
«Siamo molto simili. Entrambi abbiamo una dipendenza dal sesso. È l’unico che abbia mai incontrato più ossessionato dalla passera di me. Abbiamo condiviso le stesse donne. Dai racconti che mi hanno fatto, in camera da letto è il più pervertito degli animali. Gli piace fare roba che sembra troppo perversa persino a me, e io sono il re delle perversioni». L’avrebbe detto Jeffrey Epstein, nel 2007, parlando di Andrea già di York, fratello del re d’Inghilterra e dal re spogliato del suo titolo l’ottobre scorso, e arrestato giovedì 19 febbraio, nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno.
Arrestato per misconduct in public office, praticamente abuso d’ufficio, che probabilmente è l’unico modo in cui sono riusciti a incastrarlo dopo che era diventato inaccettabile lasciare impunito il più caro amico (e l’unico più maniaco sessuale di lui) di Jeffrey Epstein. Andrew Mountbatten-Windsor, l’Al Capone arrestato per evasione fiscale di questo secolo.
(Poiché sono inglesi, al mattino la prima notizia sul Times riportava il comunicato senza nomi del commissariato della valle del Tamigi: «Abbiamo arrestato oggi un uomo tra i sessanta e i settanta, e stiamo effettuando perquisizioni presso indirizzi in Berkshire e nel Norfolk. L’uomo è al momento trattenuto dalla polizia»).
La frase di Epstein era in un irresistibile libro pettegolo uscito l’estate scorsa, “Entitled: The rise and fall of the house of York”, nel quale il personaggio più interessante è di grandissima lunga Sarah Ferguson, ma anche di Randy Andy si raccontano alcune cose mica male.
(Randy Andy è il nomignolo che da sempre, da quando negli anni Ottanta ne leggevamo sui rotocalchi, ha accompagnato il principe Andrea. Significa, se avete fatto francese alle medie, “Andrea l’arrapato”, ed è quel che intendono quelli che dicono che i dossier su Epstein confermano cose che sapevamo già. Così come l’aneddotica prelude alla statistica, i pettegolezzi arrivano prima dei dossier dell’Fbi).
Le mie righe preferite di “Entitled” sono quelle in cui si riferisce di uno dei numerosi viaggi di Andrea Mountbatten-Windsor all’estero, viaggi nei quali l’ex principe pare dovesse incontrare uomini d’affari inglesi per giustificare le trasferte e farle sembrare viaggi in cui si prendeva cura dei sudditi e degli interessi inglesi all’estero, e in realtà sembra passasse il tempo a giocare a golf (un giorno avremo notizia d’un pirla che non sia anche patito di golf, ma neanche oggi è quel giorno; tengo a precisare che però molti patiti di golf sono intellettualmente adeguati e non maniaci sessuali, e che ho molti amici giocatori di golf).
Gli ambasciatori lo invitavano pensando che un componente della famiglia reale avrebbe fatto colpo sulle industrie locali e avrebbe favorito collaborazioni e scambi, e lui sembra non fosse granché interessato a ottemperare a questo suo ruolo, ma soprattutto, e qui arrivano le mie righe preferite, pare che il suo entourage avesse chiare le priorità di Randy Andy: «Gli piacciono bionde». Il console, riporta Andrew Lownie in “Entitled”, avrebbe risposto: «Sono un diplomatico, non un pappone».
Poi c’è tutto il resto: lui e un figlio di un principe del Bahrain che si scambiano mignotte da una stanza all’altra dell’albergo in cui entrambi dormono a Bangkok, «come gesto amichevole»; il corrispondente dalla Thailandia della Reuters che parla di più di dieci ragazze al giorno che vengono fatte arrivare nella camera di Andrea; e naturalmente il trauma infantile che non può mancare in una biografia di questo secolo.
Andrea sarebbe diventato un maniaco sessuale per colpa del suo aver perso la verginità a undici anni, quando il padre di un amichetto fece arrivare in una stanza d’albergo londinese due prostitute per i bambini. Lownie non ci spiega come il figlio della regina potesse essere in un albergo con delle prostitute a undici anni, né come mai gli uomini di intere generazioni per cui è stato normale perdere la verginità da minorenni con prostitute o con le cameriere dei genitori non siano compattamente divenuti maniaci incontrollabili.
