
Il punto debole della pozzanghera è la sua umiltà. Eccola lì per terra, apparentemente immobile, mite e schiva. L’unica volta che una pozzanghera entra in un racconto è quando una macchina ci passa sopra, e a quel punto la storia parla solo dell’autista maleducato. La pozzanghera, poverina, è sempre trascurata. Non deve succedere mai più!
Una pozzanghera indica che si è raccolta una certa quantità di acqua in un punto specifico, ma come è successo? Le pozzanghere non si creano per caso. In questo capitolo prenderemo in considerazione diversi tipi di pozzanghere, che nel loro insieme costituiscono solo una parte di una famiglia assai più vasta: esistono pozzanghere “bussola”, “spia”, “da incrocio”, e tante altre.
Ogni pozzanghera è il segnale che il viaggio dell’acqua verso il sottosuolo ha incontrato un ostacolo. Quindi se una pozzanghera non si asciuga possiamo dedurre che il terreno sottostante o non è poroso, o è già saturo. La cosa è interessante soprattutto quando attraversiamo una zona rurale e ci accorgiamo che, a parità di quantità di precipitazioni, ci sono molte più pozzanghere che altrove: è il segno che le rocce su cui posa quel terreno sono di tipo diverso, anche se il fango in apparenza è tutto uguale. Poiché le rocce sono responsabili della maggior parte delle caratteristiche del suolo, e dato che il suolo incide notevolmente sul tipo di piante e di animali che troverete, se a un tratto il numero di pozzanghere cambia, a meno che non ci siano state precipitazioni intense e molto localizzate significa che le rocce, la natura del suolo, le piante e gli animali che vi circondano sono anch’essi cambiati.
Quando, osservando una certa zona, cerchiamo di capire perché in alcuni punti ci siano pozzanghere e in altri no, presto ci rendiamo conto che ogni singola pozzanghera indica che in quel punto il terreno è a un livello più basso rispetto al resto. L’acqua è attratta verso il basso dalla forza di gravità, quindi cerca sempre di viaggiare in profondità, almeno finché non trova qualcosa che le impedisce di proseguire. Per questa ragione qualsiasi dislivello presente in un terreno poco poroso può ospitare una pozzanghera.
Le strade sono progettate in modo tale da consentire all’acqua di scorrere dal centro verso i lati al fine di evitare che si formino pozzanghere sull’asfalto; l’acqua si raccoglie ai bordi della strada e, in teoria, dovrebbe continuare il suo viaggio sottoterra attraverso i canali di scolo, ma col tempo, e con l’usura, ciò che gli ingegneri e i costruttori hanno progettato e realizzato viene deformato: la linea di pendenza che originariamente scendeva dal centro della strada fino ai punti di drenaggio viene calpestata e schiacciata dai veicoli e dalle persone, nonché rovinata dagli agenti atmosferici. A volte, nei punti in cui i veicoli pesanti sostano per scaricare la merce, si forma una depressione che, con la pioggia, diventa una pozzanghera.
Ogni volta che il manto stradale viene scavato, per manutenzione oppure per far passare tubature o cavi, la strada è quasi sempre ripristinata con un materiale diverso da quello originale, che con il passare degli anni si gonfia e si contrae a un ritmo diverso da quello del materiale preesistente: e così, lì dove l’asfalto vecchio si congiunge a quello nuovo, spesso si forma una pozzanghera. Qualche volta i canali di scolo smettono di funzionare, e l’effetto, in città, è uguale a quello prodotto in campagna da una roccia non porosa che impedisce all’acqua di sparire nel terreno. A volte il risultato sono delle pozzanghere enormi.
I progettisti e i costruttori di strade partono con l’intenzione di eliminare del tutto le pozzanghere, quindi se se ne forma qualcuna è il segnale che qualcosa non sta funzionando, e di solito è facile risalire al motivo. Come spesso accade, dalle osservazioni più banali possiamo arrivare a scoperte illuminanti.
Nelle depressioni del terreno le pozzanghere sono molto comuni, ma non tutte sono interessanti; lo è molto di più, invece, cercare di capire perché un punto del terreno è sceso di livello. Se la causa sono fenomeni di erosione, la pozza in questione appartiene alla famiglia delle pozzanghere “spia”, cioè quelle che permettono di capire chi è stato lì prima di noi, e cosa ci faceva in quel punto.
Quando qualcosa si muove a terra, per esempio una bicicletta o un castoro, lascia delle impronte che alla lunga erodono la superficie, causando una piccola depressione nel terreno. Dopo la pioggia, questa depressione è come una ciotola in cui si raccoglie l’acqua. Le pozze più grandi e profonde sono quelle prodotte dal passaggio dei trattori: tutti le abbiamo viste almeno una volta, e soprattutto abbiamo cercato di evitarle. Non tutte le pozzanghere, però, hanno una storia così ovvia e banale.
Nel punto in cui due sentieri o due strade di campagna si incontrano, il terreno presenta una maggiore erosione dovuta al fatto che da quell’incrocio passa il “traffico” di entrambi i sentieri; di conseguenza, il terreno mostra le tracce di un’evidente depressione, o di una serie di depressioni. Se incontrate un sentiero che ne incrocia un altro, fermatevi a osservare il punto in cui si intersecano: si saranno senz’altro formate delle pozzanghere “da incrocio”, che appartengono alla famiglia delle pozzanghere spia e sono facili da individuare.
Osservate anche come i veicoli danneggino la superficie stradale, in particolare nei punti in cui i cambi di direzione di marcia logorano il terreno. Qui troverete spesso delle pozzanghere curve: più profonde se il traffico è costituito da mezzi pesanti, meno pronunciate se invece si tratta principalmente di ciclisti, ancora più tenui se il traffico è pedonale. In ogni caso le tracce del passaggio rimangono. Non è difficile capire la direzione più comune seguita dal traffico, basta guardare come si deposita il fango nelle pozzanghere; quando una strada secondaria incontra una strada principale, cerco sempre di individuare la direzione più trafficata, che sarà plausibilmente verso un centro abitato. Le pozzanghere “da svolta” sono un genere specifico di quelle da incrocio e appartengono anch’esse alla famiglia delle pozzanghere spia.
Una pozzanghera spia ha alla base un concetto molto semplice: più è marcata l’erosione provocata da un mezzo o un individuo in movimento, più probabilità ci sono di trovare in quel punto una pozzanghera. E più sono leggere le impronte del passaggio, più gioia si prova a individuare il tipo di pozzanghera a cui danno origine.
La prossima volta che percorrete un sentiero in campagna e trovate una pozzanghera su un tratto fangoso, fermatevi un attimo e cercate di capire perché si trova lì. Guardate da vicino il sottobosco ai lati del sentiero e cercate le tracce del passaggio di qualcuno o qualcosa. Gli animali hanno la propria rete di sentieri: quelli larghi e dritti del tasso sono abbastanza facili da individuare, soprattutto se vi chinate e osservate la scena dal suo punto di vista. Molti altri animali invece, per esempio il cervo o la lepre, creano dei percorsi individuali, e lì dove questi incrociano i sentieri creati dagli uomini è logico imbattersi in un terreno più logoro. Certo, questo tipo di erosione non ha niente a che vedere con quella degli incroci stradali, ma è comunque sufficiente a creare degli affossamenti dove si raccoglierà l’acqua del prossimo temporale.
