Impatto basso e cervello finoL’Italia domina tra i Top 50 Farmers 2026

Il collettivo che annuncia gli agricoltori rigenerativi emergenti in Europa ha pubblicato la lista dei cinquanta pionieri che, in modo innovativo e sostenibile, si prendono cura della terra producendo cibo. Tra i selezionati, distribuiti in venti Paesi europei, gli agricoltori italiani in lista quest’anno sono sette

©Jordan Gonzalez for Unsplash

Se la ristorazione di Copenaghen trema e le vibrazioni hanno raggiunto tutto il mondo, può andare molto meglio con il mondo agricolo. L’annuncio dei Top 50 Farmers, nella capitale danese, inizia a diventare un rito atteso dagli imprenditori agricoli europei. L’evento è nato per valorizzare il lavoro degli agricoltori che producono cibo lasciando un’impronta positiva sul terreno, creando un sistema capace di fare rete tra coltivatori pionieristici di tutta Europa, e che hanno come obiettivo non solo la produzione alimentare, ma la difesa del suolo e delle comunità. L’iniziativa, promossa da Foodprint Nordic e sostenuta da Astanor, ha selezionato cinquanta profili europei capaci di dimostrare che un altro modo di produrre cibo – redditizio, etico e vitale – è possibile. I pilastri su cui si basa il progetto sono principalmente tre: cambio della narrazione, ovvero riuscire a rendere l’agricoltore una figura di riferimento (al pari di chef o personaggi sportivi); rafforzare la resilienza degli agricoltori, fornendo strumenti e risorse per aiutarli a essere sostenibili; infine, creare opportunità di ecosistema in espansione, cioè aiutare ad avvicinare gli agricoltori ai tavoli delle decisioni, spesso troppo lontani (geograficamente e concettualmente) dalle campagne.

Dopo l’edizione dello scorso anno (ne abbiamo scritto qui), dove erano emersi cinque agricoltori italiani, quella 2026 vede l’Italia, insieme a Spagna e Regno Unito, tra i Paesi con il maggiori numero di realtà emergenti, presentandosi con una delegazione di altissimo profilo: sette pionieri che rappresentano la diversità dei nostri territori, dalle vette piemontesi alle colline cilentane, passando per il cuore della Toscana e dell’Umbria. Ecco chi sono e perché le loro aziende sono i modelli da seguire.

Gianni Lo Franco, Fattoria La Vialla
Una realtà che non ha bisogno di presentazioni per gli amanti del biodinamico. Nel territorio di Arezzo i fratelli Lo Franco, Antonio, Bandino, Gianni, gestiscono un’azienda che ha 45 anni e oltre 1.600 ettari con una missione: la filiera chiusa totale. Un progetto nato per recuperare terre abbandonate attraverso la coltivazione in biologico, poi diventata biodinamica che vuole tendere al sintropico.

L’azienda, certificata Demeter, produce vino, olio, cereali e trasformati venduti direttamente in tutto il mondo. La Vialla è un esempio di come l’agricoltura rigenerativa possa scalare. Attraverso il compostaggio di massa, il recupero delle acque e un’impronta carbonica ampiamente negativa, i Lo Franco dimostrano che la sostenibilità non è una nicchia, ma una realtà industriale possibile.

Marta Galimberti, Cascina Bagaggera
Nel cuore del Parco di Montevecchia (LC), Marta coordina un progetto, quello di Cascina Bagaggera, dove l’agricoltura della Brianza si fonde con l’inclusione sociale e la tutela del paesaggio. Un sistema misto di 25 ettari con capre, maiali bradi, foraggi e un orto diversificato. L’uso del pascolo turnato e della permacultura applicata permette di mantenere la fertilità del suolo senza input chimici, trasformando la presenza animale in uno strumento di rigenerazione invece che di impatto ambientale. Oltre trent’anni di lavoro che non è solo progetto agricolo, ma anche luogo sociale con progetti come l’agri-nido.

