Canali riservatiQuelle voci su una mediazione (forse italiana) tra Usa e Iran nelle prime ore del conflitto

Il giornale israeliano Yedioth Ahronoth e quello statunitense New York Times raccontano prospettive diverse su un dialogo Washington-Teheran tentato nelle prime ore degli attacchi. Il primo cita Roma come il «probabile» messaggero. Netanyahu avrebbe chiesto chiarimenti a Trump

AP/LaPresse

Nelle prime ore degli attacchi di Stati Uniti e Iran contro l’Iran, iniziati sabato scorso, potrebbe esserci stato un tentativo di mediazione tra Washington e Teheran. Lo raccontano alcuni giornali internazionali, uno dei quali cita anche l’Italia come «probabile» messaggero.

Secondo quanto riferito dal giornale israeliano Yedioth Ahronoth sabato scorso, nelle prime ore dell’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran, Washington avrebbero tentato di aprire un canale di mediazione con Teheran tramite un intermediario europeo. «Probabilmente» l’Italia, si legge. L’obiettivo della proposta era chiaro: ottenere un cessate il fuoco immediato e limitare i danni del conflitto nelle primissime fasi. Il pezzo sottolinea che la proposta statunitense avrebbe dovuto essere implementata «oggi o domani», ma che gli iraniani l’avrebbero respinta sul nascere.

Mercoledì il New York Times del 4 marzo racconta la vicenda da un’altra prospettiva. Qui, non sono gli Stati Uniti a proporre, ma sono funzionari iraniani che, tramite l’intelligence di un paese terzo non identificato, hanno contattato indirettamente la Central Intelligence Agency per sondare la possibilità di discutere un cessate il fuoco. Il contesto riportato dal giornale statunitense sottolinea il caos interno iraniano: la leadership è frammentata e alcuni potenziali interlocutori sono stati eliminati dai raid israeliani. Washington rimane scettica sulla serietà dell’offerta e la mediazione non viene considerata concreta.

Giovedì, la testata statunitense Axios ha rivelato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe chiesto chiarimenti alla Casa Bianca dopo che l’intelligence israeliana aveva raccolto informazioni su possibili comunicazioni tra esponenti dell’amministrazione Trump e il regime iraniano per discutere un cessate il fuoco. Netanyahu avrebbe telefonato direttamente a Washington per verificare l’esistenza di eventuali contatti. La Casa Bianca avrebbe assicurato che non erano in corso colloqui «alle spalle» di Israele. Pur avendo ricevuto messaggi da Teheran attraverso Paesi del Golfo e attori regionali, gli Stati Uniti non avrebbero dato seguito a tali comunicazioni, liquidandole come non credibili, ha dichiarato una fonte. Anche il presidente Trump ha escluso pubblicamente qualsiasi trattativa in corso.

Conferme ufficiali o ufficiose difficilmente arriveranno, almeno dall’Italia. In ballo c’è il rapporto di fiducia con i cosiddetti servizi collegati. Quel che appare evidente, però, è che Roma potrebbe aver avuto alcune carte da giocare, in quanto storicamente considerata un interlocutore affidabile sia dagli Stati Uniti sia da Teheran. La nostra intelligence mantiene rapporti solidi con le controparti in Stati Uniti e Iran. La triangolazione tra Roma, Teheran e Washington, all’inizio dell’anno scorso, aveva portato alla liberazione della giornalista Cecilia Sala, arrestata senza accuse in Iran per ottenere in cambio, nella più classica delle operazioni di “diplomazia degli ostaggi” l’ingegnere Mohammad Abedini, considerato vicino ai Pasdaran e fermato pochi giorni prima in Italia su mandato degli Stati Uniti, che ne richiedevano l’estradizione.

Il contesto europeo aggiunge un ulteriore livello di complessità. I Paesi che formano l’E3 – Francia, Germania e Regno Unito – hanno i propri interessi e le proprie strategie: Parigi tende a proporsi come grande potenza influente, Berlino cerca stabilità e dialogo, Londra è legata alla special relationship con Washington. In questo scenario, la scelta di un mediatore europeo, e in particolare italiano, potrebbe aver fornito un canale credibile e neutrale, riducendo il rischio di interferenze e aumentando le probabilità che le parti quantomeno ascoltassero la proposta.

X