
Magari non sanno chiamarli per nome, ma i fiori di nasturzio li conoscono tutti, perché sono allegri protagonisti di bordure, di giardini un po’ spettinati, e anche di vasi esuberanti e coloratissimi. Versatili, offrono soluzioni per ogni angolo verde: formano coperture stagionali velocissime su pergole e griglie o ricadono morbidamente da davanzali e panieri appesi. Le varietà nane sono adatte ai giardini rocciosi e decorano aiuole e fiancheggiano sentieri e vialetti. Il portamento flessibile rende il nasturzio ideale anche nei giardini in stile rustico e naturalistico e negli orti ornamentali.
Noto anche come “crescione indiano”, è una pianta originaria del Perù e appartiene alla famiglia delle Tropaeolaceae. Ce ne sono numerose varietà: può essere annuale o perenne, strisciante o rampicante e la lunghezza varia da una trentina di centimetri a circa cinque metri. Il fusto è carnoso, le foglie sono arrotondate, con bordi irregolari e idrorepellenti. Quello che accomuna tutte le varietà, sono i fiori: gialli, rossi, arancioni, a volte ravvivati da delicate striature. Decisamente decorativi.
Quello che non tutti sanno, però, è che i fiori di nasturzio sono tanto belli quanto buoni.
Fino a qualche tempo fa, infatti, i fiori commestibili erano poco conosciuti e ancor meno utilizzati, ma ora che i tempi sono cambiati e anche nelle insalate del supermercato ormai è comune trovare fiori mescolati alle foglie, vale la pena farci un pensiero perché sono versatili anche in cucina e regalano un tocco di colore e sapore a numerosi piatti, dagli antipasti ai primi, ai dessert; come bonus, sono interamente commestibili, una specie di versione vegetariana del maiale, di cui, com’è noto, non si butta nulla.
Foglie e fiori hanno un sapore lievemente piccante, che ricorda quello della rucola e del crescione. In genere si consumano crudi, in insalata, ma si possono anche passare brevemente le foglie in padella e utilizzarle per dare un tocco speziato a primi e secondi: per esempio per dare un tono originale agli spaghetti aglio, olio e peperoncino. Vanno bene anche per ripieni, panini, salse.
I fiori è meglio non cuocerli, per non rovinarne il sapore, e l’aspetto, che li rende perfetti per una decorazione che faccia parte del piatto.
Anche i frutti possono essere utilizzati. Sono una convincente alternativa ai capperi, a cui assomigliano molto come gusto, e quindi possono essere mescolati alle insalate, o conservati sott’aceto, sott’olio e nel sale, e aggiunti sulla pizza e nei sughi, o nella giardiniera fatta in casa.
E i semi? Oltre che ripiantarli per far nascere altri nasturzi, si possono essiccare, tostare e macinare come fossero grani di pepe.
Farsi in giardino, o sul balcone, una piccola riserva di nasturzi è semplice. È possibile piantare i semi in vaso, fra marzo e maggio, e volendo poi trapiantare in giardino. Chi preferisce seminare direttamente in giardino, invece, è bene che lo faccia da maggio e giugno, quando non c’è più il rischio di gelate improvvise.
La pianta germina dopo dieci-quindici giorni e richiede una posizione soleggiata ma non troppo umida, con il terreno ben drenato. Attenzione, però: se da una parte sono necessarie annaffiature regolari, dall’altra non bisogna esagerare con la quantità di acqua perché c’è il rischio che il nasturzio marcisca.
Bisogna anche maneggiare la pianta con cura – soprattutto le varietà rampicanti – perché tende a spezzarsi facilmente.
Ultimo, ma non meno importante: fanno anche bene e secondo gli erboristi aiutano nel caso di accumulo di tossine nel sangue, cattivo funzionamento del sistema renale, ferite, infezioni e malattie del sistema urogenitale e dell’apparato respiratorio, raffreddore, ritenzione di liquidi, piaghe, tagli, ulcere della pelle e sono utili per aumentare la diuresi. Se ne ricavano anche lozioni contro la caduta dei capelli e in giardino aiutano a tenere lontani gli afidi.
