Rural prideQuattro aziende agricole italiane tra i Top 50 Farmers

Un’iniziativa per valorizzare gli agricoltori che adottano pratiche rigenerative e sensibilizzare tutti sull’importanza di produrre cibo in armonia con la natura. Tra le aziende agricole più virtuose, quattro italiane sparse lungo tutto il Paese

Cindie e Analisa a Juntos, promotrici di Top 50 Farmer. © Facundo Kostelak

Trent’anni fa, fare lo chef non era considerato un grande traguardo. Oggi, molti cuochi sono diventati celebrità. Cosa accadrebbe se lo stesso riconoscimento fosse dato agli agricoltori? Se il mondo comprendesse quanto sia straordinario e fondamentale il loro lavoro, probabilmente li considereremmo delle rockstar. Da questa idea è nata Top 50 Farmers (T50F), un’iniziativa lanciata a Copenaghen per valorizzare gli agricoltori rigenerativi e ispirare nuove generazioni. La piattaforma digitale permette loro di raccontarsi in prima persona, connettersi tra loro e con i cittadini, accedere a finanziamenti e nuove opportunità di mercato.

«Stiamo costruendo un movimento a partire dalla voce degli agricoltori e offrendo loro uno spazio di collaborazione e mentorship. C’è un grande interesse per l’agricoltura rigenerativa, ma queste riflessioni raramente coinvolgono chi lavora sul campo», afferma Analisa Winther, cofondatrice di T50F. A metà novembre 2024, Top 50 Farmers ha aperto le candidature per la sua prima edizione, raccogliendo oltre cinquecento segnalazioni da diversi Paesi europei. Alla fine, sono stati selezionati cinquanta agricoltori pionieri, chiamati a fare da modello per una transizione che rimetta al centro la fertilità del suolo, la biodiversità e il valore sociale del lavoro agricolo.

Oltre la classifica, una comunità
Ma basta una classifica per valorizzare davvero il lavoro degli agricoltori? La risposta è no. Tuttavia, mappare le buone pratiche e creare connessioni tra produttori, ricercatori, investitori e cittadini può rafforzare la comunità che si riconosce nei principi dell’agricoltura rigenerativa (abbiamo spiegato qui cosa significa) e favorire un riconoscimento più ampio del suo ruolo.

«Per millenni, le comunità sono state nutrite e sostenute da agricoltori rigenerativi che hanno lavorato in armonia con la natura, rigenerando la terra, ripristinando la biodiversità e costruendo ecosistemi resilienti. Oggi hanno il potere di curare il suolo, contrastare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Ma con solo il dodici per cento degli agricoltori europei sotto i 40 anni, l’agricoltura sta affrontando una crisi generazionale. Dobbiamo ispirare i giovani a unirsi al movimento rigenerativo», sottolinea Cindie Christiansen, direttrice esecutiva di Foodprint Nordic e cofondatrice di T50F.

Un cambiamento necessario
L’agricoltura rigenerativa non ha una definizione unica, ma si basa su pratiche che migliorano la salute del suolo, il benessere delle piante, degli animali e delle comunità. Tecniche come la rotazione delle colture, le cover crop (colture di copertura), la riduzione della lavorazione del suolo e l’integrazione del bestiame favoriscono un terreno ricco di vita, capace di trattenere l’acqua e ridurre la dipendenza da prodotti chimici.

Felipe Pasini, co-fondatore dell’azienda agricola Amadeco in Puglia, descrive così la trasformazione in atto: «Con le pratiche intensive dell’agricoltura convenzionale, ogni anno il terreno perde gradualmente fertilità. Questo continuo alternarsi di progressi e regressi demoralizza l’agricoltore, perché i miglioramenti sono difficili da percepire. Ma quando vediamo un luogo prosperare, proviamo una gioia profonda: una biophilia che va oltre il semplice amore per la natura, diventando un legame con la complessità della vita stessa».

Dayana Andrade e Felipe Pasini, Az Agr Amadeco © Amadeco

Quattro aziende italiane tra i Top 50 Farmers
Tra i cinquanta agricoltori della T50F figura anche l’azienda fondata da Felipe Pasini e Dayana Andrade in Puglia, dove vengono applicati i principi dell’agricoltura sintropica, un metodo sviluppato dall’agricoltore-filosofo svizzero Ernst Götsch per rigenerare gli ecosistemi. Dopo anni di sperimentazione in Brasile e Portogallo, Andrade e Pasini hanno portato questo modello nel Sud Italia, dimostrando che è possibile aumentare la produttività rispettando il suolo.

Oltre a loro, sono state selezionate altre tre realtà italiane: l’Azienda Agricola Parrino in Sicilia, guidata da Massimiliano Solano a Camporeale (Palermo) e parte della cooperativa Valdibella, impegnata nella valorizzazione della biodiversità e nella tutela dei lavoratori agricoli; Iside Farm in Lombardia, gestita da Matteo Mazzola, un ecosistema rurale di sette ettari dove la sperimentazione agricola si intreccia con il senso di comunità e che ha contribuito alla nascita di RAMI (Rete Agroecologica Microfarm Italia), un’associazione che riunisce oltre 300 piccoli agricoltori per promuovere pratiche rigenerative; infine Tenuta San Carlo, un’azienda agricola biologica nel cuore della Maremma che integra pratiche rigenerative nella produzione di cereali e nell’allevamento. Qui, Ariane rappresenta la quarta generazione alla guida dell’azienda, testimoniando un impegno familiare che si tramanda da decenni «Queste terre sono gestite dalla nostra famiglia da quattro generazioni e, proprio per questo, sappiamo quanto il nostro lavoro sia importante per garantire un futuro migliore per i nostri figli, la nostra comunità e il nostro pianeta» raccontano i proprietari, sottolineando il valore di un’agricoltura che guarda al futuro nel rispetto della natura.

I campi di Tenuta San Carlo. © Tenuta San Carlo

Verso un nuovo modello agricolo
Oggi, di fronte alla crisi climatica e al degrado del suolo, il cambiamento non è più rimandabile. Grazie a reti come Top 50 Farmers, sempre più agricoltori stanno ricevendo il supporto necessario per guidare questa trasformazione e dimostrare che un’agricoltura sostenibile non è solo possibile, ma indispensabile. L’iniziativa, finanziata da ASTANOR e supportata da AVINA Foundation, DOEN Foundation e NEST Foundation, mira a creare mercati che premiano la qualità e la sostenibilità, sviluppare strumenti finanziari innovativi e sensibilizzare l’opinione pubblica.

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