L’incoscienza, l’allegriaSu Vannacci e referendum, il Partito democratico rischia di esultare troppo presto

La crisi nella Lega e alcuni sondaggi sul No in netta risalita hanno dato una certa euforia al Nazareno. Ma se il Pd si lascia andare a scorciatoie propagandistiche, come la forzatura sul voto di CasaPound, finisce per replicare i vizi della destra

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Niente intesa bipartisan contro la violenza. Un’altra prova mediocre fornita dalla politica, per colpa un po’ di tutti. Di una destra che sfrutta qualunque situazione per sparare sull’opposizione e del campo largo che non aspetta altro che coccolarsi nella sua alterità: e tanti saluti alla solidarietà alle forze dell’ordine, che avrebbe potuto essere espressa unitariamente da tutto il Parlamento. Un’occasione persa. Ormai è così. A un mese e mezzo dal referendum non c’è un millimetro di spazio per gesti nazionali, ammesso che questi partiti conservino ancora un briciolo di tensione unitaria su problemi come quello della violenza.

Al Senato è vero che Matteo Piantedosi ha fatto un comizio, esacerbando i toni, e forse in questo si sente l’odore della ferita inferta da Roberto Vannacci. La bandiera del governo è diventata quella del fermo preventivo, ma deve convincere il Quirinale che costituzionalmente è tutto a posto e, in questo senso, il colloquio tra Sergio Mattarella e Alfredo Mantovano non è stato risolutivo.

Nel day after della separazione del generalone, la destra ha dato, almeno ieri, l’impressione di non volersi fare scavalcare dallo scissionista della X Mas: più il braccio teso – che la mano tesa – di Giorgia Meloni. Quella della presidente del Consiglio era una finta.

Dopodiché il campo largo si è ben guardato da qualsivoglia iniziativa nei confronti della maggioranza, producendo una scontata risoluzione firmata da Pd, M5s, Italia Viva e Avs, proprio quella Avs in qualche modo invischiata in un rapporto fin troppo indulgente con Askatasuna. Ma il Partito democratico fa finta di niente, su questa come su cento altre contraddizioni, in omaggio alla testardaggine della segretaria del partito.

E c’è da osservare che, in queste ore, mentre la destra s’angoscia per il caso-Vannacci, il Nazareno appare euforico almeno per due ragioni. La prima deriva appunto dall’autogol della destra, con la Lega che esplode e FdI preoccupatissima per questo fatto nuovo, che potrebbe produrre seri scombussolamenti sul piano elettorale. Il secondo motivo di euforia viene da alcuni sondaggi che danno il No ormai vicino al Sì. Il che sta eccitando gli animi, anche troppo: chi l’ha detto che queste rilevazioni corrispondono alla situazione reale? È un entusiasmo che rischia di diventare imprudenza.

Il famigerato video del Pd, che evidenzia come CasaPound voterà Sì, è un esempio plastico di come il successo (sperato) possa dare alla testa: una scorciatoia propagandistica che scivola nel sottinteso tossico, suggerendo che chi vota Sì sia assimilabile a un fascista. Una pagina tra le peggiori della propaganda della sinistra, infatti criticata anche all’interno del partito.

Non a caso Pina Picierno ha parlato di una campagna che ricalca, a rovescio, i toni e lo stile di Fratelli d’Italia: la stessa logica binaria per cui chi vota No viene dipinto come complice dei violenti. È la politica dello specchio deformante, dove ciascuno accusa l’altro di ciò che poi finisce per praticare. Ma il Pd è un po’ così: passa in un attimo dalla depressione all’euforia. Calma, ragazzi.

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