Minacce cyberPerché le Olimpiadi in Italia sono un obiettivo ghiotto degli hacker

Infrastrutture, sedi e fornitori dei Giochi rientrano nell’ampia superficie di attacco nel quinto dominio. Che cosa dicono gli analisti di Palo Alto Networks

AP/LaPresse

Come nelle edizioni passate, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina che inizieranno la prossima settimana saranno un bersaglio privilegiato per attacchi informatici. PyeongChang 2018 ha visto il WiFi degli stadi andare in tilt. Tokyo 2020 ha subito tentativi di sabotaggio russi. Parigi 2024 ha registrato un’impennata di attacchi DDoS e campagne di phishing a tema olimpico. Un rapporto appena pubblicato dalla Unit 42 della società statunitense Palo Alto Networks conferma che anche Milano-Cortina non farà eccezione, ma rivela una verità scomoda: il problema non è tanto proteggere il cuore dell’evento dai grandi attori statali, quanto difendere l’enorme superficie d’attacco rappresentata dalla catena di fornitura periferica.

Pensate a un albergo di Cortina con un gestionale obsoleto, o a un fornitore di catering di terzo livello con password «admin123». Questi non sono scenari ipotetici, ma il ventre molle reale di un evento che coinvolgerà centinaia di piccole e medie imprese locali improvvisamente integrate in sistemi critici. E mentre il rapporto di Palo Alto elenca minacce sofisticate come la gang russa Fighting Ursa, il gruppo gestito dall’intelligence cinese Salt Typhoon e Muddled Libra – gruppi sponsorizzati da stati o organizzazioni criminali di alto livello – la verità è che non serve un attacco da manuale di spionaggio per paralizzare i Giochi. Basta un ufficio prenotazioni poco formato che clicca su un link di phishing.

Il documento di Unit 42 identifica quattro categorie principali di attaccanti. I gruppi ransomware come Dark Scorpius, in grado di ottenere accesso ed estrarre dati in sole 14 ore. Gli attori statali come Fighting Ursa – già protagonista degli attacchi ai Giochi di Parigi 2024 – che possono infiltrarsi in un sistema e rimanerci per mesi, rubando dati in modo incrementale. I gruppi hacktivisti come Anonymous, che puntano a bloccare siti e servizi per creare instabilità. E infine gruppi come Insidious Taurus e Salt Typhoon, focalizzati sul posizionamento a lungo termine in infrastrutture critiche.

Le tattiche si sovrappongono, ma una emerge sopra tutte: il phishing. Secondo il rapporto Unit 42, il 76% degli attacchi di compromissione email aziendale parte proprio da qui. E con l’intelligenza artificiale, creare email e siti fraudolenti convincenti è diventato facile e scalabile. Prendiamo Muddled Libra, un gruppo che nel 2025 ha estorto decine di milioni in criptovalute. Il loro metodo? Ricerca approfondita sui dipendenti tramite social media, poi chiamano l’help desk – telefonate, non email – spacciandosi per dirigenti. In circa 40 minuti possono passare dall’accesso iniziale al controllo completo dei sistemi aziendali.

Il rapporto di Palo Alto elenca le raccomandazioni standard: visibilità completa dell’infrastruttura, controlli rigorosi sugli accessi, automazione della risposta agli incidenti. Sono misure corrette, ma presuppongono budget dedicati alla sicurezza informatica, team specializzati operativi giorno e notte, infrastrutture modernizzate. La realtà di Milano-Cortina sarà diversa. L’ecosistema includerà centinaia di piccole imprese – hotel, ristoranti, trasporti – improvvisamente integrate in sistemi critici. Molte non hanno mai avuto un responsabile della sicurezza informatica, figuriamoci un piano di emergenza per gli attacchi.

Il paradosso è questo: i leader mondiali citati nel report come bersagli di alto valore sono i più protetti. Il ventre molle è il territorio che ospita l’evento. Un territorio che si troverà in prima linea senza protezione adeguata. La vera sfida non sarà implementare tecnologie di ultima generazione, ma l’alfabetizzazione digitale di base: insegnare a centinaia di piccoli operatori a riconoscere un’email di phishing, a non riutilizzare le stesse password, ad attivare la doppia verifica per l’accesso ai sistemi. Perché mentre gli analisti di Unit 42 tracciano le mosse dei grandi gruppi di hacker statali, da qualche parte in una vallata alpina c’è un vecchio server non aggiornato che aspetta solo di diventare il paziente zero della prossima crisi olimpica.

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