Narva come il Donbas?La disinformazione russa prepara il terreno sul confine della Nato

Su Telegram e TikTok si diffonde da febbraio una campagna separatista contro l’Estonia. Per l’intelligence di Tallinn è un’operazione di Mosca per sedimentare il terreno narrativo in vita di ciò che potrebbe venire dopo

AP/LaPresse

Da febbraio circolano su Telegram, VKontakte e TikTok una serie di canali in lingua russa che promuovono l’indipendenza di Narva e dell’Ida-Virumaa dall’Estonia. Il progetto si chiama «Нарвская Народная Республика», cioè Repubblica ropolare di Narva, e dispone già di tutto ciò che serve a un’entità statale immaginaria: una bandiera verde-nera-bianca, uno stemma con aquila nera, insegne militari, un inno tratto dall’opera ottocentesca  “Il Principe Igor” di Aleksandr Porfir’evič Borodin e mappe che ritraggono Narva come un territorio separato tra Estonia e Russia. Il canale Telegram principale è stato creato nel luglio 2025 ma ha iniziato a pubblicare attivamente solo il 18 febbraio 2026. Al momento in cui Propastop, il portale anti-propaganda gestito da un gruppo di volontari estoni, ne ha documentato l’esistenza contava qualche decina di iscritti. A metà marzo ne aveva già oltre 700. La crescita non costruisce ancora un movimento. Ma documenta che qualcosa si sta muovendo.

La scelta del nome non è casuale. «Repubblica popolare» è un’etichetta politicamente carica nello spazio post-sovietico. È la stessa usata nel 2014 dalle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, proclamate nell’est dell’Ucraina poche settimane prima che forze russe e volontari armati da Mosca ne prendessero il controllo militare. Il branding precede l’azione: costruisce un quadro comunicativo in cui un progetto politico immaginario viene presentato come realtà in divenire, con proprie istituzioni, simboli e rivendicazioni territoriali.

I contenuti dei canali seguono uno schema riconoscibile. La parte visibile è fatta di meme, foto di gatti e umorismo da internet. Quella politica è esplicita: post che descrivono Narva come «terra russa» dal confine fino alla cittadina di Püssi, grafica con figure armate, lo slogan «aspettiamo la Russia» (ждём Россию) e una cosiddetta «agenda di Narva» che mescola attività culturali con voci come «attaccare Narva» e «catturare Sillamäe e Kohtla-Järve». Il canale Telegram funziona come nodo centrale; i contenuti vengono poi ridistribuiti sulle altre piattaforme attraverso bot anonimi. Tra gli esempi documentati da Euronews figura un post del 19 febbraio che cita il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, estrapolando una sua dichiarazione dal contesto per farne sembrare una minaccia di attacco preventivo alla Russia. La citazione è manipolata: Tsahkna si riferiva a una risposta difensiva in caso di invasione russa, non a un’iniziativa offensiva.

Il Servizio di sicurezza interno estone (Kapo) ha classificato la campagna come operazione informativa. Marta Tuul, portavoce dell’agenzia, l’ha definita «un metodo semplice ed economico per provocare e intimidire la società», avvertendo che parteciparvi può comportare conseguenze penali. Il premier Kristen Michal ha ripreso la valutazione nella consueta conferenza stampa della scorsa settimana. Il ministro Tsahkna ha aggiunto questa settimana che «Narva è e rimarrà sempre una città estone», liquidando l’operazione come «tattica di base, niente di nuovo».

La settimana in cui il caso diventava pubblico, il Kapo stava anche gestendo una vicenda parallela. Il 13 marzo le autorità hanno espulso dall’Estonia il cittadino russo Kirill Kudriavtsev, titolare di permesso di residenza estone ma residente stabilmente in Russia, per accertati contatti con i servizi di intelligence di Mosca. Era entrato nel Paese pochi giorni prima, ufficialmente per accompagnare un familiare in cura presso il sistema sanitario nazionale. Gli è stato comminato un divieto d’ingresso nell’area Schengen. Il Kapo lo collega a Denis Ten, espulso per analoghe ragioni la scorsa estate. Le due vicende – la campagna social e l’espulsione – non sono necessariamente coordinate. Ma insieme restituiscono un quadro in cui la pressione russa sull’Estonia non è solo narrazione.

Si è aperto anche un dibattito interno che vale la pena registrare. Il giornalista Indrek Kiisler, dell’emittente radio pubblica Err, ha criticato sia Propastop sia il premier per aver amplificato account marginali: parlarne, sostiene, dà visibilità a contenuti che altrimenti resterebbero irrilevanti. Propastop ha risposto che il silenzio lascia i cittadini privi di contesto. È un dilemma senza soluzione univoca, e la risposta dipende da come si legge la funzione strategica della campagna.

