
A tre miglia dal confi ne con Gaza si trova un kibbutz chiamato Re’im. La sera del 6 ottobre si è tenuta una festa danzante che era in programma da tempo, in concomitanza con la festività ebraica. La festa si è svolta nei boschi e nei campi vicino al kibbutz – si trattava di un rave che sarebbe durato tutta la notte. Era stata pubblicizzata come una celebrazione «dell’amicizia, dell’amore e della libertà infinita».
Il Nova Party faceva parte di un festival di musica trance psichedelica nato in Brasile. Tra i boschi e le aperte distese del deserto del Negev erano stati montati dei palchi e un’area food con un bar. Lontano dai dancefloors, c’è un’area camping tra gli alberi. L’evento aveva attirato circa 3.500 giovani, sia israeliani che internazionali, amanti delle feste. I Dj passarono musica per tutta la notte e il momento clou della festa giunse alle prime ore del mattino, quando il sole stava sorgendo e molti erano all’acme della loro esperienza psichedelica. Non sorprende che, in un evento del genere, molti dei partecipanti facessero uso di sostanze e altre droghe da festa. La maggior parte di queste, come l’Lsd e l’Mdma, sono droghe che alterano la mente e la coscienza
Il primo segnale che qualcosa non andava arrivò quando una raffi ca di razzi provenienti da Gaza cominciò a piovere su Israele a partire dalle sei e mezza del mattino, quasi in concomitanza con il sorgere del sole sul Negev.
I video girati con i telefoni dei partecipanti alla festa fi ssano il momento esatto in cui gli eventi precipitarono. Alcuni videro i razzi volare sopra le loro teste. Altri si allarmarono quando partirono le sirene. Ma la musica continuò a pompare, e la festa non finì finché non fu interrotta da uno degli organizzatori che cercò di passare un messaggio ai partecipanti.
In quasi tutti gli altri Paesi i razzi sarebbero stati sufficienti per far capire alla gente che era il caso di andarsene. Ma in quella circostanza fu necessario spegnere la musica e gridare ai partecipanti: «Ragazzi, allarme rosso. Allarme rosso». Tuttavia, nemmeno questo era particolarmente insolito. Quel che accadde dopo lo fu.
In lontananza, nel cielo, apparvero degli alianti pilotati da terroristi di Hamas: erano riusciti a volare in Israele da Gaza. Erano equipaggiati con armi di grosso calibro. A quel punto molti partecipanti al festival iniziarono a correre. Nei luoghi del festival entrarono camion di Hamas pieni di terroristi armati fino ai denti. Poi iniziarono a risuonare gli spari.
I partecipanti al festival Nova, indifesi, furono una delle prime masse di persone che i terroristi riuscirono a radunare, quella mattina: che fossero a conoscenza della festa o meno, l’obiettivo per loro non poteva essere migliore. Gli addetti alla sicurezza della festa furono sopraffatti fin dall’inizio; i partecipanti erano del tutto disarmati davanti ai terroristi, che a bordo di jeep attraversavano il sito.
I partecipanti alla festa, disperati, cercarono di raggiungere le loro auto e fuggire. Ma nel giro di poco la strada principale fu bloccata. I giovani che tentarono di uscire dall’ingresso dal quale erano entrati caddero nell’imboscata di Hamas. Quando le prime auto piene di giovani in fuga furono fermate e le persone uccise, le auto dietro di loro e i loro passeggeri divennero bersagli facili per i terroristi. Mentre gli spari risuonavano ovunque, per i partecipanti del festival le opzioni erano solo due: fuggire o nascondersi.
Molti scapparono in ogni direzione possibile. Centinaia di persone si misero a correre attraverso i campi aperti che circondavano l’area del festival. Si resero facili bersagli mobili: i terroristi li uccisero con fucili o mitragliatrici mentre correvano nella campagna. Altri cercarono di nascondersi dove prima c’era il festival, a quel punto senza musica. Dai video girati dagli stessi terroristi, e dalle riprese effettuate da alcune delle vittime, emerge con chiarezza cosa successe dopo.
Alcuni si nascosero nei bagni chimici. Quando tutto si fece stranamente tranquillo, i terroristi percorsero una a una le file di questi bagni, sparando attraverso ogni porta chiusa in modo da assicurarsi che chiunque si trovasse all’interno restasse ucciso. Altrove, alcuni dei partecipanti alla festa cercarono di nascondersi tra gli alberi. Furono uccisi uno a uno. Ci fu chi si nascose in una tenda, chi su un albero. Il risultato fu lo stesso. Alcuni tentarono di nascondersi nell’area del bar, sperando di non essere visti. Le riprese di uno dei primi soccorritori giunti sul posto più tardi, un riservista israeliano, mostrano chiaramente come andarono le cose. «C’è qualcuno vivo?», si ostinava a chiedere. No, nessuno.
Le testimonianze dei sopravvissuti sarebbero emerse col tempo, ma l’assalto al Nova restò uno dei peggiori massacri di quella mattina. Ci volle un po’ di tempo prima che venissero resi noti i dati definitivi; solo il mese successivo le autorità israeliane annunciarono che al Nova festival furono uccise 364 persone, tra raver e membri del personale di sicurezza. Altre quaranta erano state rapite e portate a Gaza.
