La tregua della Pasqua ortodossa annunciata da Vladimir Putin è stata violata più volte dalla Russia, per la sorpresa di nessuno. Nel fine settimana appena trascorso, tra l’11 e il 12 aprile, le forze russe hanno violato il cessate il fuoco per ben 7.696 volte (stime riportate dal Kyiv Independent), con attacchi che hanno incluso operazioni di terra, bombardamenti e migliaia di strike con droni.
Era stato annunciato uno stop ai bombardamenti della durata di trentadue ore, che avrebbe dovuto rappresentare una pausa simbolica nei combattimenti. Invece i dati forniti dallo stato maggiore ucraino descrivono uno scenario opposto: almeno centoquindici operazioni d’assalto e oltre seimila attacchi con droni Fpv, oltre a decine di episodi che hanno colpito diverse regioni del Paese. Nelle stesse ore, almeno quattro civili sono stati uccisi e trentacinque feriti.
Anche il think tank Institute for the Study of War conferma un alto numero di violazioni, pur con cifre inferiori nelle prime ore della tregua: oltre duemiladuecento episodi registrati già nella mattinata del 12 aprile, tra cui attacchi di artiglieria e droni in diverse aree del fronte, dall’oblast di Kharkiv a quello di Dnipropetrovsk. Tra gli episodi più gravi, un attacco con drone contro un’ambulanza nella regione di Sumy che ha ferito tre operatori sanitari.
Il quadro più preoccupante riguarda però le accuse di crimini di guerra. Secondo le autorità ucraine, quattro prigionieri di guerra ucraini sarebbero stati uccisi dalle forze russe nella regione di Kharkiv. I soldati, catturati durante un’operazione nei pressi del villaggio di Veterynarne, sarebbero stati «deliberatamente fucilati» dopo la cattura.
L’Isw sottolinea che «l’esecuzione di prigionieri di guerra è un crimine di guerra che viola la Convenzione di Ginevra», aggiungendo che questo episodio si inserisce in un quadro più ampio: il think tank ritiene che il comando militare russo «stia tollerando e talvolta ordinando» violazioni simili sul campo di battaglia. Secondo le autorità ucraine, dall’inizio dell’invasione sono centinaia i casi documentati di esecuzioni di prigionieri.
Gli eventi delle ultime ore sembrano confermare un trend ormai consolidato nel conflitto: annunci di pause temporanee seguiti da violazioni diffuse e da un’intensificazione delle operazioni sul campo.