La guerra dei chatbotAl voto di midterm la vera sfida sarà tra i partiti di Anthropic e OpenAI

Le aziende dell'intelligenza artificiale si dividono tra chi vuole più controlli e sicurezza e chi spinge per la deregulation: finanziano candidati che sostengano la loro posizione sia tra i dem che tra i repubblicani, ma la Casa Bianca ha già scelto con chi stare

Foto di Igor Omilaev per Unsplash

Alle elezioni di midterm negli Stati Uniti saranno due i partiti a sfidarsi e non stiamo parlando di repubblicani e democratici. A scendere in campo saranno il partito di Anthropic e quello di OpenAI: in gioco c’è il futuro dell’intelligenza artificiale, sempre più connesso a quello del gruppo di potere e di interessi che sostiene l’amministrazione Trump. O meglio, la direzione da imprimere ai modelli di intelligenza artificiale che ormai tutti chiamano superintelligente, tanto sono veloci (e sconvolgenti) i progressi fatti nei laboratori di San Francisco. 

La contesa tra le due società ha radici profonde. Anthropic viene fondata nel 2021 proprio da un gruppo di ex ricercatori, guidati da Dario Amodei, fuoriusciti da OpenAI per ragioni etiche, già al tempo timorosi dei pericoli che l’intelligenza artificiale avrebbe posto in materia di sicurezza e in disaccordo con la scelta dell’ad Sam Altman di accettare finanziamenti da Microsoft. 

La sfida industriale tra le due aziende si è fatta sempre più decisa e con essa sono giunte all’acme le divergenze su come sviluppare la tecnologia potenzialmente più trasformativa della storia dell’uomo, fino a divenire cruciali anche nel dibattito politico. L’attività di lobbying è in pieno svolgimento a colpi di finanziamenti elettorali più o meno travestiti da semplici donazioni e la clamorosa decisione che l’irascibile ministro della guerra Pete Hegseth potrebbe prendere in queste ore – interrompere ogni rapporto commerciale con Anthropic – ha molto a che fare (come vedremo) con tutto questo. 

Anthropic la scorsa settimana ha reso evidenti le proprie intenzioni e ha annunciato una donazione di venti milioni di dollari al super Pac bipartisan Public First Action: poca cosa per un’azienda che nell’ultimo anno ha fatturato quattordici miliardi, ma dall’enorme importanza politica. I super Pac sono dei comitati di azione (Political Action Committee) che possono raccogliere e spendere somme di denaro senza alcun limite per sostenere dei candidati o addirittura per avversare i concorrenti, a condizione che non vi siano rapporti diretti con le loro campagne elettorali. 

I soldi stanziati dalla startup californiana serviranno a sostenere dai trenta ai cinquanta candidati di entrambi gli schieramenti che come Public First Action sono schierati per una rigorosa regolamentazione dell’intelligenza artificiale e in difesa dell’autonomia dei singoli Stati americani nel legiferare rispetto all’amministrazione centrale. 

«Le decisioni politiche in materia di IA che prenderemo nei prossimi anni influenzeranno quasi ogni aspetto della vita pubblica, dal mercato del lavoro alla protezione dei minori online, alla sicurezza nazionale e all’equilibrio di potere tra le nazioni. In circostanze come queste, abbiamo bisogno di buone politiche (…) Non vogliamo restare in disparte mentre queste politiche vengono prese», ha argomentato Anthropic, annunciando il finanziamento.

OpenAI poche ore dopo si è affidata a Chris Lehane, suo vicepresidente per le politiche globali e navigato consulente politico, per comunicare che non avrebbe intrapreso «azioni simili nel prossimo futuro», ma tralasciando che a farlo sono da tempo diversi suoi dirigenti e venture capitalist. 

Il co-fondatore e presidente Greg Brockman l’anno scorso ha donato venticinque milioni di dollari, e altrettanti ne ha promessi per il 2026, a Leading the Future, un altro super Pac che invece sostiene la piena deregulation, nella convinzione che lacci e lacciuoli rischiano di azzoppare l’America nella sfida tecnologica alla Cina. Brockman e la moglie Anna lo scorso settembre hanno foraggiato con una somma simile (venticinque milioni) anche il super Pac che sostiene il movimento Maga, ma più in generale vari investitori vicini a OpenAI, come il portabandiera dei tecno-ottimisti Marc Andreessen, hanno riversato almeno centoventicinque milioni di dollari nelle casse di Leading the Future. Il super Pac sostenuto da Brockman & C. ha già speso un milione di dollari contro Alex Bores, ex dipendente di Palantir passato nelle fila degli scettici sull’IA, candidato al Congresso a New York, e si prepara a usarne molti di più per sostenere la corsa a governatore della Florida del trumpiano Byron Donalds, fautore della deregulation totale.

