Imec revolutionIl corridoio economico che sfida la Via della seta cinese

India, Stati Uniti, Unione europea e Paesi del Golfo puntano a costruire una nuova dorsale commerciale e politica tra due continenti. Sullo sfondo di questo ambizioso progetto c’è la competizione globale con Pechino, e la necessità di rendere più sicure le connessioni energetiche e marittime

AP/Lapresse

La visita ufficiale in Italia del Primo ministro dell’India Narendra Modi dello scorso 19-20 maggio a Roma, gli incontri con il Presidente Sergio Mattarella, e l’ampio incontro bilaterale con la Premier Giorgia Meloni hanno sancito una nuova fase dei rapporti fra Italia e India, elevando la relazione fra i due Paesi al livello di un partenariato strategico speciale. È stata la prima missione in Italia di un Primo ministro dell’India da ventisei anni e, accanto al rilancio a tutto campo delle relazioni politiche, economiche e commerciali, il vertice è stato anche l’occasione per fare il punto sul grande progetto strategico di connessione fra Europa, Golfo e India, di cui ci occupiamo in questo numero speciale de Linkiesta: il progetto di Imec.

Il progetto del Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (Imec) nasce durante il summit del G20 di New Delhi del 9-10 settembre 2023 su iniziativa di un gruppo di Paesi promotori: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, India, Italia, Stati Uniti e Unione europea.

L’idea è semplice e rivoluzionaria: creare una grande connessione mare-ferrovia-mare fra l’Indo-Pacifico e il Mediterraneo unendo l’India con i Paesi del Golfo, Israele e l’Unione europea con il suo ampio sistema portuale, a cominciare dai porti del Pireo e di Trieste.

Il progetto si fonda su alcuni fatti già concreti oggi e su alcune scommesse strategiche: il partenariato strategico fra India ed Emirati Arabi Uniti; l’Accordo di Libero Scambio e la Partnership su Difesa e Sicurezza fra Unione europea e India siglati a Delhi il 27 gennaio 2026; l’ulteriore estensione degli Accordi di Abramo e un accordo di pace duraturo fra Israele e Arabia Saudita, fondamentali per la realizzazione della connettività e delle infrastrutture previste dal progetto; pace e sviluppo nel Grande Medio Oriente come alternativa all’esportazione sistematica di instabilità e terrorismo dell’Iran; bypassare le «strozzature» degli stretti di Bab el-Mandeb e Hormuz, costantemente minacciati; costruire un’alternativa al progetto della Via della Seta di Pechino e all’asse strategico fra le autocrazie di Cina, Iran e Russia.

Imec nasce all’interno della cornice politica di I2U2, il mini-Quad fra India, Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti nato nell’ottobre del 2021, noto anche come Alleanza Indo-Abramitica (l’acronimo «I2U2» deriva dalle iniziali dei quattro Paesi: India e Israele – due «i» – più Stati Uniti (Usa) e Emirati Arabi Uniti (Uae) – due «u»).

I2U2 è un formato il cui punto di forza è la combinazione di capitale arabo, tecnologia israeliana, capacità produttiva indiana e influenza statunitense.

I progetti già messi in cantiere spaziano dal Corridoio alimentare India-Uae, con un investimento emiratino di oltre due miliardi di dollari per sviluppare catene di approvvigionamento e infrastrutture agricole in India, a progetti di energia rinnovabile, a cominciare dal parco solare da trecento megawatt (MW) in Gujarat, finanziato dagli Emirati con know-how tecnico israeliano, fino alla progettazione di quei corridoi multimodali di porti e ferrovie tra India, Medio Oriente e Mediterraneo che sono stati la base concettuale sulla quale è poi nata Imec nel 2023.

Ma il Corridoio India-Medio Oriente-Israele-Europa è qualcosa di più di un brillante progetto geo-economico: è uno spin-off degli Accordi di Abramo, quello straordinario accordo di pace fra Israele, Marocco, Emirati e Bahrein che sta già cambiando l’intera regione, mutando anche in profondità i paradigmi con i quali eravamo abituati a interpretare il Medio Oriente.

