e presieduto da Tahnoun bin Zayed Al Nahyan, il numero due di Abu Dhabi e consigliere per la sicurezza nazionale. I tre detengono ciascuno il 15%, per un totale del 45%. Il resto è frammentato tra Dell Family Office, Vastmere Strategic Investments, Alpha Wave Partners e altri.
E poi c’è il ringraziamento al leader cinese Xi Jinping, che Trump dovrebbe incontrare in Cina ad aprile: «Per aver collaborato con noi e, in ultima analisi, per aver approvato l’accordo». Se l’obiettivo era sottrarre TikTok al controllo cinese, perché la Cina doveva approvarlo? E che cosa ha ottenuto Pechino in cambio?
La questione più spinosa riguarda l’algoritmo di TikTok: un sistema di raccomandazione capace di tenere incollati gli utenti allo schermo per ore. È proprio questo che ha preoccupato i parlamentari statunitensi, convinti potesse essere usato dal governo cinese per diffondere propaganda o sorvegliare cittadini.
L’annuncio della joint venture dichiara che i nuovi proprietari «riaddestrano, testeranno e aggiorneranno» l’algoritmo utilizzando dati degli utenti statunitensi nell’ambiente cloud di Oracle. Ma secondo indiscrezioni, la versione americana potrebbe «licenziare» l’algoritmo da ByteDance, anziché possederlo completamente.
Chris Krebs, ex direttore della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, spiega a Politico: «La questione centrale è se la società americana possieda e controlli effettivamente il sistema di raccomandazione, o se lo stia semplicemente licenziando. Una licenza significa che ByteDance mantiene ancora una leva su ciò che la piattaforma mostra ai suoi 170 milioni di utenti».
La legge del 2024 proibisce la «cooperazione» tra ByteDance e la versione statunitense per quanto riguarda l’algoritmo. Se esiste un accordo di licenza, se ByteDance fornisce aggiornamenti o mantiene diritti di proprietà intellettuale, l’intesa potrebbe non rispettare la legge.
Alan Rozenshtein, ex consulente legale del dipartimento di Giustizia, avverte, sempre a Politico: «La legge lascia aperta la possibilità che una futura amministrazione dichiari illegale il nuovo accordo». Esiste un periodo di prescrizione di cinque anni per contestare violazioni.
Chuck Grassley, presidente della commissione Giustizia del Senato, aveva già detto a settembre, ancora una volta a Politico: «Qualsiasi cosa inferiore, il presidente violerebbe l’intento del Congresso». Kate Klonick, professoressa di diritto di internet, è più possibilista: «L’accordo è probabilmente sufficiente per la legge, perché la legge era vaga – ma per la lettera, non per lo spirito», ha detto a Politico.
C’è chi sostiene che questa discussione sulla proprietà manchi il punto fondamentale. Un tipo di controllo è stato scambiato con un altro. L’aspetto chiave di TikTok, ovvero come identifica i modelli dell’attenzione umana, non cambia. Lo stesso ciclo che crea dipendenza, gli stessi metodi di targeting comportamentale, la stessa architettura: sono tutti presenti. È solo il management che è cambiato.
ByteDance mantiene il 19,9% della joint venture, quota che potrebbe garantire diritti speciali, potere di veto o accesso a informazioni sensibili. I dettagli dell’accordo non sono pubblici, quindi è impossibile sapere quale influenza ByteDance continuerà ad esercitare.
E c’è il ringraziamento a Xi, che risuona come un campanello d’allarme. Se la Cina ha dovuto approvare l’accordo, Pechino ha ottenuto qualcosa in cambio. Che cosa? L’accesso continuo all’algoritmo? I diritti di proprietà intellettuale?
Adam Presser è stato nominato amministratore delegato. Il consiglio avrà sette membri: cinque nominati da Oracle, due da ByteDance. L’amminsitratore delegato Shou Chew rimane al suo posto. TikTok ha assicurato che gli utenti americani avranno «un’esperienza TikTok globale». Una separazione più apparente che reale.
Trump festeggia. Gli investitori brindano al loro asset da 14 miliardi. Ma per i 200 milioni di americani che usano TikTok ogni giorno, che cosa è cambiato? Probabilmente poco. L’accordo mette fine a una battaglia legale, ma non affronta le questioni più profonde.
TikTok non è stato salvato giovedì. È stato riorganizzato. La distinzione è significativa.