
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è entrata nel suo terzo giorno con un’estensione geografica e militare che coinvolge ormai più fronti regionali. Dopo l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, avvenuta sabato in un’operazione congiunta statunitense e israeliana, il conflitto si è rapidamente trasformato in uno scontro diretto tra Teheran e l’asse Washington–Gerusalemme, con ripercussioni in Libano e nel Golfo Persico.
Nella notte tra domenica e lunedì Israele ha avviato bombardamenti su diverse città libanesi, inclusa Beirut, colpendo in particolare il quartiere meridionale di Dahieh, roccaforte di Hezbollah. È la prima volta dall’inizio delle ostilità che il fronte si estende formalmente al Libano, interrompendo una tregua fragile che durava da circa un anno.
Secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi hanno causato almeno trentuno morti e centoquarantanove feriti. L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di circa cinquanta località nel sud e nell’est del Libano, invitando i civili ad allontanarsi di almeno un chilometro dalle aree considerate obiettivi militari.
Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha rivendicato l’avvio delle ostilità contro Israele dichiarando di agire per vendicare la morte di Khamenei.
Secondo il The New York Times, nelle prime quarantotto ore di guerra gli Stati Uniti e Israele hanno colpito oltre duemila obiettivi in Iran, inclusi lanciatori di missili balistici, sistemi di difesa aerea, centri di comando governativi e il quartier generale dei Guardiani della Rivoluzione. Le forze statunitensi avrebbero inoltre preso di mira il programma missilistico iraniano e colpito unità della marina, affondando almeno una nave da guerra.
L’Iran ha risposto con centinaia di missili e droni contro Israele e contro installazioni statunitensi nel Golfo. Un missile balistico ha ferito tre persone a Gerusalemme. Almeno nove persone sono morte in un attacco nell’area centrale di Israele, l’evento con il maggior numero di vittime dall’inizio della guerra.
Il New York Times riferisce che almeno sei basi militari statunitensi in Bahrain, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Kuwait sono state colpite tra sabato e domenica. Un attacco a Camp Arifjan, in Kuwait, ha ucciso tre soldati americani e ferito gravemente altri cinque. È il primo bilancio ufficiale di vittime statunitensi nel conflitto.
In Bahrain sono risuonate sirene antiaeree. Secondo il quotidiano americano, droni iraniani hanno colpito anche obiettivi civili come hotel e aeroporti internazionali, causando morti negli Emirati, in Kuwait e in Bahrain.
Transizione politica in Iran
Dopo la morte di Khamenei, in Iran si è insediato un triumvirato ad interim composto dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo del sistema giudiziario Gholam Hossein Mohseni Eje’i e dal religioso Alireza Arafi. Il potere di nominare la nuova Guida Suprema spetta all’Assemblea degli Esperti.
Parallelamente, Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha annunciato la formazione di un comitato provvisorio di governo. Larijani ha dichiarato pubblicamente che l’Iran «non negozierà con gli Stati Uniti», smentendo indiscrezioni su possibili contatti mediati dall’Oman. Il New York Times riporta che il presidente Donald Trump avrebbe affermato di essere disposto a parlare con la nuova leadership iraniana, pur prevedendo che la campagna militare possa durare «quattro o cinque settimane».
All’interno del Paese, i Guardiani della Rivoluzione – i Pasdaran – hanno inviato messaggi ai cittadini intimando di non scendere in piazza: qualsiasi protesta sarà considerata collaborazione con il nemico.
Il giornalista di Abc Jonathan Karl ha pubblicato su X un’informazione proveniente direttamente da Trump sulla successione del potere in Iran. Il presidente americano gli avrebbe detto che erano stati individuati dei possibili candidati per prendere il controllo del Paese, ma sono stati uccisi durante gli attacchi. «L’attacco ha avuto così tanto successo che ha eliminato la maggior parte dei candidati. Non sarà nessuno di quelli a cui avevamo pensato, perché sono tutti morti. Il secondo o il terzo posto candidato possibile sono morti». Dalle stesse parole di Trump non sembrerebbe un risultato di successo, quanto piuttosto uno scenario problematico creato dagli stessi attacchi statunitensi.
Reazioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito
Negli Stati Uniti la decisione di Trump ha aperto un confronto politico. I vertici repubblicani al Congresso hanno sostenuto l’operazione. Tra i Democratici prevalgono le critiche, concentrate sull’assenza di un’autorizzazione parlamentare preventiva. Alcuni esponenti, tuttavia, hanno difeso la scelta presidenziale.
Nel Regno Unito il primo ministro Keir Starmer ha autorizzato l’uso di basi britanniche per operazioni statunitensi, con la condizione che siano impiegate esclusivamente contro arsenali e postazioni missilistiche iraniane.
Impatto strategico ed economico
Il conflitto ha già prodotto effetti sul traffico marittimo. Secondo quanto riportato dal New York Times, la navigazione nello Stretto di Hormuz – snodo per circa un quinto del petrolio mondiale – è stata sospesa da diverse compagnie. Il gruppo Maersk ha annunciato la sospensione di alcune rotte nel Mar Rosso.
L’assenza di un obiettivo politico dichiarato sul futuro assetto dell’Iran, unita all’estensione del conflitto al Libano e al Golfo, rende incerta la durata della guerra. Le dichiarazioni delle parti indicano una prosecuzione delle operazioni per giorni o settimane, con il rischio di un’ulteriore destabilizzazione regionale.