Ungheria al votoPutin ha inviato una task force di spie per aiutare Orbán

Secondo fonti di sicurezza europee citate da Vsquare, Mosca avrebbe attivato una struttura di influenza guidata da Sergei Kiriyenko per sostenere il premier ungherese nelle elezioni di aprile. Il precedente della Moldova

AP/LaPresse

La macchina di influenza politica del Cremlino potrebbe essere già al lavoro sulle elezioni ungheresi del 2026. Secondo quanto riportato da Vsquare, citando diverse fonti di sicurezza europee, Mosca avrebbe incaricato una squadra di esperti di ingerenze politiche nel voto previsto ad aprile con un obiettivo chiaro: mantenere al potere il premier ungherese Viktor Orbán. A coordinare l’operazione sarebbe Sergei Kiriyenko, primo vice capo dell’amministrazione presidenziale russa e uno dei principali architetti dell’infrastruttura di influenza politica del Cremlino.

Ex numero uno di Rosatom e responsabile della politica interna russa dal 2016, negli ultimi anni Kiriyenko avrebbe esteso il proprio raggio d’azione anche alle elezioni all’estero, considerate a Mosca una naturale estensione della gestione politica interna del sistema putiniano. Il laboratorio più recente di queste operazioni sarebbe stato la Moldova, dove la rete guidata da Kiriyenko avrebbe utilizzato campagne di disinformazione, acquisto di voti e operazioni online per cercare di indebolire la presidente filo-europea Maia Sandu. Il tentativo non avrebbe raggiunto pienamente l’obiettivo, ma il modello operativo sarebbe ora pronto per essere replicato altrove. Secondo le fonti citate da Vsquare, le informazioni su possibili tentativi russi di sostenere Orbán sarebbero state condivise tra diversi servizi europei e sarebbero già all’attenzione di agenzie dell’Unione europea e della Nato.

Nel 2025, il leader russo Vladimir Putin avrebbe inoltre creato una nuova Direzione presidenziale per la cooperazione e il partenariato strategico, affidandola a Vadim Titov, manager proveniente anch’egli da Rosatom e considerato un uomo di fiducia di Kiriyenko. Secondo le ricostruzioni, questa struttura avrebbe il compito di coordinare le operazioni di influenza politica nello spazio post-sovietico, ma nella visione strategica del Cremlino anche Paesi come l’Ungheria rientrerebbero ormai in quell’area di interesse. Il piano prevederebbe anche una presenza operativa a Budapest. Tre specialisti russi della manipolazione dei social media, collegati all’intelligence militare russa (Gru), potrebbero essere inseriti nell’ambasciata russa con passaporti diplomatici o di servizio, ottenendo così immunità giudiziaria. Non è chiaro se il team sia già attivo.

Non sarebbe la prima volta che figure legate all’intelligence russa operano nella rete diplomatica russa in Ungheria. Secondo precedenti inchieste citate da Vsquare, funzionari militari con legami con il Gru avrebbero già coltivato relazioni con ambienti mediatici vicini al governo Orbán.

Parallelamente, i media filo-governativi ungheresi hanno amplificato negli ultimi mesi narrazioni del Cremlino, in particolare contro l’Ucraina, contribuendo a creare un contesto informativo più favorevole a eventuali operazioni di influenza. Una fonte dell’Europa centrale citata da Vsquare sostiene inoltre che il gruppo guidato da Kiriyenko sarebbe in contatto con operatori della campagna elettorale legati al governo ungherese, anche se la natura concreta di questi rapporti resta poco chiara.

Il possibile interesse russo arriva in un momento delicato per il partito di governo. I sondaggi pubblicati nelle ultime settimane indicano infatti un vantaggio significativo per il leader dell’opposizione Péter Magyar e il suo movimento Tisza. Un rilevamento dell’istituto Medián citato da Vsquare attribuisce all’opposizione il 55% dei voti tra gli elettori certi di andare alle urne, contro il 35% del partito di governo Fidesz. Anche i mercati di previsione online indicano una probabilità crescente di vittoria per Magyar.

Secondo fonti vicine al governo, all’interno di Fidesz il clima sarebbe teso e non mancherebbero le accuse interne sulla gestione della campagna. Nel mirino sarebbe finito soprattutto Balázs Orbán, direttore politico del premier e principale stratega elettorale, accusato da alcuni di aver impostato una campagna troppo centrata sulla geopolitica e poco sui problemi economici e sociali del paese. Mentre il governo insiste su temi internazionali – dalla guerra in Ucraina ai rapporti con Washington – Magyar sta conducendo una campagna sul territorio, concentrata su salari, sanità e corruzione. Una differenza di approccio che, almeno per ora, sembra riflettersi nei sondaggi.

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