I miracoli del proporzionaleI Paesi Bassi dimostrano che il centrodestra non è obbligato a cedere al populismo

Dopo le elezioni di ottobre, il moderato Rob Jetten guida D66 in una coalizione con i cristiano-democratici e i liberali, formando un governo di minoranza. La strategia dimostra che i conservatori possono collaborare con forze centriste e pragmatiche, senza ricorrere ad alleanze con gli estremisti

AP/Lapresse

A tre mesi dalle elezioni legislative, nei Paesi è stato finalmente raggiunto un accordo di coalizione per formare il governo. Il partito centrista e liberale D66, guidato dal giovane e carismatico Rob Jetten, si allea con Appello Cristiano Democratico (Cda) e il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Vvd), dando vita a un esecutivo di minoranza chiamato a misurarsi quotidianamente con il Parlamento. È un segnale per tutte le democrazie europee: un centrodestra che sia davvero “centro” oltre che “destra” può governare senza cercare sponde nel populismo di estrema destra.

Certo, in questo caso è il quadro politico del Paese rende possibile questa alleanza. I Paesi Bassi hanno un sistema proporzionale quasi puro. Vuol dire che ogni voto conta e la frammentazione è inevitabile. Nessun partito ottiene mai la maggioranza assoluta e la formazione di coalizioni diventa un esercizio di equilibrio delicato. In questo contesto, la politica degli estremisti perde efficacia: i partiti populisti o nazionalisti non possono imporsi senza concedere terreno su principi fondamentali, e ogni misura legislativa deve trovare sostegno in più direzioni.

Le elezioni di ottobre hanno confermato questa dinamica. Il partito D66, europeista e moderato, ha superato di misura il Partito per la Libertà di Geert Wilders, volto noto della destra populista e anti-europeista. La chiave del successo è stata Rob Jetten, trentotto anni, prossimo primo ministro più giovane nella storia del Paese. Ex ministro per l’Ambiente, Jetten ha guidato la campagna elettorale con un messaggio positivo e pragmatico: «Het kan wél» (si può fare), sintetizzava la sua visione di un Paese che affronta le sfide senza cedere alla paura o al populismo. La strategia ha attratto elettori trasversali, inclusi molti delusi dalle sirene populiste di Wilders, e ha permesso a D66 di guadagnare dieci seggi rispetto alle elezioni precedenti, arrivando a pareggiare con il Pvv.

Il profilo di Jetten ha contribuito al fascino della campagna. Energico, comunicativo e a suo agio davanti alle telecamere, ha partecipato a quiz televisivi popolari e si è mostrato in contesti non istituzionali, dal mondo dello sport alle riviste. Questa apertura non è stata solo marketing politico: ha tradotto in pratica l’idea che la politica deve parlare alla cittadinanza senza alienarla. Sul piano programmatico, Jetten ha proposto la costruzione di decine di nuove città per affrontare la crisi abitativa, investimenti nella riduzione dei costi energetici e nella sostenibilità ambientale, e regole più severe per l’accoglienza dei migranti, compresa la richiesta che le domande di asilo siano presentate prima dell’arrivo in Europa. È un messaggio intriso di pragmatismo e coerenza.

Il nuovo governo D66-Cda-Vvd avrà soli sessantasei seggi su centocinquanta alla Camera, dieci in meno della soglia necessaria per la maggioranza. Sarà quindi costretto a cercare sostegno da altri partiti per approvare le singole misure. Non è una condizione anomala nei sistemi proporzionali. Può essere tanto un segno di debolezza dell’esecutivo quanto una dimostrazione di disciplina politica. Il quotidiano olandese De Telegraaf ad esempio spiega che un governo di minoranza funziona se sa negoziare con tutti, senza cedere principi essenziali. Storicamente, governi simili nei Paesi Bassi hanno trovato stabilità attraverso accordi dettagliati e compromessi mirati, dimostrando che la governabilità può nascere dal dialogo e dalla responsabilità, non dalla polarizzazione delle posizioni.

Il modello olandese può essere un esempio interessante anche per altri Paesi europei. Nei contesti dove la destra moderata tende a gravitare verso formazioni populiste, un partito come D66 mostra che è possibile costruire alleanze coerenti e rispettose dei valori liberali senza legittimare l’estremismo.

Non mancheranno le difficoltà pratiche. Ogni misura legislativa richiede attenzione ai numeri e la costruzione di maggioranze ad hoc su temi come il bilancio, l’istruzione, le politiche ambientali o la difesa. E molto spesso fare trovare le giuste sponde in Parlamento sarà impossibile senza compromessi.

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