
La voce del capotreno risuona in tutti i vagoni. «Non fatevi prendere dal panico e prendere le coperte». In caso di allarme non è ammesso agitarsi: si afferra solo il minimo indispensabile, il necessario per ripararsi dal freddo, e si scende dal treno con ordine. In sette o otto minuti tutti i vagoni devono essere vuoti. I controllori spengono le luci e scendono anche loro, senza i giubbotti fluorescenti. Nessuno vuole diventare un bersaglio illuminato. Le evacuazioni lungo le tratte ferroviarie sono diventate la nuova normalità dei viaggiatori ucraini. In rete si trovano ovunque racconti, storie e aneddoti di viaggi intermittenti, spezzettati dal rischio di attacchi di droni russi.
Il Cremlino sta prendendo di mira sempre più spesso l’infrastruttura ferroviaria ucraina. I droni danno la caccia a locomotive e vagoni passeggeri. In risposta, le Ferrovie ucraine, Ukrzaliznytsia, hanno da poco introdotto nuove norme di sicurezza. Quando si avvicina una minaccia, il treno viene fermato e i passeggeri devono scendere. A volte in mezzo al nulla, tra i campi o ai margini di un bosco, anche più volte durante la notte. È comunque più sicuro che restare a bordo. Un attacco aereo può trasformare un vagone in una trappola: il metallo si deforma, scoppiano incendi, si diffondono fumi tossici. Ukrzaliznytsia non nasconde che queste regole complicano i viaggi. Ma l’alternativa è peggiore.
Gli attacchi contro le ferrovie ucraine si stanno intensificando e colpiscono sempre più direttamente i civili. La Russia sta cambiando bersagli, dalle infrastrutture ai treni in movimento. I numeri mostrano una chiara escalation: 134 attacchi a gennaio, 166 a febbraio, 206 a marzo. Vuol dire più di sei volte al giorno nell’ultimo mese. Dal 1° gennaio 2026 le forze russe hanno danneggiato oltre millecento obiettivi, tra cui quaranta vagoni passeggeri, ottantuno locomotive e dodici stazioni.
Secondo Pavlo Narozhnyi, esperto militare intervistato dalla tedesca DW, non si tratta di episodi isolati ma di una strategia precisa. La Russia vuole colpire le linee di approvvigionamento, rallentare l’economia e rendere più difficile il trasferimento di truppe e materiali al fronte. «La guerra richiede quantità enormi di carburante, munizioni e attrezzature», spiega. «Si possono usare le strade, ma è più costoso e meno efficiente. Per questo la maggior parte viene trasportata su ferrovia».
Per contrastare questa minaccia senza precedenti, Ukrzaliznytsia ha intrapreso una profonda trasformazione operativa. Lo scorso 24 marzo l’azienda statale ha dedicato un’ora a presentare ai giornalisti il suo elaborato protocollo di monitoraggio in tempo reale e di evacuazione rapida.
L’Ucraina non può fare a meno dei suoi treni. I collegamenti su rotaia non sono un privilegio, anzi rappresentano la possibilità per uomini e donne, raggiungere il fronte, scappare, o anche solo visitare i parenti nelle zone più vicine al fronte.
Le ferrovie sono l’arteria dell’Ucraina, infrasrtruttura indispensabile per il trasporto di persone e merci, compresi gli armamenti. In qualsiasi momento, tra le ottantamila e le novantamila persone si trovano a bordo di un treno, secondo Ukrzaliznytsia. A differenza delle infrastrutture fisse, i convogli in movimento sono più difficili da proteggere. «Purtroppo non esiste uno strumento che garantisca una protezione totale, non può esserci una cupola magica sopra i treni. Ci adattiamo ogni giorno», ha detto al Kyiv Independent Oleksandr Pertsovskyi, ceo di Ukrzaliznytsia.
In quattro anni di guerra, Ukrzaliznytsia ha trasportato oltre 97,5 milioni di passeggeri. Con lo spazio aereo chiuso, i treni sono diventati il principale collegamento con l’estero: da qui passano anche i leader internazionali diretti a Kyjiv – molti ricorderanno l’immagine di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz mentre discutono a bordo di un vagone, in viaggio per la capitale ucraina. Sono gli stessi convogli che permettono al presidente Zelensky e ai funzionari di muoversi nel Paese.
Quando le linee dirette diventano troppo pericolose, Ukrzaliznytsia ricorre a collegamenti multimodali, combinando treni, autobus e trasporti locali per mantenere operative le tratte. È così che restano collegate città di prima linea come Kramatorsk, a circa 20 chilometri dal fronte nell’oblast di Donetsk. Per anni è stato l’ultimo grande snodo ferroviario verso est: un luogo di partenze e ritorni, dove i soldati venivano salutati prima di andare in guerra e accolti al rientro.
Per ridurre i rischi, Ukrzaliznytsia collabora con l’esercito per individuare le minacce. Se un drone può raggiungere un treno entro venti minuti, il convoglio viene fermato e i passeggeri fatti scendere, indipendentemente da dove si trovino.
Armare direttamente i treni non è un’opzione. Installare armi sui treni civili li trasformerebbe in legittimi obiettivi militari. Invece, si possono utilizzare misure di protezione passive: locomotive blindate, strutture anti-drone, contromisure elettroniche. Nonostante non siano armati e quindi non costituiscano obiettivi militari legittimi, la Russia continua a colpire sistematicamente i treni civili.
Per poter colpire i treni con maggior efficacia, la Russia ha modificato i suoi droni Shahed, installando una telecamera che consente di guidarli verso bersagli in movimento. «Non è una modifica complessa», spiega l’esperto militare Andrii Kharuk. «L’Iran l’aveva evitata per i costi dei componenti, ma la Russia sembra avere accesso a queste risorse». Il risultato è un sistema ibrido: droni pensati come munizioni usa e getta che diventano, di fatto, grandi FPV (First Person View) capaci di inseguire un treno.
Quindi i piloti russi monitorano le linee ferroviarie, attendono il passaggio di un convoglio e puntano soprattutto alla locomotiva: il componente più costoso e più difficile da sostituire. Ma questo non mette al sicuro le carrozze.
Il 27 gennaio, invece, un attacco nella regione di Kharkiv ha colpito un treno passeggeri sulla tratta Barinkove-Lviv-Chop, con a bordo duecentonovantuno persone. Almeno sei sono morte. Per alcuni corpi è stata necessaria l’identificazione forense.
Il 4 marzo, un drone russo ha colpito un treno passeggeri nella regione di Mykolaiv, incendiando una carrozza. Un ferroviere è rimasto ferito. Il personale aveva individuato il drone in anticipo ed è riuscito a evacuare i passeggeri in tempo, evitando vittime. È uno dei primi casi in cui i nuovi protocolli di sicurezza hanno funzionato: il treno si è fermato, le persone sono scese, l’impatto è arrivato dopo. I recenti episodi suggeriscono che i nuovi protocolli di Ukrzaliznytsia, introdotti da poco, stanno già contribuendo a salvare vite umane.
La trasformazione delle ferrovie ucraine racconta qualcosa di più ampio. In questa guerra, non esistono più retrovie sicure. Le infrastrutture civili diventano bersagli mobili, e la distinzione tra logistica militare e vita quotidiana si assottiglia fino quasi a scomparire. Colpire i treni significa colpire la capacità di uno Stato di funzionare, di restare connesso. È proprio questo il senso degli attacchi russi ai treni, vogliono impedire agli ucraini di vivere in pace, colpendoli nei punti vitali del Paese.