Neve cercasi Il marzuolo è diventato un fungo sempre più raro

La particolare combinazione di caratteristiche che deve avere il suo habitat lo rende una preda difficile per i raccoglitori, e gli effetti del cambiamento climatico stanno ulteriormente limitando la sua diffusione

Photo: Hans Valda, Attribution, via Wikimedia Commons

Il nome scientifico è Hygrophorus marzuolus perché ama i luoghi umidi (dal greco ὐγρόϛ, umido, e φορέω, portare, avere in sé), ma comunemente è noto come fungo di marzo, o anche marzuolo, perché è il primo a spuntare, appunto nel mese di marzo. In Italia è conosciuto anche come dormiente, dato che fruttifica già nel pieno dell’inverno, sotto la neve.

Si tratta di un fungo micorrizico che crea simbiosi preferibilmente con gli abeti bianchi, ma cresce anche in boschi misti, e in presenza di pini o faggi. Il suo ciclo vitale è totalmente legato al clima. Se in autunno è piovuto abbondantemente, se la lettiera e la rizosfera si sono impregnate adeguatamente d’acqua fredda, con l’arrivo delle prime nevicate precoci, le colonie fungine iniziano a fruttificare, preferibilmente al buio, sottoterra, anche se non così profondamente come i tartufi, rimanendo ibernate in attesa della fine dell’inverno.

L’acqua priva di sostanze minerali come quella proveniente dalla fusione della neve ha un valore di pH pari a sette, ovvero neutro, ragion per cui questi funghi possono vegetare anche su suoli calcarei o acidi-granitici.

La specie fu descritta per la prima volta nel 1821 dal padre della micologia moderna, Elias Magnus Fries, e la sua diffusione sulle catene alpine e nelle foreste temperate freddo-umide del centro-nord Europa e dell’Europa orientale, unita alla sua rarità, lo hanno reso un fungo leggendario e ricercato.

Le sue caratteristiche – non sopporta la siccità né tanto meno il calore, e il vento è il suo nemico numero uno – lo rendono anche una delle prime vittime dei mutamenti climatici. Cresce, infatti, in tutti i luoghi dove nevica regolarmente e in abbondanza e per questo i suoi areali di distribuzione si vanno assottigliando, anno dopo anno, a causa della perdita di habitat.

Se la stagione invernale è povera di neve, se le nevicate sono troppo sporadiche e inconsistenti e non si generano depositi nevosi semi-permanenti, le probabilità di trovare questi funghi si affievoliscono fino ad azzerarsi. Una giornata ventosa con venti secchi settentrionali basta per far seccare i carpofori esposti all’aria.

Nel corso degli ultimi decenni è diventato estremamente raro in diversi Paesi europei, sia a causa dell’inquinamento atmosferico e delle acque superficiali ma, soprattutto, a causa delle nevicate sempre più sporadiche, spesso seguite dalla pioggia che scioglie troppo rapidamente i pochi accumuli. Negli ultimi quarant’anni, la progressiva scomparsa di siti dei crescita ha indotto diversi stati europei a inserire la specie nelle liste rosse di conservazione, con protezione parziale in Austria, Croazia, Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovacchia e Svizzera. Nella Repubblica Ceca e in Slovacchia è un fungo legalmente protetto, con pesanti multe per chi lo raccoglie. Nel 2020, in Polonia sono stati registrati solamente quattro siti di crescita, contro le diverse centinaia dei decenni passati.

Oggi il marzuolo si può ancora trovare su quasi tutte le catene montuose centro-meridionali: Pirenei, Massiccio Centrale, Alpi, Appennini, Alpi Dinariche, Carpazi, Sudeti. Più rara sui monti della Scandinavia, forse assente sui monti britannici.

Nel Nord America è segnalato con buona o ottima presenza sulla catena costiera pacifica. Nel resto del pianeta, è segnalato nell’Himalaya, in particolar modo sui monti del Pakistan e nella catena degli Urali.

La ricerca dei marzolini/marzuoli/dormienti non è cosa semplice: bisogna avere buon occhio, ma, soprattutto, una buona conoscenza degli habitat in cui poterli cercare. Nell’Appennino settentrionale i primi ritrovamenti si possono fare già a partire dai cinquecento metri di altitudine in zone ombrose/vallive dove, durante l’inverno, non batte mai il sole, ma quelli migliori si fanno sempre tra i 900 e 1.600 metri, con quote a scalare da fine inverno a primavera inoltrata, ovvero: primi ritrovamenti dai primi di marzo, a fondovalle, e gli ultimi in alta quota, tra aprile e maggio, neve permettendo.

Nel Nord Italia, che in teoria sarebbe l’habitat di elezione, non esiste una consolidata tradizione di ricerca di questi funghi, un po’ perché ai più risultano del tutto sconosciuti, ma soprattutto perché i possibili habitat di crescita si trovano in zone distanti dai grandi centri abitati.

Al Centro-Sud, si trovano in zone montane oltre gli ottocento/novecento metri, con boschi misti e zone in ombra, tra Marche, Abruzzo e Molise dove, durante la stagione invernale, si accumulano grandi quantità di neve.

Il fungo marzuolo/dormiente è facile da riconoscere perché nel suo periodo di vegetazione non vi è concomitanza con altri funghi. Solitamente ha un diametro che può variare tra i due e i quindici centimetri, il colore è inizialmente bianco, poi passa a tonalità più scure passando per il bianco-grigiastro, poi grigio, grigio-nerastro-bluastro ed infine nero ardesia-bluastro con leggere sfumature verdognole, e colori quasi madreperlacei.

Il cappello da giovane tende a rivoltarsi su sé stesso verso il basso, ma a maturità tende a rivoltarsi verso l’alto, formando varie gobbe dovute alla sua permanenza sotto il terreno. Le lamelle sono più o meno rade, di colore bianco che ingrigisce con l’età.

Benché spesso semi – o quasi del tutto – interrato, il gambo può raggiungere facilmente i dieci centimetri di lunghezza, ma risulta più comunemente breve, corto, asciutto e di colore bianco da giovane, ma successivamente concolore con il cappello negli adulti.

Come si mangiano i marzuoli? Si possono cucinare trifolandoli nel burro con sale, pepe e prezzemolo. O anche usarli, dopo averli sbollentati in acqua acidulata, per realizzare un’insalata primaverile, in aggiunta a insalata verde con tuorli d’uovo.

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