
Le forze speciali statunitensi hanno tratto in salvo il militare disperso in Iran da due giorni dopo l’abbattimento di un caccia F-15E. Il pilota era stato subito recuperato, ma per il colonnello dell’Air Force addetto ai sistemi d’arma del velivolo è stato necessario organizzare quella che fonti dell’esercito definiscono una delle più complesse operazioni di recupero mai messe in atto.
Il militare americano era ferito, ma ancora in grado di camminare ed è riuscito a sfuggire alle squadre di ricerca iraniane in una zona montagnosa e impervia, e però in una delle province del sud-ovest del Paese più ostili al governo degli ayatollah.
Uno scenario da incubo, con l’esercito americano e le guardie rivoluzionarie islamiche impegnate su fronti opposti in una corsa contro il tempo per localizzare l’ufficiale. Deve essere stato vagamente simile a qualcosa di già visto in Afghanistan, oppure in film tipo “Black Hawk Down”, certo qui senza mattanza di Delta Force, magari più prosaicamente come nel caso del Tornado di Cocciolone e Bellini, abbattuto in Iraq nel 1991. Il caccia F-15E americano che viene colpito da un missile a ricerca di calore, i due piloti che si eiettano, poi la caccia all’uomo degli iraniani, il dispiegamento di centinaio di uomini delle forze speciali americane, il rischioso intervento con elicotteri in perlustrazione e con C-130 carichi di uomini da far atterrare e far ripartire in pochissimo tempo. Minuti, ore, giorni interminabili.
Donald Trump adesso esulta, «lo abbiamo recuperato» ha postato su Truth subito dopo aver avuto la certezza del salvataggio, definendolo «un miracolo di Pasqua», ma l’operazione è costata l’abbattimento di un caccia A-10, l’unico velivolo che dispone di una corazza in grado di resistere ai colpi della contraerea e la perdita di due C-130 che gli stessi americani hanno scelto di distruggere per non lasciarli al nemico. I due aerei si sono scontrati sulla pista d’atterraggio improvvisata allestita nella notte tra sabato e domenica per consentire alle forze speciali di agire in territorio iraniano.
Decisivo, da quel che le fonti fanno trapelare, anche il ruolo della Cia che ha depistato le ricerche, magari in dialogo con la popolazione locale che ha ignorato la maxi-taglia da 60 mila dollari offerta dal governo di Teheran a chi avesse catturato il militare disperso.