Improbabili castingProdi, Schlein, e le affinità primarie

Dal padre delle primarie arrivano oscuri aforismi che confermano: a nessuno piace ammettere che le proprie teorie e storiche battaglie siano campate in aria

AP/LaPresse

Non è facile prendere posizione sulla tragicommedia democratica più lunga e straziante dai tempi della rottamazione, che anche questo finesettimana ha visto l’ennesimo episodio, uguale a tutti i precedenti, con Romano Prodi a biascicare oscuri aforismi, in questo caso contro le primarie del centrosinistra («Una gara fatta oggi vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia») e con i portavoce di Elly Schlein costretti a interpretarli e tradurli a beneficio dei retroscenisti, per allontanare il sospetto che fossero l’ennesima punzecchiatura alla loro leader.

Affinché fosse chiaro a tutti, cioè, che quelle parole erano un attacco a Giuseppe Conte (aspetto su cui non c’erano dubbi) e quindi una mano tesa alla segretaria del Pd (ma qui invece qualche dubbietto sarebbe lecito).

È noto come da mesi, anni ormai, Prodi sia tra i promotori delle più varie manovre e dei più improbabili casting alla ricerca di un possibile federatore, papa straniero, pontefice oriundo o vescovo di seconda generazione disposto a guidare il centrosinistra alle prossime elezioni, all’unica condizione di non chiamarsi Elly Schlein.

Allo smemorato lettore va però ricordato come lo stesso Prodi sia anche il padre delle primarie, strumento con cui a suo tempo ha cercato di soggiogare i partiti della sua coalizione, per costruire un rapporto diretto e leaderistico tra elettori e candidato a Palazzo Chigi, quando quel candidato era lui. Mentre Schlein è la giovane militante salita agli onori delle cronache nel 2013 proprio come integralista prodiana nel Pd, che voleva addirittura «occupare» (Occupy Pd, do you remember?) per purgarlo dell’imperdonabile colpa di non avere eletto Prodi alla presidenza della Repubblica. La tensione tra i due, ancorché inconfessata, risulta quindi politicamente incomprensibile.

Eppure la prima candidata eletta alla guida del Pd dal popolo delle primarie contro il voto maggioritario degli iscritti, per qualche strana ragione, deve avere agli occhi di Prodi un difetto così grave da oscurare tutte le evidenti benemerenze. E io sospetto che si tratti proprio di quelle evidenti benemerenze: perché a nessuno piace guardare negli occhi la vivente dimostrazione di quanto tutte le proprie teorie e le proprie storiche battaglie fossero campate in aria.

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