Neanche un migliaio di iscritti non costruisce un movimento separatista. Ma un ecosistema già strutturato – simboli, bandiere, mappe, un sistema di distribuzione multipiattaforma e una retorica pre-formattata – costruisce qualcosa di diverso: un precedente narrativo, un vocabolario politico pre-posizionato, una struttura attivabile in un momento successivo. Il politologo Nico Lange ha scritto su X che la nararzione «prepara il terreno per future rivendicazioni di oppressione e appelli alla protezione da Mosca», chiedendo che la propaganda venga smascherata, le reti di influenza smantellate e gli operativi dell’intelligence russa espulsi. L’obiettivo di breve periodo non è convincere i residenti di Narva – città di circa cinquantamila abitanti di cui oltre il novanta per cento russofoni, in larga parte cittadini estoni – ma sedimentare nell’ecosistema informativo l’idea che la regione sia «instabile» o «divisa». Quell’idea può essere referenziata, distorta e usata come pretesto. Mosca parla già di necessità di «proteggere» i russofoni in Estonia. Lo stesso lessico ha aperto la strada al Donbas.

Non è solo un’operazione da monitorare in tempo reale. È anche un oggetto di analisi geopolitica consolidata. Carlo Masala, professore di politica internazionale presso l’Università delle Forze armate tedesche di Monaco, ha costruito attorno a Narva uno scenario di finzione geopolitica (pubblicato in Italia da Rizzoli dal titolo “Se la Russia attacca l’Occidente”). La premessa: la guerra in Ucraina si conclude con una vittoria sostanziale della Russia; nel marzo 2028 soldati russi entrano a Narva e nell’isola estone di Hiumaa. L’Europa si sveglia con forze di Mosca all’interno dei confini di un Paese Nato. La domanda che struttura il libro è quella che Masala pone nella prefazione: e se stessimo ancora una volta chiudendo gli occhi? Interrogato da Euronews sul caso attuale, Masala non vede una minaccia immediata ma avverte che la campagna non va sottovalutata: si tratta, a suo avviso, di «parte di una campagna di guerra psicologica», progettata per rendere le persone «nervose» e destabilizzare l’ambiente informativo. In caso di escalation militare, ha aggiunto, i piani di difesa regionali della Nato entrerebbero in gioco – inclusa la brigata corazzata tedesca di stanza a Pabradė, in Lituania, a circa 400 chilometri da Narva.

Lo scenario è da anni ormai tema di discussione tra le intelligence occidentale. La relazione annuale dell’intelligence italiana, presentata a inizio mese, includeva alcuni test sperimentali di intelligenza artificiale generativa. Uno riguardante lo scenario di conflitto aperto tra Russia e Nato articolato su tre teatri possibili entro il 2030. Il primo – classificato come «quasi equiprobabile» con una stima del cinquanta per cento – riguarda proprio la città estone al confine con la Russia. L’ipotesi è quella di un intervento ibrido: attacchi informatici contro infrastrutture critiche, campagne di disinformazione per alimentare disordini interni, infiltrazione di forze speciali e impiego limitato di truppe regolari, con l’obiettivo di trasformare l’area in una zona grigia sotto influenza russa senza innescare una risposta militare immediata dell’Alleanza. La finestra temporale ipotizzata è il 2028, in un contesto di fragile cessate il fuoco in Ucraina e possibile ridimensionamento dell’impegno statunitense in Europa. Le percentuali non sono il prodotto automatico dell’algoritmo, ma sono state validate dagli analisti, ha precisato il direttore del Dis, Vittorio Rizzi.

La convergenza tra la campagna attiva sui social, lo scenario di Masala e quello dell’intelligence italiana non dimostra una relazione causale diretta. Documenta una coerenza di metodo: la costruzione del pretesto narrativo – «russofoni da proteggere», regione «oppressa», identità «minacciata» – precede storicamente l’azione militare o paramilitare. Non a caso, il lancio dell’operazione coincide con un momento in cui l’attenzione internazionale è orientata altrove, in particolare verso le tensioni con l’Iran. La distrazione crea spazio operativo. Per ora Narva resta una città estone con qualche centinaia di follower su un canale Telegram. La domanda non è se il numero sia sufficiente. È se il manuale che lo accompagna sia già stato visto da qualche altra parte.

X