Chi aiuta chiI soldati ucraini insegnano alla Bundeswehr come fronteggiare la Russia

L’Occidente ha addestrato i soldati di Kyjiv per anni. Adesso Berlino ha firmato un accordo per fare il contrario: portare istruttori nelle scuole militari tedesche. Il tempo stringe: le intelligence Nato stimano che Mosca potrebbe essere pronta ad attaccare l’alleanza entro il 2029

AP/LaPresse

Per anni l’Occidente ha mandato istruttori in Ucraina. Adesso funziona al contrario: soldati ucraini stanno per arrivare nelle scuole militari tedesche per insegnare alla Bundeswehr come si combatte davvero contro la Russia. È un ribaltamento che vale più di quanto sembri. L’accordo è stato firmato a metà febbraio dal ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a margine di un incontro a Berlino. A rivelarlo per primo è stato Der Spiegel, che ha ottenuto conferme da fonti interne alla Bundeswehr: i negoziati tra i due Paesi andavano avanti già dal 2025. Questa settimana, il generale Christian Freuding, capo dell’esercito tedesco e già coordinatore degli aiuti militari tedeschi all’Ucraina, ha dato i dettagli pubblicamente in un’intervista a Reuters. Il primo contingente di istruttori ucraini sarà composto da «qualche decina» di soldati, che ruoteranno per periodi di alcune settimane. I temi: artiglieria, ingegneria, operazioni corazzate, droni, sistemi di comando digitale.

La ragione della fretta è una data: il 2029. Le agenzie di intelligence di diversi Paesi Nato stimano che entro quell’anno la Russia potrebbe essere in grado di lanciare un attacco su larga scala contro l’alleanza. «È quasi dopodomani», ha detto Freuding. «Non abbiamo tempo, il nemico non aspetta che noi ci diciamo pronti».

Quello che gli ucraini possono insegnare non si trova nei manuali. In quattro anni di difesa dalla Russia, le forze armate di Kyjiv hanno sviluppato un modello di combattimento che non ha precedenti nella storia militare recente: altamente digitalizzato, largamente automatizzato, in costante evoluzione. Secondo Der Spiegel, la Bundeswehr è particolarmente interessata a due ambiti. Il primo è l’uso e la difesa dai droni: l’Ucraina ha accumulato, come scrive il giornale tedesco, «capacità essenziali» in questo campo che nessun altro esercito Nato possiede. Il secondo sono i sistemi di comando tattico sviluppati al fronte: applicazioni su smartphone commerciali che coordinano in tempo reale rifornimenti, evacuazioni, posizionamento delle unità. Sistemi semplici, rodati sul campo, aggiornati quasi quotidianamente, cioè l’opposto dei software complessi sviluppati dalla Bundeswehr in tempo di pace.

Non è un giudizio informale. Il generale statunitense David Petraeus, già direttore della Central Intelligence Agency, lo ha detto esplicitamente in una recente intervista a Linkiesta: «L’Ucraina è oggi all’avanguardia nella guerra del futuro: droni, guerra elettronica, sistemi senza equipaggio. Oggi siamo noi a dover imparare dagli ucraini, non il contrario. Sono molto più avanti nella guerra del futuro – droni, sistemi senza equipaggio, guerra elettronica – e l’Occidente dovrebbe apprendere rapidamente queste lezioni invece di limitarsi a “insegnare”». Petraeus ha descritto un fronte che non assomiglia a nessuna guerra europea del Novecento: non trincee continue, ma avamposti isolati circondati da sorveglianza drone permanente, una «kill zone» larga dieci-venti chilometri in cui nessun mezzo può muoversi senza essere visto. Gli ucraini impiegano tra i 9.000 e i 10.000 droni al giorno – da ricognizione, kamikaze, bombardieri, fino ai cosiddetti mothership che ne lanciano altri nelle retrovie nemiche. Nel 2023 ne hanno prodotti 3,5 milioni. Nel 2024 puntavano a sette milioni.

C’è un episodio che ha colpito gli osservatori militari occidentali più di ogni rapporto scritto. Durante l’esercitazione Nato ribattezza “Hedgehog 2025”, svoltasi in Estonia a maggio con oltre 16.000 soldati di dodici Paesi membri tra cui Germania, Regno Unito e Stati Uniti, un team di appena dieci militari ucraini ha messo fuori combattimento due battaglioni Nato in poche ore. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, in mezza giornata il gruppo ucraino ha distrutto diciassette veicoli corazzati. È da episodi come questo che nasce, secondo Der Spiegel, la consapevolezza all’interno della Bundeswehr riassunta dalla frase di un ufficiale anonimo: «Nessuno nella NATO ha attualmente più esperienza di guerra dell’Ucraina. Dobbiamo sfruttarla».

La Germania non sarà sola a lungo. Freuding ha detto di aspettarsi che altri Paesi seguano l’esempio tedesco nel formalizzare accordi simili con Kyjiv. E l’expertise militare ucraina si sta già muovendo in direzioni inaspettate: Zelensky ha offerto assistenza agli Stati Uniti per contrastare i droni iraniani in Medio Oriente, mentre l’Arabia Saudita starebbe trattando l’acquisto di droni intercettori ucraini progettati per neutralizzare i missili Shahed. Il Regno Unito ha già inviato in Medio Oriente unità addestrate con metodi ucraini. In questo senso, Petraeus vede nell’Ucraina qualcosa di più di un Paese in guerra: «Quando le armi taceranno, potrebbe diventare un vero arsenale della democrazia per l’Occidente», capace di produrre, esportare e insegnare le tecnologie militari che stanno ridefinendo i conflitti contemporanei.

Per ora, però, le armi non tacciono. E la corsa contro il 2029 è appena cominciata.

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