La resistenzaDai tribunali è arrivata una nuova bocciatura dei dazi di Trump

La US Court of International Trade ha dichiarato illegali le imposte generalizzate del 10% introdotte dal presidente, infliggendo un’altra battuta d’arresto alla strategia protezionistica della Casa Bianca. A febbraio era arrivato lo stop Corte Suprema

AP/LaPresse

La strategia tariffaria di Donald Trump subisce un nuovo duro colpo giudiziario. Giovedì, la US Court of International Trade ha infatti dichiarato illegali i dazi generalizzati del 10% introdotti dall’amministrazione attraverso il Trade Act del 1974, segnando la seconda grande sconfitta legale dell’anno per una delle politiche economiche simbolo del presidente degli Stati Uniti.

Con una decisione 2-1, i giudici hanno stabilito che la Casa Bianca non disponeva delle basi giuridiche necessarie per applicare le tariffe utilizzando la Section 122 del Trade Act, norma che consente al presidente di imporre dazi fino al 15% senza l’approvazione del Congresso solo in presenza di particolari squilibri nella bilancia dei pagamenti. Secondo la Corte, l’amministrazione non ha dimostrato l’esistenza di quei «gravi deficit della bilancia dei pagamenti» previsti dal legislatore negli anni Settanta come presupposto per l’utilizzo dello strumento emergenziale. La sentenza ordina quindi all’amministrazione di interrompere la riscossione dei dazi nei confronti dei soggetti che hanno presentato ricorso e di rimborsare le somme già versate. Formalmente il provvedimento riguarda soltanto i querelanti, ma il significato politico della decisione è molto più ampio: il potere esecutivo americano incontra nuovi limiti nella sua capacità di utilizzare unilateralmente la leva commerciale.

La decisione arriva dopo un primo intervento della Corte Suprema, che a febbraio aveva già invalidato una parte significativa del sistema tariffario costruito da Trump. In risposta a quella pronuncia, la Casa Bianca aveva tentato di riformulare la propria strategia facendo ricorso a una diversa base normativa, finora mai realmente testata su scala così ampia. Anche questo tentativo, però, sembra destinato a scontrarsi con la crescente diffidenza dei tribunali verso l’espansione dei poteri presidenziali in materia commerciale.

La reazione di Trump è stata immediata. «Lo faremo in un altro modo», ha dichiarato ai giornalisti, lasciando intendere che la Casa Bianca continuerà comunque a cercare nuove strade legali per mantenere una linea protezionistica aggressiva.

Le parole del presidente confermano come la politica commerciale sia ormai diventata un elemento centrale della strategia geopolitica americana. I dazi non rappresentano più soltanto uno strumento economico, ma vengono utilizzati anche per obiettivi di sicurezza nazionale, politica industriale e competizione strategica con la Cina. Proprio per questo, le conseguenze della sentenza potrebbero andare oltre il contenzioso tecnico-giuridico. Le aziende americane e gli importatori continuano infatti a operare in un clima di forte incertezza: non è ancora chiaro quali tariffe resteranno in vigore, quali verranno rimborsate e quali nuovi strumenti l’amministrazione potrebbe introdurre nei prossimi mesi.

Nel frattempo, l’unica leva tariffaria relativamente stabile rimasta alla Casa Bianca sembra essere quella dei dazi settoriali, mentre l’amministrazione starebbe già valutando nuovi pacchetti di misure Paese per Paese.

Lo scontro tra Casa Bianca e sistema giudiziario apre così una questione più ampia: fino a che punto il presidente degli Stati Uniti può utilizzare poteri emergenziali per ridefinire unilateralmente la politica commerciale del Paese?

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