Il confronto storico fra sciiti e sunniti non è più sufficiente per spiegare la nuova realtà di un mondo islamico sempre più diviso tra «innovatori» e «conservatori»: da una parte chi vuole riformare l’Islam e renderlo pienamente compatibile con lo stato di diritto e la democrazia, dall’altra chi vorrebbe cancellare la presenza ebraica dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo e mantenere il Medio Oriente in una condizione di perenne conflitto fra Islam e Occidente.

L’alleanza fra sunniti di Hamas e sciiti di Hezbollah è l’altra faccia di questa medaglia, e gli Accordi di Abramo – da Avraham/Abramo/Ibrahim, patriarca del monoteismo per ebrei, cristiani e musulmani – rappresentano un incubo per chi vorrebbe cancellare Israele dalla faccia della terra.

Il progetto di Imec è stato poi rafforzato dall’Accordo di Libero Scambio (Als) tra Unione europea e India, firmato il 27 gennaio 2026, che ha fatto nascere un mercato integrato che coinvolge oltre due miliardi di esseri umani e un quarto del Pil globale.

Già da molti definito come «la madre di tutti gli accordi», l’intesa euro-indiana potenzierà l’interscambio bilaterale fra India ed Europa che già oggi supera i centottanta miliardi di euro annui.

Gli effetti dell’accordo saranno molto ampi: riduzione dei dazi doganali su oltre il novanta per cento degli scambi commerciali; facilitazioni per le imprese europee nell’accesso al mercato indiano; semplificazione burocratica con la riduzione dei costi di import/ export e semplificazione doganale. In più, l’accordo permetterà un’ampia cooperazione strategica nello sviluppo congiunto dell’IA, nei semiconduttori, nel settore della difesa e della sicurezza.

Imec è molto di più di una serie di infrastrutture di trasporto: attraverso la creazione di una rete multimodale di 4.800 chilometri di connessioni navali e ferroviarie ad alta velocità è in grado di unire i porti indiani di Mundra e Kandla, quelli emiratini di Fujairah e Jebel Ali, quelli sauditi di Dammam e Ras al Khair per poi giungere attraverso la Giordania e i territori palestinesi al porto israeliano di Haifa, hub strategico per connettere l’intera rete con i porti europei, a cominciare dal Pireo e Trieste.

La guerra nel Golfo ha reso evidenti i pericoli rappresentati dalle storiche strozzature geopolitiche dello Stretto di Hormuz e di Bab el-Mandeb. Il progetto di integrazione e nuova connessione fra India, Golfo, Israele ed Europa permetterà di bypassare definitivamente i due choke point, che da secoli rendono fragile l’economia globale.

La realizzazione di una rete infrastrutturale nel Golfo permetterà di unire Europa e India eliminando il condizionamento iraniano sugli stretti.

Attraverso lo stretto di Hormuz passa ancora oggi circa il venti per cento del petrolio mondiale trasportato via mare e l’accesso al Mar Rosso tramite lo stretto di Bab el-Mandeb è condizionato da un mix di minacce che spaziano dalla pirateria alle milizie Houthi, il proxy di Teheran in Yemen.

La nuova rete non sarà solo ferroviaria e sull’asse di Imec verrà realizzata anche una connettività energetica (gasdotti, solare e idrogeno) e una connessione digitale in grado di rappresentare un’importante opportunità di integrazione delle economie europee, del Medio Oriente e dell’Indo-Pacifico, distante e libera dai condizionamenti geopolitici delle autocrazie di Cina e Iran.

Il corridoio fra India e Mediterraneo ha uno dei suoi terminali strategici nel porto di Haifa, nel quale il gruppo indiano Adani ha già investito 1,2 miliardi di dollari e la partnership strategica fra India e Israele, con ampie relazioni politiche, economiche e militari ha rafforzato l’intero progetto.

La prospettiva di una pace strutturale e duratura fra Israele e i Paesi arabi del Golfo aveva purtroppo molti nemici. Durante gli stessi giorni del G20 a New Delhi (9-10 settembre 2023) i negoziati fra Arabia Saudita e Israele stavano compiendo rilevanti progressi e la possibilità che l’Arabia Saudita, custode dei luoghi più sacri dell’Islam di Mecca e Medina, potesse raggiungere un duraturo accordo di pace con Gerusalemme rappresentava per l’Iran e per i suoi alleati una possibilità da escludere con ogni mezzo possibile.

