Famiglie del vinoCinquant’anni di Letrari tra memoria e visione

Dalla spinta pionieristica di Leonello alla guida femminile di Lucia e Margherita. Cinquant’anni di Trentodoc raccontati anche attraverso tre nuove cuvée che mettono al centro il tempo come materia viva

Cinquanta anni non sono una celebrazione, ma una autentica prova di tenuta. Nel caso di Cantina Letrari, diventano la misura di un’idea rimasta coerente mentre il mondo del vino cambiava linguaggi, mercati e ambizioni. Al centro resta una convinzione semplice e radicale: con la montagna vista non come un limite, ma come una grammatica.

Quella grammatica che Leonello Letrari aveva iniziato a scrivere già negli anni Sessanta, prima con il Fojaneghe, tra i primi uvaggi bordolesi italiani, poi con l’intuizione delle bollicine di quota. Un viaggio in Francia accende una visione che prende forma con Equipe 5, Metodo Classico capace di numeri importanti e di una riconoscibilità rara per l’epoca. Nel 1976, insieme alla moglie Maria Vittoria, quella visione diventa impresa autonoma. A Nogaredo, a Palazzo Lodron, nasce Letrari. Non una cantina qualsiasi, ma un progetto con un baricentro preciso e il Trentodoc come identità.

Il passaggio successivo non è solo generazionale ma culturale. Nel 1987 entra in azienda Lucia Letrari, tra le prime donne diplomate alla Fondazione Edmund Mach. Porta uno sguardo diverso, più analitico e insieme più sensibile alla finezza. Le cuvée iniziano a parlare un linguaggio più preciso, senza perdere energia. Nel 2000 arriva la nuova sede a Borgo Sacco, Rovereto. Un luogo che tiene insieme funzione e paesaggio, tecnologia e memoria rurale.

 

Lucia Letrari e Margherita

Dopo la scomparsa di Leonello nel 2017, la responsabilità passa a Lucia. Oggi accanto a lei c’è Margherita. Non è un semplice affiancamento, è una dichiarazione di metodo. La continuità non coincide con la replica. Significa tradurre un’eredità in un linguaggio che possa ancora comunicare i tempi che cambiano. Anche a chi il vino lo guarda con meno reverenza e più curiosità.

La Vallagarina resta il campo di lavoro. Dodici ettari distribuiti lungo l’Adige, tra suoli magri, escursioni termiche nette e il respiro dell’Ora del Garda. Condizioni che non semplificano, ma affinano. Qui nascono vini che non cercano volume, cercano definizione.

Per i cinquant’anni arrivano tre etichette. Non come esercizio celebrativo, ma come sintesi. Il +4 Rosé Riserva Limited Edition parte dalla vendemmia 2012 e attraversa 156 mesi sui lieviti. È un rosé che tiene insieme maturità e tensione, con una tessitura cremosa e una chiusura lunga. Il 76, in 76 Magnum, lavora sull’idea di reinterpretazione. Pinot Nero, Chardonnay e una quota di Pinot Bianco, con passaggio in rovere. Energia e precisione, senza compiacimento. Il 152 Rosé Extra Brut spinge ancora più in là il tema del tempo. Vendemmia 2007, oltre diciotto anni sui lieviti. Un vino che non cerca frivoli plausi, ma profondità.

Tre vini che non raccontano un anniversario. Raccontano una postura. In un contesto dove la velocità è spesso scambiata per valore, Letrari continua a lavorare sul contrario. Il tempo come alleato, non come ostacolo. Una scelta che non garantisce risultati rapidi, ma costruisce senso e solidità.

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