Punto di rotturaStati Uniti e Iran tornano a colpirsi nel Golfo Persico

Washington bombarda installazioni militari iraniane dopo l’abbattimento di un elicottero americano. Teheran risponde con droni e missili contro basi statunitensi nella regione, nel peggior scontro dalla tregua di aprile

AP/Lapresse

Nella notte tra martedì e mercoledì Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi direttamente, dopo che Donald Trump aveva accusato Teheran di aver abbattuto un elicottero militare americano nello Stretto di Hormuz. Le forze armate statunitensi hanno lanciato una serie di attacchi contro installazioni militari iraniane lungo la costa del Golfo Persico. Il Comando Centrale americano (Centcom) ha detto che jet dell’aeronautica e della marina hanno colpito sistemi di difesa aerea, radar di sorveglianza e centri di controllo situati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, definendo l’operazione una «risposta proporzionata a un’aggressione iraniana ingiustificata». Le esplosioni sono state segnalate in diverse località della provincia iraniana di Hormozgan, tra cui Sirik, Minab e l’isola di Qeshm. La televisione di Stato iraniana ha confermato l’attivazione delle difese aeree lungo la costa del Golfo.

Poche ore dopo è arrivata la risposta di Teheran. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver lanciato attacchi con droni contro la Quinta Flotta americana in Bahrein e contro numerose basi statunitensi nella regione. Secondo le autorità iraniane sarebbero stati colpiti ventuno obiettivi militari. Washington fornisce però una versione molto diversa: un funzionario americano citato dal New York Times ha detto che quasi tutti i missili e i droni iraniani sono stati intercettati e che, al momento, non risultano né vittime né danni significativi alle installazioni statunitensi.

L’escalation arriva dopo l’incidente che ha coinvolto un elicottero Apache americano precipitato lunedì nelle acque vicine allo Stretto di Hormuz. Martedì infatti Trump aveva sostenuto che il velivolo fosse stato abbattuto dall’Iran, scrivendo su Truth Social che «gli Stati Uniti devono necessariamente rispondere a questo attacco». Secondo un funzionario statunitense citato dal New York Times, l’Apache sarebbe stato colpito da un drone iraniano. Teheran continua tuttavia a negare qualsiasi coinvolgimento e la televisione pubblica iraniana ha sostenuto che nelle ventiquattro ore precedenti non fosse stata condotta alcuna operazione militare nell’area.

Lo scambio di attacchi rappresenta il momento più grave dalla firma del cessate il fuoco di aprile. Nelle ultime settimane Washington e Teheran avevano già alternato minacce, raid limitati e aperture diplomatiche, ma senza arrivare a un confronto diretto di questa portata. Eppure, fino a poche ore prima dei bombardamenti, Trump continuava a sostenere che un accordo fosse vicino. Il presidente americano aveva ripetuto più volte che Stati Uniti e Iran erano prossimi a un’intesa definitiva sul programma nucleare iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas.

L’ultima escalation rischia ora di allontanare ulteriormente quella prospettiva e di riaprire un conflitto che, almeno formalmente, sembrava congelato da oltre due mesi.

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