PicchiatellismiGli uteri indicibili, le commedie confermative, e la resa culturale della sinistra scema

C’è chi davanti a una domanda elementare si impapocchia, terrorizzato dall’idea di non essere dalla parte giusta. Intorno prosperano prodotti pensati per rassicurare chi già annuisce. Nel frattempo gli altri, quelli che non balbettano e non chiedono permesso, avanzano indisturbati

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Con la cura con cui altri mangiano le verdure o vanno a correre, io ogni giorno consumo moltissima roba non breve. Quegli articoli di dieci pagine delle riviste americane, o libri, o film.

Lo faccio perché cerco disperatamente di capire un mondo incomprensibile, certo. Lo faccio perché ho la fortuna di fare quel che mi pare tutto il giorno e leggere e guardare film sono attività più piacevoli che andare a correre, certo. Ma lo faccio anche perché sono convinta che la modalità breve ci stia facendo marcire il cervello, e che presto chiunque sarà in grado di concentrarsi per più di due minuti rappresenterà un’élite biologica.

È quindi con un certo dispiacere che lo ammetto: sono giorni che pensavo a una serie di dettagli che mi hanno fatto capire – per la millesima volta – che dalla parte dei buoni son troppo scemi perché la bontà trionfi, e non riuscivo a mettere a fuoco come occuparmene; è con un certo dispiacere che ammetto che la chiave me l’hanno data due frasette postate su Twitter, o come si chiama ora.

Il pretesto è un video breve, una domanda che un senatore repubblicano, Josh Hawley, ha fatto a una ginecologa, Nisha Verma, che testimoniava davanti alla commissione salute del parlamento americano in un’udienza il cui tema era la pillola abortiva. Il video dura cinque minuti, e la domanda è solo una, una di quelle domande alle quali dieci anni fa chiunque, a destra o a sinistra o sopra o sotto, avrebbe risposto senza esitazioni, e che adesso genera balbettii. La domanda è: gli uomini possono restare incinti? Le risposte balbettanti della dottoressa sono roba tipo «io curo persone con molte identità».

La prima frase che mi ha illuminato su quel che c’è da dire su scene del genere l’ha scritta su Twitter, o come si chiama ora, un politologo americano. Traduco. «Dio, smettetela di farvi umiliare così. Limitatevi a dire che restano incinte le donne. Per favore, questa gente sta instaurando il fascismo e voi non riuscite a dire che a restare incinte sono le donne. Sacrificatevi per la squadra, donne trans. Vi prego».

I più accorti di voi (le persone più accorte, scriverebbero quelli che non si capacitano che l’italiano sia una lingua romanza e cercano disperatamente di evitare maschili e femminili, il che risulta in un uso ossessivo di «persone», che lascia i lettori – le persone che leggono – con l’impressione che ci sia molto bisogno di rimarcare che chi legge non è né animale né pianta), i più accorti, dicevo, si saranno resi conto che quella sulle donne trans è una notazione imprecisa.

La ragione per cui la ginecologa con clientela medio riflessiva benestante (nessuno che non sia benestante può permettersi problemi del genere) non dice che se una resta incinta è donna, la ragione non sono le donne trans: la ragione sono gli uomini trans. Cioè le donne che si sono fatte crescere la barba e chiamare Astolfo e ciononostante sono incinte. Io sospetto che, se una è così malata di mente da prendere dei medicinali acciocché le cresca la barba e nel frattempo farsi mettere incinta, il dibattito pubblico non sia tra i suoi primi cento problemi – ma magari mi sbaglio.

Tuttavia il politologo ha ragione, e non frequento nessuno che non annuisca forte davanti al suo tweet (o come si dice), perché le persone che frequento, diversissime tra loro, sono accomunate da un’identica frustrazione di fronte alla sinistra più stolida di tutti i tempi, così stolida che neanche uno sfrenato ottimismo può far credere che, se domani Donald Trump dichiarasse territorio americano non solo la Groenlandia ma anche la Lombardia, questa sinistra imbecille che non riesce a dire che per la gravidanza serve l’utero e l’utero ce l’hanno le donne riuscirebbe a opporsi.

La bandiera del Texas sventolerà sulla Lombardia più rapidamente di quanto la sinistra di questo secolo riuscirà a impapocchiare una risposta da parte dei residenti della Lombardia: avremo i petrolieri col cappello di J.R. che arrubbano le scodelle di poké ai pubblicitari col risvoltino ai pantaloni prima di venire a capo dell’obiezione che «i residenti» è un’espressione escludente e bisogna invece dire «le persone residenti».

Una delle cose che attendo con più curiosità è il risultato al botteghino di “2 cuori e 2 capanne”, incredibile film in uscita la settimana prossima in cui la cinquantunenne Claudia Pandolfi, che invece di essere in menopausa è impegnata a fare avanti e indietro dalla Spagna buttando i suoi soldi in tentativi di fecondazione assistita, incontra dopo l’ennesimo fallimento clinico Edoardo Leo, col quale finisce a letto in una riproduzione dello schema da cui partiva “Grey’s Anatomy”.

