Di santa RegioneLombardia e Catalogna uniscono le forze per pesare nelle politiche industriali europee

Due territori tra i più industrializzati d’Europa provano a coordinarsi per incidere sulle decisioni comunitarie. L’obiettivo è ridurre lo squilibrio tra chi produce ricchezza e chi definisce regole, rafforzando capacità negoziale e competitività nei settori strategici

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La Lombardia e la Catalogna stanno cercando di fare una cosa che finora in Europa è riuscita solo in parte: contare davvero nelle decisioni industriali che vengono prese a Bruxelles, senza subirle. L’accordo rafforzato a Milano tra l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia Guido Guidesi e il ministro catalano alle Imprese Miquel Sàmper nasce per fornire una risposta efficace a un problema concreto: le regole su energia, ambiente e produzione vengono decise a livello europeo, ma gli effetti ricadono soprattutto sui territori dove l’industria è concentrata e si crea ricchezza. Nel cuore della manifattura europea si consolida un asse sempre più strategico.

Guidesi, che in Lombardia ha la delega alle politiche industriali e guida i rapporti con le istituzioni economiche europee, negli ultimi mesi ha costruito una rete di alleanze tra regioni manifatturiere, dal Nord-Ovest italiano fino ai Länder tedeschi come Baden-Württemberg e Baviera. L’idea ambiziosa è quella di creare un blocco capace di influenzare le scelte europee e  aumentare il peso politico dei territori produttivi, dai semiconduttori all’automotive, passando per la chimica. L’intesa con la Catalogna è il passaggio più avanzato di questa strategia perché mette insieme due delle aree più industrializzate del continente, con caratteristiche simili per struttura economica, capacità di export e integrazione tra imprese e ricerca.

Il punto non è solo collaborare, ma presentarsi insieme quando si discutono le politiche europee. «Lombardia e Catalogna – ha detto Guidesi durante l’incontro – sono due Regioni affini dal punto di vista economico e sociale e contribuiscono in maniera determinante al Pil europeo. Collaborare in modo strutturale significa potenziare il sostegno ai rispettivi comparti della chimica, settore vitale per la manifattura e in generale per la competitività internazionale dei nostri territori».

Uno degli strumenti principali è l’European Chemical Regions Network, la rete che riunisce le regioni europee più forti nel settore. Durante la presidenza lombarda, conclusa all’inizio del 2026, i membri sono più che raddoppiati e sono stati avviati progetti per circa 19 milioni di euro, oltre a un rafforzamento del dialogo diretto con la Commissione europea. Il passaggio della guida alla Catalogna non cambia la direzione, ma la consolida: la Lombardia resta in una posizione chiave, con la vicepresidenza sulle alleanze strategiche e un ruolo nella Critical Chemicals Alliance, uno dei tavoli più influenti sulle politiche industriali europee.

La scelta di partire dalla chimica chiarisce bene la posta in gioco. Non è un settore qualsiasi, ma quello che tiene insieme gran parte della manifattura europea. In Lombardia entra, direttamente o indirettamente, in quasi tutti i prodotti industriali, dai farmaci alle auto, dai materiali per l’edilizia alle tecnologie avanzate. In Catalogna è uno dei principali comparti economici, con un peso rilevante sull’export e sull’occupazione. Se la chimica perde competitività, l’intero sistema industriale europeo si indebolisce.

Negli ultimi anni è esattamente quello che sta succedendo. Le imprese europee pagano energia più cara rispetto a quelle americane o asiatiche, devono rispettare normative ambientali più stringenti e faticano a trovare personale qualificato. A causa di questo problema, molte aziende stanno rallentando gli investimenti o spostando parte della produzione fuori dall’Europa. Lombardia e Catalogna stanno cercando di costruire una risposta comune a queste sfide.

«L’intesa con la Lombardia è strategica perché permette di rafforzare le sinergie e di promuovere il settore della chimica, che è di grande importanza per l’economia industriale della Catalogna. E lo è più, in particolare, nell’attuale contesto geopolitico. Dal Governo accompagniamo l’insieme del tessuto economico catalano di fronte al momento di incertezza internazionale che stiamo vivendo, con misure volte a favorire la sua resilienza. L’alleanza con la Lombardia rappresenta un’opportunità per unire gli sforzi tra regioni leader nel settore della chimica», ha dichiarato Sàmper.

L’accordo tra le due regioni ha già una struttura operativa definita. Non si limita a linee guida, ma prevede gruppi di lavoro congiunti, incontri bilaterali periodici e una partecipazione coordinata ai principali programmi europei, a partire da Horizon ed Erasmus+. L’obiettivo è sviluppare tecnologie legate alla chimica verde, ai materiali avanzati e ai processi industriali sostenibili, ma anche intervenire su uno dei nodi più critici per l’industria europea: la carenza di competenze. Sono previsti percorsi formativi condivisi e una maggiore mobilità tra università, centri di ricerca e imprese, per costruire una base di capitale umano più solida e integrata tra i due territori. Sul piano industriale, la collaborazione punta anche alla sperimentazione di modelli produttivi a basse emissioni, dal riciclo chimico alla decarbonizzazione dei processi, in un settore che è tra i più esposti alle politiche ambientali europee. 

Il punto più innovativo di questo accordo è il livello politico dell’intesa: Lombardia e Catalogna vogliono presentarsi in modo coordinato nei confronti delle istituzioni europee, negoziando insieme su energia, regolazione industriale e accesso ai finanziamenti. Larete dell’European Chemical Regions Network diventerà così uno strumento operativo per fare massa critica e trasformare la cooperazione industriale in capacità di influenza.

Dentro questa dinamica Milano torna al suo mestiere, quello di stare dove si decide, senza chiedere permesso. Negli anni Ottanta Lucio Dalla cantava Milano «vicina all’Europa», oggi non è solo una canzone, è una ambizione politica. Milano non si limita a guardare l’Europa, ci entra dentro, tratta, pesa. Non è una città che aspetta le decisioni, è una città che prova a prenderle.

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