«Tutti quelli che cambiano la legge elettorale prima delle elezioni perdono. Meloni non riesce a convincere nemmeno “Noi Moderati”, figuriamoci se pensa a Calenda. E si ricordi che Vannacci manda all’aria tutti i loro piani. Possiamo vincere noi». Matteo Renzi non ha mai perso l’ottimismo, in maggioranza, all’opposizione, da presidente del Consiglio o da senatore. Secondo il leader di Italia Viva il centrosinistra può farcela, a patto di parlare «ossessivamente di sicurezza e stipendi per i prossimi dodici mesi». E se lo farà, alle prossime politiche «vincerà di corto muso, come dice Max Allegri».
Intervistato da Repubblica, l’ex premier dice di vedere un centrodestra in affanno, che «non governa, ma rincorre gli eventi», e una Giorgia Meloni accusata di usare «due pesi e due misure». Il caso più evidente è la gestione dell’emergenza in Sicilia, con il caso di Niscemi: Meloni aveva interrotto il G7 per attaccare l’opposizione sull’alluvione in Emilia-Romagna, «una cosa clamorosa, per attaccare Stefano Bonaccini e Elly Schlein sull’alluvione. Qui invece se ne frega per giorni della Sicilia». Solo le proteste sui social avrebbero imposto un intervento: «Se non ci fossero state, questa vicenda sarebbe passata in cavalleria».
Su questo stesso tema, l’opposizione è stata più pronta. Renzi riconosce a Elly Schlein di essersi mossa per tempo: «È stata molto brava ad andare, tenendo un tono istituzionale». Ma rivendica una linea più dura da parte di Italia Viva: «Il ministro [Nello] Musumeci non vuole mandare avanti il piano Italia Sicura, dopo averlo promesso e dopo che gliel’ha chiesto il Parlamento». E l’affondo è pesante: «Nello, inteso come ministro, ha fatto più danni di Henry inteso come ciclone: hanno sprecato i sei miliardi del Patto per la Sicilia che noi avevamo stanziato e non hanno riaperto Italia Sicura. E l’Assemblea regionale siciliana fischietta regalando mancette a fine anno».
Il terreno di scontro decisivo, però, resta la sicurezza. Dopo le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala sulla necessità di maggiore severità contro lo spaccio, Renzi vede una svolta nei sindaci del centrosinistra: «Stanno facendo bene Manfredi e Salis, così come Lepore a Bologna e Gualtieri a Roma». L’idea è ribaltare la narrazione: «La destra ha fallito proprio sui suoi temi, l’opposizione deve andare all’attacco».
Anche perché nel frattempo il fronte della maggioranza inizia a mostrare qualche crepa. Intanto, cresce l’ombra di Roberto Vannacci. Renzi dice di averlo previsto: «Meloni sta fallendo nel governare soprattutto su tasse e criminalità. Gli elettori di destra se ne stanno accorgendo e lo soffrono». Per questo, avverte, «Vannacci dentro la Lega muore». Qualunque scelta farà, per il centrosinistra sarà un vantaggio: «Se restasse dentro la coalizione, la sposterebbe troppo a destra; se invece uscisse per correre da solo, pur con il tre per cento, farebbe perdere il centrodestra. Per noi è una situazione win-win».
Anche in politica estera, l’ex premier attacca Meloni, accusandola di ambiguità verso Donald Trump: «Era coraggiosa sovranista in campagna elettorale e ora è pavida a palazzo Chigi». E aggiunge con una stoccata che va sul personale: «È stata l’ultima a criticare la Casa Bianca sull’Afghanistan: è arrivata dopo il sottoscritto, Parisi, Crosetto e La Russa, cioè tutti i ministri della difesa italiani del passato e del presente».
Infine, il leader di Italia Viva si dice scettico sull’ipotesi di un’intesa tra Forza Italia e Azione. Su Carlo Calenda, ironizza con il solito vigore: «Non va a destra, perché non lo seguono nemmeno in famiglia». E prima o poi, dice, dovrà scegliere: «O stai di qua o di là. Altrimenti fa la fine del pinguino che sbaglia strada».