
LA PELLE DELL’ORSO
Il 2 marzo 1914, presso l’Hôtel Drouot a Parigi, si tenne un’asta della collezione di opere contemporanee raccolta da André Level (1863-1946), giovane uomo d’affari, e dai suoi dodici soci nel corso dei dieci anni precedenti. Chiamata «La Peau del’Ours», la raccolta prendeva il nome da una favola dello scrittore francese Jean de La Fontaine (1621-1695), che racconta di due cacciatori che vendono la pelle di un orso prima di partire per cercare di ucciderlo, senza poi però riuscirci (morale: non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso). Level aveva così creato ciò che può essere considerato il primo fondo di investimento d’arte della storia.
Nel 1904, dopo essere rimasto profondamente colpito dalle opere esposte al Salon d’Automne dell’anno precedente, Level aveva convinto un gruppo di giovani investitori a versare ognuno 250 franchi all’anno per l’acquisto di opere d’arte, da vendere dopo dieci anni. L’iniziativa di Level fu coraggiosa e senza precedenti.
La struttura dell’impresa stabiliva che, in caso di profitto, ciascun membro della Peau de l’Ours avrebbe ricevuto l’importo dell’investimento più un interesse del 3,5 per cento. Eventuali profitti aggiuntivi sarebbero stati distribuiti a Level (20 per cento) e agli artisti (20 per cento). Nel frattempo, gli investitori avrebbero anche avuto accesso alle opere d’arte del fondo per decorare le proprie abitazioni. Level, in quanto amministratore unico del fondo, decideva sugli acquisti, coadiuvato da un comitato di due membri con diritto di veto.
Durante il decennio seguente, il gruppo spese 27.500 franchi per l’acquisto di 145 opere, la grande maggioranza delle quali di artisti contemporanei. «L’esperienza fu audace», scrive Judith Benhamou; «non era mai stato fatto nulla di simile fino ad allora. Oltre al suo aspetto speculativo, l’operazione aveva il vantaggio di fornire denaro a una popolazione che ne aveva quantomai bisogno: i giovani artisti. […] Essi avrebbero ricevuto il 20 per cento dei profitti. Fu l’invenzione del diritto di seguito, sedici anni prima della sua introduzione nella legislazione francese nel 1920».
L’asta della Peau de l’Ours, costituita dai 145 lotti del gruppo, principalmente di artisti d’avanguardia, fu preceduta da una campagna pubblicitaria, da una mostra aperta al pubblico e da un catalogo illustrato di accompagnamento, tutte pratiche comuni oggi ma insolite all’epoca.
Il risultato fu straordinario. FitzGerald riferisce che l’investimento iniziale fu più che quadruplicato: 116.545 franchi contro i 27.500 spesi. Famille de saltimbanques (Famiglia di saltimbanchi, 1905) di Picasso, uno dei capolavori del suo Periodo rosa (ora nella collezione della National Gallery of Art di Washington), fu venduto per 12.650 franchi, dodici volte il prezzo pagato da Level.
Al di là della sua innovativa formula di investimento, l’asta della Peau de l’Ours rappresentò un autentico punto di svolta nella storia del mercato dell’arte moderna. Per la prima volta, l’arte d’avanguardia fu messa pubblicamente alla prova, prova che superò con successo, dimostrando che l’arte contemporanea poteva costituire un investimento redditizio.