Cioè: proprio come Meredith e Derek, i nostri due vegliardi finiscono a letto senza dirsi mai che lavoro fanno, e il giorno dopo, ma tu guarda che coincidenza pazzeschissima, scoprono di essere lei prof e lui preside nella stessa scuola. Lo so che vi state chiedendo come sia possibile non dirsi che lavoro si fa e di cosa diavolo si parli in tutto il tragitto che conduce al letto, ma v’invito a praticare la sospensione dell’incredulità per il bene dell’analisi dello schema «commedia per pubblico di sinistra nel 2026».

Lui non le dice che lavoro fa ma le dice che ha il conteggio basso degli spermatozoi, e tuttavia lei dopo tre quarti d’ora è già incinta, perché si sa che a cinquantun anni è spesso buona la prima. Ciò rappresenta un problema, perché abbiamo già capito che più diversi i due non potrebbero essere: lei cliché di sinistra e lui cliché di destra.

Come si pitta il cliché di cinquantenne di sinistra nel 2026? Claudia si fa le canne e cena al ristorante eritreo. Come si pitta il cliché di uomo di destra nel 2026? Gli piace il padel. L’unica attività popolare che abbia attecchito nell’ultimo decennio abbiamo deciso che è di destra. Immagino sia accaduto nella stessa sessione in cui s’è stabilito che è discriminatorio dire che se resti incinta sei donna.

Naturalmente lui è infinitamente più simpatico di lei, e quindi t’illudi che succeda come in “Ferie d’agosto”, che ti costringeva a renderti conto che i tuoi sono peggio degli altri. Ma no, perché quei tempi di film non confermativi sono finiti. Massimiliano Bruno – il regista di “2 cuori e 2 capanne” – deve aver deciso che il suo pubblico è quello che a Natale è andato a vedere “Primavera”, quello che ha decretato il successo di due anni fa della Cortellesi, mica quello di quest’anno di Luca Medici, e se c’è una cosa che sappiamo tutti del pubblico di sinistra è che vuole prodotti che gli dicano che è dalla parte giusta. In fondo poi la gente sai che cosa vuole: vuole che il preside stronzo si converta ad Alda Merini.

E quindi le turbe caratteriali di lei sono niente, in confronto all’inaccettabile sopruso per cui il padre di lui si aspetta che il bambino si chiami come lui. E quindi l’orrido preside si farà licenziare pur di togliere i finanziamenti al campo di padel e darli allo sportello per la salute mentale che vogliono le studentesse che hanno imparato la vita e la letteratura su Instagram. E vivranno felici, contenti, immagino mantenuti da lei visto che lui s’è fatto licenziare, e sventolanti bandiere della pace alle manifestazioni.

Direte vabbè, ma è una commedia italiana, mica una roba per intellettuali. Ma ormai è tutto così: l’altroieri il Financial Times titolava «Come dovresti parlare con qualcuno con cui non sei d’accordo?», come quello ipotizzato non fosse l’unico tipo di conversazione che non ci faccia morire di noia, ma un’eventualità esotica, un Chatwin tra gli indigeni, un’eccezione non confermativa.

Il trucco, dice l’articolista riferendosi a una ricerca fatta dalle università di Stanford e di Toronto, è non concentrarsi su ciò che sostieni ma su ciò cui ti opponi. Traslato agli esempi che facevo prima: non stai dicendo che gli uomini possono partorire, stai dicendo che è un inaccettabile sopruso che tuo suocero si aspetti che il nipote prenda il suo nome. A quel punto l’interlocutore sarà più propenso a starti a sentire. Ma certo. Cosa potrà mai andar storto.

Quindi, non sostengo l’ascesa degli scemi che hanno più elementi a me affini sebbene non in grado di dire che a restare incinte sono le donne; mi oppongo all’ascesa (peraltro già bella che consolidata) degli altri scemi, quelli che mandano in giro tizi mascherati a – nella migliore delle ipotesi – malmenare e incarcerare passanti; e nella peggiore a sparargli in faccia, ai passanti. L’altro giorno Joe Rogan, non esattamente uno che abbia pregiudizi ideologici verso Trump, ha sbuffato «ma cosa siamo diventati, mandiamo in giro la Gestapo a chiedere i documenti?».

Vi avevo detto che le frasette che mi avevano illuminata erano due. Anche l’altra viene da Twitter, o come si chiama ora. È a commento di quello stesso video, l’ha scritta un editorialista. Fa così. «1) Gli uomini possono restare incinti? 2) Trump ha vinto le elezioni nel 2020? Ci sono qualcosa come otto persone in tutta Washington che sanno rispondere correttamente a entrambe le domande». Forse ha ragione il Financial Times, forse tutto quel che ci resta è definirci a mezzo obiezione: decidi, caro elettore, quale dei due picchiatellismi ti pare meno grave. Come premio alla tua decisione, otterrai non una democrazia illuminata, ma un male minore: se ti pare poco.

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