Questo è il contesto in cui è anche nato l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, con un obiettivo preciso: far saltare le trattative di pace allora in corso fra Riyadh e Gerusalemme per includere l’Arabia Saudita negli Accordi di Abramo.

India, Unione europea, Paesi del Golfo e Israele per aprire nuove prospettive economiche riducendo la dipendenza da Russia e Cina. Integrandosi con il Medio Oriente e con i mercati emergenti dell’India, l’Europa può non solo diversificare le proprie capacità economiche e tecnologiche, ma anche rafforzare le proprie politiche in materia di sostenibilità, cambiamento climatico e connettività digitale. Le innovazioni europee nelle tecnologie di navigazione autonoma sviluppate, insieme agli esperimenti nei sistemi di trasporto intelligenti, nei droni e in altri settori avanzati, richiedono possibilità di applicazione su larga scala, e l’Imec potrebbe offrire proprio questo tipo di opportunità. Sebbene il Medio Oriente stia attraversando una fase di forte conflittualità, Paesi come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita guardano con interesse a investimenti produttivi e a una riorganizzazione della finanza e dei mercati regionali. Pur avendo subito attacchi da parte dell’Iran, entrambi intendono rafforzare la connettività regionale attraverso l’I2U2, riprendere le esportazioni energetiche e rilanciare gli accordi di libero scambio. Per l’India, che negli ultimi anni ha mantenuto una crescita economica superiore al sei o sette per cento, l’Imec promette un aumento delle esportazioni e una maggiore integrazione con i mercati europei ad alta tecnologia, oltre ad attenuare le preoccupazioni energetiche in caso di chiusura di Hormuz. Tuttavia, l’Imec deve ancora affrontare diversi ostacoli, tra cui il conflitto in Medio Oriente, l’armonizzazione degli standard nei trasporti e nei sistemi logistici. Negli ultimi tempi gli stakeholder sembrano aver avviato discussioni su questi temi, anche se una riduzione delle tensioni in Medio Oriente resta una condizione necessaria per la realizzazione dell’Imec. hanno tutto l’interesse a rilanciare il progetto di Imec anche per favorire la ripresa del dialogo fra Arabia Saudita e Israele, una delle chiavi per la costruzione di una pace duratura in tutto il Medio Oriente.

Oggi quell’ipotesi di pace è resa molto più difficile anche dall’accresciuta competizione fra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, la cui divergenza strategica sta condizionando in modo significativo molti teatri del Grande Medio Oriente, dove emiratini e sauditi non solo competono, ma in alcuni casi sostengono indirettamente fazioni, milizie e gruppi armati antagonisti: in Sudan, nello Yemen, in Somalia e nel Corno d’Africa.

In conclusione, Imec può rappresentare una grande opportunità per Europa e India, ma anche per la rete delle democrazie europee e asiatiche, che otterrebbero beneficio da una crescente integrazione fra Mediterraneo e Indo-Pacifico e da un’accresciuta cooperazione fra Paesi che non condividono soltanto interessi economici e commerciali, ma anche valori fondamentali di libertà economica e politica.

In questo contesto, l’India può essere considerata una «chiave di volta» di quel nuovo Grande Gioco che sta mutando in profondità la nostra esistenza. Non c’è infatti un solo dossier nel quale non siano chiari i vantaggi di un’alleanza globale fra India e Occidente: la costruzione di percorsi alternativi alla Via della Seta di Pechino, a cominciare dal Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa; la libertà di navigazione nell’Indo-Pacifico; il de-coupling e il de-risking da Pechino; la partnership per costruire una nuova stagione di cooperazione congiunta euro-indiana in Africa e nel Sud globale; la cooperazione avanzata nel settore della sicurezza e della difesa.

L’India può rappresentare un nuovo e solido pilastro sul quale l’Occidente può poggiare le proprie strategie di lungo periodo in una crescente integrazione fra la sfera mediterranea e quella dell’Indo-Pacifico.

Questo è l’articolo di apertura del nuovo Linkiesta Paper – Speciale Imec. Si può comprare adesso, qui sullo store.

X