Polemiche a orologeriaLa chiusura delle indagini su Almasri, e le inevitabili lamentele della destra

Il governo parla di di «tempistica inquietante» perché sarebbe troppo vicino al voto del referendum. Secondo la maggioranza, infatti, i magistrati avrebbero dovuto restarsene senza far nulla per quasi un mese

Lapresse

L’avviso di chiusura indagini arrivato ieri sul caso Almasri, che vede indagata la capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, ha fatto parlare il governo e l’intero centrodestra di «tempistica inquietante», «coincidenza che merita più di una riflessione», «tempismo quanto mai atteso». Il riferimento ovviamente è al referendum del 22 e 23 marzo.

Ma se è sospetto che le indagini siano state chiuse quando al voto mancano più di venti giorni, figuriamoci quanto lo sarebbe stato quindici, cinque o magari due giorni prima. In poche parole, per non alimentare simili timori, i magistrati avrebbero dovuto restarsene senza far nulla per quasi un mese (e poi dicono che i tempi della giustizia sono troppo lunghi).

Ma pure nel caso in cui la notizia fosse arrivata all’indomani dell’eventuale vittoria del No, siamo proprio sicuri che non sarebbe apparsa come la conferma dello strapotere dei magistrati appena consacrato dalle urne? E all’indomani dell’eventuale vittoria del Sì, a maggior ragione, come la vendetta degli sconfitti e la chiamata alle armi delle correnti decise a resistere a ogni costo?

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