Non ho l’etàIl metodo Stanislavskij applicato all’anagrafe, e un nuovo crimine d’odio

C’è un’amica che a vent’anni era più grande di me e a quaranta è diventata più giovane. Poi c’è John Ternus, che per il New York Times e Wikipedia è cinquantenne più o meno, e 49enne per Newsweek. Farlo notare è come sbagliare pronome

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A diciotto anni mi bocciarono, come quasi ogni volta che ho dato un esame in vita mia, alla selezione per entrare all’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico. Sì, volevo fare l’attrice, ma ora non fissatevi sul fatto che da piccoli si pensi di voler condurre vite che poi da grandi si troveranno raccapriccianti.

Ormai mi ero trasferita a Roma, e quindi tra i diciannove e i ventidue feci tutti ma proprio tutti i corsi di recitazione che abbondavano in quella città, corsi che avevano in comune due elementi fondamentali. Il primo era che tutti ma proprio tutti quelli che fondavano queste scuole dicevano d’aver fatto l’Actors Studio (la scuola newyorkese dove hanno studiato un po’ tutti, da Brando alla Monroe).

Il secondo era che non t’insegnavano a recitare: il metodo Strasberg (l’Actors Studio se l’era inventato Lee Strasberg) era un’evoluzione del metodo Stanislavskij (i russi, i russi, gli americani), e t’insegnava a respirare, a sentire, a respirare, a entrare in contatto coi ricordi d’infanzia, a respirare. Una via di mezzo tra lo yoga e la psicanalisi.

In uno di quei corsi feci amicizia con una ragazza molto bella che poi, come succede con le frequentazioni dei vent’anni, persi di vista. La ritrovai due decenni dopo: era nato Facebook, lei mi contattò, ci vedemmo qualche volta. Una sera, parlando, butta lì la sua età. Che però non era la sua età: se era più grande di me quando avevamo vent’anni, non poteva essere più giovane di me quando ne avevamo quaranta.

Penso: che cosa buffa. Penso: come puoi pensare di tenere nascosta la data di nascita in un paese in cui l’anno di nascita sta nel codice fiscale, e qualunque persona cui emetti fattura, qualunque farmacista che ti vende l’aspirina, qualunque modulo ti chiedano di compilare sapranno quando sei nata davvero.

Anni dopo racconto questa storia a una persona che la conosce, e quella persona mi dice: certo, è stata bravissima. In che senso. Mi fa vedere Google, e fisso incredula lo schermo. La donna che quando avevamo vent’anni ne aveva tre di più di me ora, a cinquanta e spicci, ne ha due di meno. Ufficialmente, essendo Google il primo criterio di ricerca di chi non ci conosca e rappresentando quindi l’ufficialità.

Qualche anno fa ho incontrato a una cena una signora che ogni tanto vedevo da piccola perché conosceva i miei genitori. Mi ha detto che era un peccato che mio padre fosse morto così giovane, mi ha chiesto quanti anni avesse, di che anno fosse. Più avanti nel corso della serata la signora ci ha tenuto a farmi sapere che si porta benissimo gli anni: mi ha raccontato che quel pomeriggio era andata a fare il vaccino antinfluenzale e l’infermiera, guardando la sua data di nascita, non poteva credere che avesse quell’età: un anno più di mio padre.

Il giorno dopo, ringraziando la padrona di casa per l’invito, le ho raccontato della conversazione con quella signora, e della scoperta del suo anno di nascita, e lei è trasecolata: nessuno mai era riuscito a sapere quanti anni avesse, era uno scoop pazzesco, finalmente la vegliarda del mistero aveva un’età non indefinita.

Ieri sul Financial Times c’era un pezzo di quelli che i giornali italiani non faranno mai, perché sono troppo complessati per fare un pezzo che dica «e noi che ne sappiamo». Un pezzo sull’età ignota di John Ternus, nuovo gran capo di Apple. Titolo: “John Ternus ha probabilmente cinquant’anni”.

Cinquanta sono gli anni che Apple segnala nel documento ufficiale con cui notifica agli azionisti che Tim Cook non è più amministratore delegato e che gli subentra Ternus, quindi dovrebbe essere attendibile: mica mentiranno rischiando chissà che su un documento ufficiale.

E infatti il New York Times e Bloomberg si fidano e lo danno per cinquantenne. Ma il Financial Times chiede all’intelligenza artificiale di Google, che risponde che ne ha 50 o 51, essendo nato nel 1974 o 1975. Ma allora potrebbero essere 52, se è nato nel primo terzo del 1974: se non sanno il mese non sapranno neanche l’anno, no? O ha detto prima o poi di che segno è e quindi sappiamo che è nato a settembre? Faccio la prova: a me l’ia di Google lo dà nato nel maggio 1975, ma usa fonti come The Hindu e Celebrity Net Worth, quindi ecco, non mi affretterei a comprargli un regalo di compleanno.

Il maggio 1975, però, è anche il mese di nascita che sta in un articolo di Newsweek, dice il Financial Times, mentre Wikipedia dev’essersi fidata della Bbc che dice 1974 o 1975. Dallo screenshot del Financial Times, immagino fatto l’altroieri, dev’essere cambiato qualcosa, perché ieri Wikipedia me lo dava nato nel 1975 o 1976.

Grande è la confusione sotto il cielo se, come fa notare sempre il FT, poche righe dopo averlo dato nato nel maggio 1975 Newsweek scrive «Ternus, 49 anni». Il portavoce di Apple avrebbe risposto «ok» a qualcuno del FT che chiedeva l’età di Ternus, e l’articolo finiva con una mail inviata dal giornalista del Financial Times direttamente a Ternus, in cui gli si chiedeva la data di nascita e «l’età che reputa di avere attualmente». Quindi l’età è diventata come il genere sessuale: fa fede quel che credi.

Il che spiega un po’ tutto. La signora di cui mia madre diceva «quella vecchia», e che aveva solo due anni più di lei, e la conoscenza di gioventù che era partita più vecchia di me e poi, credendoci fortissimo come le aveva insegnato a fare il metodo Strasberg, si era ritrovata più giovane. Non si tratta di calarsi gli anni, ma di identità di anagrafe.

Dire a quella nata tre anni prima di me che non è davvero nata due anni dopo sarebbe vegliardofobia, sarebbe irrispettoso come sbagliarle i pronomi, sarebbe un crimine d’odio. Non sarò certo io a compierlo.

Se volete calarvi gli anni, sono disposta a fingere di credervi. Se poi, nell’epoca in cui parliamo tanto di mancanza di privacy e dell’algoritmo che sa tutto di noi, riuscite a mandare in cortocircuito giornali che non hanno la più pallida idea di quanti anni abbiate davvero, beh, per me avete provato la vostra capacità di truffare il sistema, e vi meritate tutti gli incarichi importanti che vi danno.

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