Io sono GiuseppiMeloni prepara il rilancio, Conte scrive il manifesto, e Schlein non sa cosa fare

La presidente del Consiglio parlerà in Parlamento dopo la batosta, il grillino girerà piazze e talk show con “Una nuova primavera”, mentre la segretaria del Pd non ha idee né proposte riconoscibili

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Nellarco di pochi giorni avremo due manifesti politici: uno di Giorgia Meloni, laltro di Giuseppe Conte. La presidente del Consiglio vuole uscire dalla narcosi post-sconfitta; lavvocato del popolo punta a diventare il suo rivale diretto. Meloni parlerà il 9 aprile alla Camera. Il 14 aprile uscirà il libro di Conte. Sarà una specie di Io sono Giuseppe”. Ma ha un titolo più suadente, Una nuova primavera.

La presidente del Consiglio, a Montecitorio, farà un discorso che vorrebbe fosse quello del rilancio. Vedremo cosa sinventerà soprattutto sulla politica economica ora che, accanto alla protesta di una parte del Paese, si aggiunge un esibito dissenso da parte degli imprenditori: e questa è una novità.

Meloni vuole scacciare i fantasmi del rimpasto, di una crisi, di elezioni a breve. Io sono qui – sarà il senso del discorso – e nessuno pensi di potermi mandare via. Ma quale sarà dunque il suo nuovo racconto? Il rischio è di cantare la stessa canzone di tre anni fa sulla sicurezza, sul ponte tra Europa e Stati Uniti, su misure economiche-spot. E zero riforme strutturali.

Non ha molto da promettere, la presidente del Consiglio: i soldi sono pochi, il tempo per fare grandi cose non cè. Potrà però riequilibrare il suo trumpismo assoluto. In questo senso, il caso-Sigonella, venuto fuori ieri, segnala una postura più dignitosa del governo italiano rispetto alla totale assenza di considerazione mostrata dagli americani. Non siamo davanti a un dissenso politico generale, ma a un incidente politico, questo sì. Unaltra novità sarebbe lapertura di una stagione diversa e più dialogante con le opposizioni, per esempio prendendo limpegno di non forzare la mano sulla legge elettorale.

La presidente del Consiglio vuole fortemente superare il Rosatellum per ottenere una legge che impedisca il pareggio. Lesito del referendum dovrebbe sconsigliarla dal voler fare da sola, cosa che solleverebbe le ire del Campo largo, pronto a gridare allattacco alla democrazia. Peraltro, un accordo non dovrebbe essere impossibile, lavorando su tempi più lunghi, se è vero che anche Elly Schlein non vuole una legge che non dia un vincitore certo. Vedremo dunque se ci sarà una sorta di Meloni-bis in grado di porre le basi per una sua ripresa anche personale dopo giorni di cupo silenzio.

Il libro di Conte, «Una nuova primavera – La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per lItalia» (Marsilio), è il manifesto con cui il capo del Movimento 5 Stelle si porrà di fatto come la vera alternativa a Giorgia Meloni. Dalle scarne anticipazioni emerge la consueta fragilità ideologica, daltronde in linea con un personaggio che ha sempre rifiutato precise collocazioni culturali e politiche («né di sinistra né di destra») in nome di un pragmatismo impastato con il tipico trasformismo di ascendenza meridionale, come lo ha descritto Sabino Cassese.

Scrive, per esempio, lavvocato: «Di fronte alle ingiustizie del nostro tempo dobbiamo sentire il dovere di reagire per difendere i diritti di coloro che hanno perso ogni tutela, per riaffermare i valori che ci tengono insieme». Una frase che potrebbe dire chiunque. Lontano dalla destra, con la quale (Salvini) pure si alleò pur di andare a Palazzo Chigi, Conte mantiene vivo il nocciolo del populismo antieuropeista (contro «lUnione europea dei burocrati e lAmerica dei tecnocrati») tanto per non disperdere il consenso anti-Bruxelles che, sin dallepoca di Beppe Grillo, gonfiò le vele del Movimento 5 Stelle.

Dunque Meloni e Conte, un po per un fortuito gioco di date e un po perché la realtà è questa, sono al centro del ring. Tutto, adesso, sembra tagliare fuori la leader del Partito democratico dalla contesa principale. Anche lei avrebbe bisogno di un nuovo racconto, che non può esaurirsi nella quotidiana polemica contro il governo o nella riproposizione dei soliti slogan. Anche per recuperare smalto, ha bisogno di un colpo dala. Dinventarsi qualcosa di più eccitante della campagna dascolto. Ci vorrebbe qualche idea per Elly Schlein che, un po a sorpresa – in fondo ha vinto un referendum – è la grande vittima di questa fase politica.

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