Per l’Inghilterra l’arresto di uno che fino a un attimo fa era nella successione ereditaria al trono sarebbe comunque un affare enorme; a renderla una questione mondiale è l’attenzione per i dossier Epstein, che sono l’intersezione di diversi insiemi. C’è la possibilità di farci i fatti dei famosi (uh, guardali, questi ricchi che si scrivono messaggi che noi non dovremmo poter leggere, e invece); c’è l’ammontare di materiale che rende tutto possibile (nessuno ha tempo di leggere milioni di email, e quindi ci sono mille narrazioni diverse, quelle di chi si concentra su Naomi Campbell che invita Epstein al suo compleanno così come quelle di chi esagera in mostruosità, con la certezza che nessuno avrà l’acribia e la pazienza di smentire che sull’isola di Epstein si cucinassero bambini al forno); e c’è quel friccico che c’è sempre quando alle vicende di potere e denaro s’intersecano vicende di sesso.
Nel momento in cui scrivo, all’ora di pranzo di giovedì, la Bbc è ovviamente in diretta pur non disponendo di praticamente niente di definitivo: il filmato ossessivamente mandato è quello delle nuche di quattro tizi che stanno guardando nel bagagliaio d’una macchina fuori da casa di Andrew. Non esattamente una sequenza d’inseguimento di “Mission: Impossible”.
Pare che la perquisizione si svolga presso la residenza in Berkshire dalla quale Andrew se n’era andato il 3 febbraio, ma nella quale restavano ancora le sue cose, e non a Marsh Farm, dove il reietto si doveva ritirare dopo che gli hanno tolto il titolo, ma c’era ancora una ristrutturazione in corso. Il Mirror era andato a vedere la settimana scorsa, definendo Marsh Farm «relativamente modesta»: solo cinque camere da letto! (È comunque una proprietà di quel suo fratello che fa il re, perché mentre aspetto che ti arrestino non ti umilio mandandoti in affitto in un bilocale che hai trovato negli annunci immobiliari).
La povera Bbc non ha niente da trasmettere però ogni tanto, in questa versione inglese della Maratona Mentana in cui devono riempire il tempo non essendoci granché di televisivo, ci ricordano dettagli deliziosi, per esempio che a dover formulare l’incriminazione di Andrew Mountbatten-Windsor è un’istituzione che si chiama Crown Prosecution Service, cioè i pubblici ministeri che ti perseguono in nome e per conto della monarchia, mica del governo.
A mezzogiorno e cinque, ora di Londra, il fratello dell’arrestato, che incidentalmente è il re d’Inghilterra, invia un comunicato in cui dice che la legge deve fare il suo corso, e che mentre le autorità preposte a farlo indagano e procedono non è opportuno che lui commenti ulteriormente. Ed è qui che mi pare ci sia la risposta a tutti quelli che si chiedono a cosa serva avere la monarchia, oltre che per il turismo di quelli che vanno a vedere il cambio della guardia a Buckingham Palace: serve a mettere in imbarazzo noialtri che crediamo nei meccanismi democratici, negli eletti dal popolo, nella rappresentanza e non nell’ereditarietà.
Poi però Carlo, che tutta la vita ha fatto l’erede di Elisabetta, è più rapido a liberarsi degli impresentabili di quanto siano i laburisti, che si sono tenuti ben caro Peter Mandelson fino a un quarto d’ora fa, nonostante l’abuso d’ufficio di uno che comunicava in anteprima a Epstein le politiche fiscali del governo, in modo che quello potesse diventare ancora più fantastiliardario e far avere due spicci pure a lui e al marito osteopata, fosse ben più evidente degli abusi di potere eventuali del fratello del re. Che la monarchia abbia più anticorpi della democrazia è abbastanza scocciante, visto da un secolo che pensava di poter fare a meno dei poteri ereditari.