I quattrocento colpiLo scambio dei bambini ucraini rapiti e i putiniani italiani travestiti da pacifisti

La richiesta del Cremlino non aggiunge molto all’orrore già documentato delle deportazioni minorili. Serve però a ricordare che il regime considera persino i civili più vulnerabili uno strumento negoziale e che molte retoriche pacifiste ignorano questo dato essenziale

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Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha rivelato due giorni fa il tentativo russo di includere i bambini rapiti nelle liste per lo scambio di prigionieri. In pratica, la proposta di Mosca suonerebbe così: voi ci ridate il generale Kutuzof e noi in cambio vi restituiamo la piccola Anastasia.

Che si tratti di semplice provocazione, guerra psicologica o mossa della disperazione, dettata magari dal desiderio di alleggerire alcune posizioni di fronte alla giustizia internazionale o più semplicemente dalla scarsità di prigionieri rimasti, questo piccolo episodio, in verità, aggiunge poco all’atroce realtà delle migliaia di bambini ucraini rapiti dai russi sin dall’inizio della guerra, nota a tutti da tempo.

Ma la notizia ha comunque un valore come promemoria, almeno per noi, per ricordarci cosa intende Putin con trattativa e cosa non intendono e non vogliono intendere i tanti putiniani, criptoputiniani e paraputiniani italiani travestiti da pacifisti, che si ostinano a difendere questo regime criminale rilanciandone quotidianamente la propaganda.

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