Arrivato alla sua trentesima edizione, miart cambia passo senza cambiare natura. Dal 17 al 19 aprile 2026 la fiera diretta da Nicola Ricciardi si sposta nella South Wing di Allianz MiCo, affacciata su CityLife. Il titolo di questa edizione è New Directions, preso in prestito da John Coltrane, uno dei più innovativi sassofonisti e compositori jazz americani: al miart infatti questo genere musicale diventa un modello: lavora su uno standard, proponendo variazioni sul tema e aprendo nuove possibilità.
I numeri restano quelli di una fiera internazionale: centosessanta gallerie da ventiquattro Paesi. La struttura, invece, viene ripensata come un percorso su tre livelli. Tre sezioni – Emergent, Established, Established Anthology – ordinano oltre un secolo di pratiche, dal primo Novecento alle ricerche attuali.
All’ingresso, Emergent, curata da Attilia Fattori Franchini, riunisce ventinove gallerie e ventisei progetti. Pittura, scultura, tessile, ceramica, video, fotografia per parlare di identità, memoria, corpo, clima, e strutture sociali. Per farlo, molti solo show al femminile e interventi pensati per lo spazio.
Al Level 0, Established allinea centoundici gallerie. Qui, moderno e contemporaneo convivono senza gerarchie, con aperture al design da collezione. Stand monografici, dialoghi generazionali, focus su movimenti e materiali. La sezione conferma la cifra di miart: mettere in relazione tempi diversi come se fossero simultanei.
Al piano superiore nasce invece Established Anthology, con venti gallerie che lavorano sul tempo come materia: ciclicità, metamorfosi, memoria, salti. Mostre tematiche e accostamenti che trattano la storia come archivio attivo.
Debutta Movements, il progetto sull’immagine in movimento realizzato con lo St. Moritz Art Film Festival e curato da Stefano Rabolli Pansera. Venti film di artisti presentati da quindici gallerie, organizzati in cinque capitoli: materia e paesaggio, voce e traduzione, spazio ritmico, coreografia, ritmo del lavoro.
Il dialogo con i partner produce contenuti. Il Gruppo Intesa Sanpaolo è main partner e presenta Standard/Variations, curato da Ricciardi, che mette in relazione le prime ricerche di Robert Ryman e Mario Schifano con il jazz modale di Miles Davis. In fiera compaiono Analogo (1961) e Winsor 20 (1966); il progetto prosegue nel caveau delle Gallerie d’Italia in Piazza Scala, con opere dalla Collezione Agrati. Nella lounge, art advisory di Intesa Sanpaolo Private Banking.
Fondazione Fiera Milano rinnova il Fondo di Acquisizione da 100.000 euro. Tornano il Premio Herno, il Premio LCA per Emergent, il Premio Orbital Cultura – Nexi Group per la fotografia, il Premio Matteo Visconti di Modrone con la Fonderia Artistica Battaglia, la SZ Sugar miart commission sulle partiture di Piero Umiliani e Bruno Maderna, l’Archivorum Publication Award, il Premio Rotary Club Milano Brera per il Museo del Novecento, il Premio Massimo Giorgetti.
La città entra nel programma. Alle Gallerie d’Italia, Standard/Variations continua nel caveau e dialoga con Surface Veil IV di Ryman. Alla Triennale Milano apre Il ritmo dell’occhio su Don Bronstein e la scena jazz di Chicago, preludio a un focus su Matisse. Al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea la personale di Marco Fusinato riporta in Italia Desastres. A Pirelli HangarBicocca, la mostra di Rirkrit Tiravanija si attiva con performance e con l’intervento di Giotto Orsini; il giorno dopo, azioni performative di Benni Bosetto. Alla Fondazione Prada, il Cinema Godard proietta White Snail di Elsa Kremser e Levin Peter.
Dal 13 al 19 aprile, la Milano Art Week coordina opening e mostre diffuse. miart resta il perno, ma il raggio si allarga. New Directions, alla fine, indica un modus operandi, quello di usare la forma fieristica come struttura elastica, dove passato e presente lavorano collaborano per costruire nuove strade da intraprendere.