
È l’odore della Sardegna, l’odore dell’estate, l’odore del Mediterraneo scaldato dal sole. Non c’è pianta più identitaria dell’elicriso – il nome latino è Helichrysum italicum – noto come “immortale” per la caratteristica dei suoi capolini, capaci di conservarsi inalterati nel tempo, anche molto tempo dopo essere stati essiccati. Il nome greco, che fa riferimento al sole (helios), e all’oro (chrysós), richiama i suoi fiori, dal colore giallo intenso e dorato, e rievoca la leggenda di Elicrisa, una ninfa dai capelli biondi, morta per un amore divino non ricambiato, che gli dèi trasformarono nella pianta che tramanda i suoi colori. Pianta che, inspiegabilmente, porta fortuna agli innamorati. Si dice che un mazzo di elicriso, lasciato seccare tutto l’anno e poi bruciato nella notte di san Giovanni, permetta di conquistare la persona amata.
Tuttavia, del sole l’elicriso è davvero amico, perché cresce indomito nel caldo più estremo, resistendo all’aridità e alla siccità. Non teme nemmeno il freddo invernale, ma predilige la vicinanza del mare e la salsedine: nelle isole del Mediterraneo a volte si estende tanto da coprire intere distese di terra. Quando è fiorito, in primavera e in estate, è facile farne provvista. Si raccolgono le sommità fiorite e le foglie, preferibilmente in giornate soleggiate, per poi farle essiccare in un luogo buio e asciutto.
Il suo aroma, che ricorda la liquirizia e la camomilla, ma anche il mix di spezie indiano noto come curry, è balsamico (in alcune regioni è conosciuto con il nome di erba del respiro), con una lieve nota amara, ed è prezioso in cucina: l’elicriso si usa principalmente a crudo o in piccole dosi su primi, secondi e contorni, oltre che per tisane e liquori.
Un pizzico di gusto esotico che è anche salutare. L’elicriso, infatti, è ricco di componenti utili all’organismo come nerolo, acetato di neryl, arzanolo, tannini, cere ed elicrisina. Numerosi sono gli impieghi in erboristeria: è antinfiammatorio e antiallergico, efficace contro tosse, asma e bronchiti grazie alla sua azione espettorante, si può impiegare sotto forma di oleolito per curare eczemi, psoriasi, arrossamenti e scottature solari e, in oculistica, come emolliente in caso di congiuntiviti acute e croniche. Inoltre, le tisane a base di elicriso aiutano la funzione epatica e stimolano la produzione di bile, ed è consigliato per le persone con diabete per la sua azione diuretica e depurativa.
In cucina, è un’erba aromatica versatile, ottima sia fresca che essiccata se si vuole un aroma più intenso, che si sposa bene quasi con tutto: pesce crudo, carni bianche, patate, formaggi freschi e insalate, piatti di legumi come fagioli e ceci; aggiunto alla fine della preparazione arricchisce risotti e minestre e insieme a nocciole e limone diventa un pesto originale e saporito. Serve anche per aromatizzare dolci secchi e, in Sardegna, per produrre un tipico liquore digestivo ottenuto macerando i fiori in alcol per circa un mese.
Il risotto all’elicriso è un piatto raffinato e di preparazione piuttosto facile. Ecco come prepararlo per quattro persone: 320 grammi di riso, due rametti di elicriso fresco (fiori e foglioline), uno scalogno, mezzo bicchiere di vino bianco secco, un litro di brodo vegetale leggero, burro e parmigiano reggiano per mantecare, olio extravergine d’oliva, sale e pepe a piacere. Seguendo la normale preparazione del risotto, a metà cottura si aggiungono le foglioline di elicriso sminuzzate mentre i fiori servono come guarnizione a piatto ultimato.
Molti chef usano l’elicriso anche per aromatizzare il brodo o lo aggiungono tritato finemente durante la mantecatura per mantenere intatti gli oli essenziali.
Come altre erbe riscoperte negli ultimi anni, l’elicriso è diventato anche un ingrediente per piatti gourmet come i “risotti all’acqua” dello chef Alessandro Gilmozzi del ristorante El Molin di Cavalese.