
La Fifa ha legami commerciali sempre più stretti con il mondo delle scommesse sportive. La settimana scorsa la federazione del calcio mondiale ha firmato un accordo quadriennale con Stats Perform con Stats Perform, gruppo che controlla anche Opta, leader nelle statistiche calcistiche. L’intesa assegna a Stats Perform i diritti esclusivi per la fornitura di dati ufficiali e streaming live destinati alle scommesse su tutte le principali competizioni Fifa, compresi i Mondiali maschili del 2026 e quelli femminili del 2027. I dati verranno prodotti dal team di Opta e distribuiti agli operatori di betting autorizzati.
Otto giorni dopo l’annuncio della partnership, il sito Football Reference (più spesso abbreviato come FBref) ha comunicato che non avrebbe più avuto accesso alle statistiche di Stats Perform. FBref è un portale di statistiche calcistiche gratuite e open-source: senza la banca dati di Opta, il sito resta online ma svuotato della sua funzione principale – si possono consultare solo i dati base, sono spariti tutti i dati sulle statistiche avanzate.
La decisione ha privato FBref del suo archivio storico, togliendo a osservatori, club minori e content creator di ogni tipo una mole enorme di dati che da anni alimentavano analisi e dibattito calcistico. Con la chiusura di fatto del sito, un decennio di statistiche è andato in fumo.
Le due notizie, l’accordo Fifa-Stats Perform e lo svuotamento di FBref, sono strettamente legate. La scelta di ritirare i dati dal sito è stata letta da molti analisti come parte di una strategia di centralizzazione: trasformare statistiche che per anni erano accessibili in un asset esclusivo, pensato soprattutto per il mercato delle scommesse.
È una linea coerente con la Fifa di Gianni Infantino, sempre più orientata a monetizzare dati e contenuti invece che a considerarli un patrimonio condiviso della comunità calcistica. D’altronde, il presidente della Fifa è lo stesso che poco più di un mese fa ha messo in scena un gran circo in mondovisione per consegnare a Donald Trump un premio per la pace: i due conoscono solo il linguaggio transazionale, e tra loro s’intendono a meraviglia.
FBref non era un semplice sito di statistiche. Era un’infrastruttura di conoscenza, uno strumento di analisi accessibile a chiunque. Permetteva di lavorare su mappe di tiro, Expected Goals, passaggi chiave e confronti storici tra campionati diversi. Era la Bibbia di chi studiava calcio per lavoro o per passione. Ricercatori universitari, analisti freelance e club con budget ridotti sono stati privati di uno strumento essenziale per analisi, scouting e studi comparativi tra diverse competizioni. La definizione migliore l’ha data forse Jeff Moore, titolare del canale YouTube “The Pitchside Pub”: «Non hanno solo spento le luci. Hanno bruciato la biblioteca», ha scritto su X, con un linguaggio che ricorda l’oscurantismo di “Fahrenheit 451”, il romanzo distopico di Ray Bradbury.
Online esistono altre piattaforme di statistiche gratuite o a basso costo, come WhoScored, SofaScore o Understat. Offrono dati utili, ma basati su ricostruzioni, stime o aggregazioni, non sull’accesso diretto ai database originali Opta. Per questo non rappresentano una vera alternativa né per la ricerca avanzata e specifica dei club, né per il mercato delle scommesse.
Poi ci sono i fornitori premium (Opta, StatsBomb, Wyscout, Second Spectrum) che raccolgono dati specifici e metriche avanzate. Questi archivi hanno licenze rigide, costi altissimi, quindi anche clienti molto selezionati: nella maggior parte dei casi si tratta di club professionistici di alto livello, federazioni e bookmaker.
FBref si poneva a metà strada tra le due categorie. Grazie alla banca dati Opta, chiunque poteva verificare, confrontare, analizzare e costruire nuove narrazioni tattiche. A perderci più di tutti, infatti, sono analisti freelance che devono compilare report, scouting e contenuti per media minori o agenzie sportive; sono i semi-professionisti che avranno informazioni limitate; sono i club di categorie inferiori e piccolissime federazioni con budget ridotti. Inevitabilmente, è una perdita anche per il giornalismo sportivo basato sui dati, ora dipendente da fonti costose o incomplete. Infine, hanno perso molto tutti gli appassionati e i tifosi che vogliono approfondire la loro conoscenza del gioco. Tra questi, qualcuno ha usato FBref per studiare, fare ricerca e analisi, per produrre contenuti e farsi notare. È il caso di Marco Lai, Head of Analysis del club danese Kolding IF, ex match analyst del Cagliari Under-20. Parlando a Linkiesta, Lai dice: «Su Fbref era molto più facile e veloce ricavare dati utili e penso fosse anche più facile produrre contenuti propri attraverso scraping dei dati. Io stesso lo facevo agli inizi per creare grafici, e in generale è stato di grande importanza per aiutare persone come me a fare il salto da semplice appassionato a membro del settore».
Oggi i professionisti del settore, specialmente ad alti livelli, hanno a disposizione altri strumenti, spesso più sofisticati e più personalizzabili, dice ancora Lai, «ammetto però che ogni tanto mi capitava di usarlo ancora se avevo necessità di ricavare un dato molto rapidamente».
Più di ogni altra cosa, Football Reference è stato uno strumento di distribuzione della conoscenza in ambito calcistico. Permetteva a chiunque di studiare il gioco nel dettaglio, permettendo un salto di qualità nella comprensione di uno sport che può avere diversi livelli di analisi. «Con FBfref, e in generale con le banche dati open-source, è aumentata la conoscenza calcistica generale, perché ha permesso a chiunque di approfondire e contestualizzare determinate cose, oltre che a far capire che la nostra conoscenza basata esclusivamente sull’eye-test (perdipiù magari superficiale e poco allenato) è fallace, e che mentre guardiamo una partita perdiamo tantissimi dettagli che spesso i dati riescono a inquadrare», dice Lai.
La settimana scorsa, il Dipartimento per la cultura, i media e lo sport del Regno Unito ha avviato un’indagine per esaminare la partnership tra Fifa e Stats Perform, per valutare possibili violazioni delle tutele di trasmissione e degli obblighi etici. Per quel che sappiamo ora, la partnership commerciale della Fifa con l’industria del gioco d’azzardo non è necessariamente illecita, probabilmente è da qualche parte in una zona grigia del diritto. Ma di sicuro stona con il codice etico della federazione, che vieta formalmente a giocatori, dirigenti e agenti di prendere parte «direttamente o indirettamente a scommesse, giochi d’azzardo, lotterie o eventi o transazioni simili correlati a partite o competizioni calcistiche».
La monetizzazione dei dati tramite il betting è la nuova realtà della Fifa, ormai votata a spremere ricchezza da qualsiasi cosa. Lo stesso pattern si era visto nella rottura con EA Sports, dovuta a richieste miliardarie alla casa videoludica per i diritti di denominazione del videogioco di calcio più famoso del mondo. E poi, di nuovo nel progressivo spostamento dei dati di tracciamento dei giocatori nell’app privata Fifa Player e nel modello freemium di Fifa+. I dati che un tempo erano accessibili e diffusi ora sono recintati dietro paywall e licenze costose, spesso irraggiungibili per chi non fa parte dell’industria professionale o del mondo delle scommesse.
La Fifa di Infantino non si comporta come un’organizzazione che porta il calcio ovunque, che diffonde conoscenza e cultura del gioco. Si comporta come un’azienda a scopo di lucro, capace di monetizzare ogni statistica, ogni dato, ogni accesso alla cultura calcistica, anche quando questo significa escludere la comunità globale di appassionati, ricercatori e piccoli club.