«L’IA viene già sfruttata per automatizzare gli attacchi informatici; in futuro potrebbe contribuire alla produzione di armi pericolose» si legge nel comunicato con cui Anthropic ha reso noto il finanziamento. Ecco perché, quando lo scorso weekend è trapelata la notizia che il Pentagono aveva usato Claude, il modello linguistico di Anthropic, non solo nella pianificazione ma anche nell’esecuzione del raid che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, tutto è apparso un po’ più chiaro.

Nonostante Anthropic sia nata da una costola di OpenAI, in poco tempo ha finito per superarla in vari aspetti.

ChatGPT ha sviluppato funzionalità consumer per rivolgersi a una platea vasta e variegata, ma nel frattempo il team che avrebbe dovuto vigilare «sull’allineamento alla missione aziendale» è stato sciolto e l’ultimo modello per il coding, appena presentato, è il primo ad aver acquisito la capacità di automatizzare «la scoperta e lo sfruttamento di vulnerabilità operativamente rilevanti». Claude, invece, è stato orientato verso la gestione di carichi di lavoro complessi, facendosi preferire dalle aziende ma con una maniacale attenzione alla sicurezza dei dati, fedele al mantra che aveva ispirato la nascita di Anthropic. 

Claude, però, è l’unico modello di intelligenza artificiale oggi ammesso nei sistemi classificati dell’esercito, i concorrenti sono tutti indietro e quando il Segretario della Guerra Pete Heghseth ha ricevuto le rimostranze per averlo usato al di fuori delle policy aziendali, anzi in un’operazione militare con ottantatré vittime, non ha trovato di meglio che reagire in piena postura Maga: o Claude sarà disponibile per «tutti gli usi legittimi», oppure il contratto da duecento milioni che dalla scorsa estate lega Anthropic al governo statunitense verrà stracciato e l’azienda considerata un «rischio per la catena di approvvigionamento». Con la conseguenza che chiunque voglia lavorare con il Pentagono dovrà interrompere i rapporti con l’azienda.

«Faremo in modo che paghino il prezzo per averci forzato la mano in questo modo», ha voluto far sapere tramite Axios un alto funzionario rimasto anonimo, forte anche del fatto che OpenAI, Google e xAI avrebbero già accettato di rimuovere ogni restrizione. Una minaccia che per Anthropic è anche un bivio esistenziale.

I contrasti con l’amministrazione Trump non sono nati con il caso Maduro, già in passato David Sacks, lo “zar” dell’IA e delle criptovalute della Casa Bianca, aveva bollato l’azienda come “di sinistra” e impegnata a perpetuare «il vecchio programma di Biden sull’intelligenza artificiale». Di contro, gli sviluppatori di Claude si sono mostrati subito disponibili ad allentare le condizioni, ma senza derogare su due punti: no all’impiego del loro agente nella sorveglianza di massa e nelle armi autonome, cioè i droni senza intervento umano e i robot da combattimento. 

Il ceo Dario Amodei è conosciuto per il suo pragmatismo, sa che Anthropic è in piena espansione, ha raddoppiato il suo valore in sei mesi, eppure ha ancora bisogno di investimenti miliardari per tenere testa ai concorrenti. Al tempo stesso, non manca occasione di mostrare le proprie preoccupazioni, convinto che l’intelligenza artificiale sia ancora nella sua fase adolescenziale. «I sistemi di IA sono imprevedibili e difficili da controllare – ha detto Amodei nei giorni scorsi -: abbiamo visto comportamenti diversi come ossessione, servilismo, pigrizia, inganno, ricatto. Non sappiamo se i modelli siano coscienti. Non siamo nemmeno sicuri di sapere cosa significherebbe per un modello essere cosciente o se un modello possa essere cosciente».

Ed è difficile contraddirlo quando è già sotto gli occhi di tutti un’intelligenza artificiale capace di recitare, cantare, suonare, creare, meglio di qualsiasi umano. Nella delicata controversia sul porre limiti, un ruolo decisivo può giocare l’opinione pubblica: secondo i sondaggi di Quinnipiac per il 69% degli americani il governo non sta facendo abbastanza per regolamentare l’intelligenza artificiale, mentre Gallup a settembre aveva trovato otto americani su dieci favorevoli a maggiori controlli, anche a costo di rallentare lo sviluppo.

Ecco perché i finanziamenti ai super Pac sono un manifesto politico e le elezioni di midterm una tappa decisiva.

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