Edmondo Soffritti, Società Agricola La Petrosa
Custode della biodiversità cilentana, Edmondo ha trasformato l’azienda di famigla  in un hub di economia circolare. Sessanta ettari dedicati ai grani tradizionali, all’olio, fatto da 1.700 ulivi ,e poi il frutteto con quattrocento alberi e un piccolo allevamento di vacche e capre, oltre l’ospitalità rurale. Il suo focus è il carbon farming. Utilizzando scarti legnosi e biomasse aziendali per produrre compost di qualità, Edmondo restituisce vitalità ai suoli, rendendoli capaci di trattenere acqua anche durante le siccità estive del Sud.

Mania Castelli, Azienda Agricola Torre alle Tolfe
Sulle colline senesi, Mania Castelli guida una tenuta storica verso un futuro agroecologico estremo. Cento ettari, di cui diciassette a oliveti di varietà autoctone toscane, tredici a vigneti di Sangiovese e venti di seminativi. La rimanente parte di cinquanta ettari a boschi cedui. Qui la rigenerazione passa per la gestione del sottosuolo del vigneto. Sovesci multi-specie e inerbimento totale proteggono dall’erosione e nutrono i lieviti naturali che poi permettono fermentazioni spontanee in cantina, garantendo vini di una profondità territoriale unica.

Federico Chierico, Il Chioso
L’anima scientifica e progettuale della permacultura piemontese. Quello di Federico è un laboratorio a cielo aperto focalizzato sull’agroforestazione e il keyline design (la tecnica di progettazione paesaggistica e agricola rigenerativa sviluppata negli anni Quaranta). La creazione di sistemi silvopastorali, che integrano alberi e animali per massimizzare la fotosintesi e la ritenzione idrica, realizzando ecosistemi resilienti alle bombe d’acqua e alle gelate tardive, si presenta come una tecnica innovativa e sostenibile di gestione agricola. Questo progetto, partito nel 2024, vuole crescere e amplificare la possibilità di produrre cibo migliore senza impatto sulla terra, per farlo ha avviato un progetto di crowdfunding per sostenere lo sviluppo.

Chiara Orlandini, Theriaké
In Salento, Chiara Orlandini porta un approccio quasi filosofico e officinale all’agricoltura rigenerativa. Theriaké – che significa antidoto alle malattie – è specializzata nella coltivazione di erbe aromatiche, piante officinali e grani antichi. La sua Agricoltura del Benessere mira a produrre piante con una densità di principi attivi superiore. Attraverso la cura meticolosa della biodiversità selvatica tra i campi coltivati, Chiara dimostra che un suolo ricco di funghi e microrganismi produce cibo (e medicine naturali) qualitativamente superiore. Un progetto partito circa tre anni fa, con tecniche colturali come il giardino a spirale. A differenza di altri pionieri, Chiara non è un’agricoltrice professionista, ma si è avvicinata alla terra imparando attraverso l’ascolto, scegliendo la cura della terra per guarire sé stessa, come racconta nel video di presentazione di Top 50 Farmers.

Nicola e Alessandro Giuggioli, Quintosapore
Nel verde dell’Umbria, a Citta della Pieve, i gemelli Nicola e Alessandro Giuggioli con la sorella Livia inseguono il quinto sapore (l’umami) attraverso la terra. L’azienda è una fattoria biodinamica che produce ortaggi, legumi e cereali. Sono tra i massimi esperti di orticoltura rigenerativa. Il loro metodo si basa sulla correlazione diretta tra vitalità del suolo e sapore. Riducendo le lavorazioni e nutrendo la microfauna del terreno, riescono a produrre ortaggi (coltivano oltre 1.600 varietà) che non solo durano di più, ma hanno profili organolettici che sono diventati il riferimento per molti chef della regione. A questo si uniscono ulivi e vigneti.

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