
I lefebvriani, i cattolici ultratradizionalisti legati alla Fraternità sacerdotale San Pio X, hanno consacrato quattro nuovi vescovi senza il mandato del Papa, consumando a Écône, in Svizzera, una nuova rottura con Roma a 38 anni dallo scisma aperto da Marcel Lefebvre. La cerimonia si è svolta nonostante l’appello di Papa Leone XIV a fermarsi e comporta, secondo il diritto canonico, la scomunica automatica per i vescovi consacranti e per i consacrati.
L’ordinazione è avvenuta ieri nel seminario della Fraternità sacerdotale San Pio X, il movimento tradizionalista fondato da Lefebvre nel 1970. I quattro nuovi vescovi sono Pascal Schreiber, svizzero, Michael Goldade, statunitense, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, entrambi francesi. La celebrazione, in latino e secondo il rito tradizionale, è stata presieduta da monsignor Alfonso de Galarreta con monsignor Bernard Fellay, due dei quattro vescovi che Lefebvre consacrò nel 1988 senza l’autorizzazione di Giovanni Paolo II.
La Santa Sede aveva tentato fino all’ultimo di evitare lo strappo. Papa Leone XIV aveva scritto alla Fraternità chiedendo di rinunciare alla consacrazione e di riaprire il dialogo. La risposta è arrivata nei fatti, con una cerimonia durata diverse ore davanti a migliaia di fedeli. Secondo gli organizzatori erano presenti circa 17mila persone, arrivate da decine di Paesi.
Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha definito l’accaduto un atto che rompe l’unità della Chiesa e che avrà conseguenze. Ha parlato di «un grande dolore», aggiungendo però di sperare che, nonostante quanto avvenuto, si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione. Nei prossimi giorni è attesa la presa d’atto formale da parte del Vaticano della scomunica, che nel linguaggio canonico è detta latae sententiae perché scatta automaticamente al compimento dell’atto vietato.
La Fraternità San Pio X ha rivendicato la propria decisione come necessaria alla sopravvivenza delle sue comunità. Nell’omelia, il superiore generale don Davide Pagliarani ha detto: «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa». Ha presentato la giornata come un passaggio storico e ha sostenuto che i lefebvriani non intendono agire contro la Chiesa, ma servire quella che considerano una Chiesa in crisi. «Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata».
Il nodo principale resta il rapporto con il Concilio Vaticano II, celebrato tra il 1962 e il 1965, che per la Chiesa cattolica ha segnato una riforma profonda della liturgia, del rapporto con le altre confessioni cristiane, con le altre religioni e con il mondo contemporaneo. I lefebvriani non ne accettano parti rilevanti e continuano a celebrare la messa secondo il rito tridentino, in latino, con il sacerdote rivolto verso l’altare. Contestano inoltre l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, il principio moderno di libertà religiosa e molte aperture introdotte nella Chiesa dopo il Concilio.
Questa opposizione è all’origine dello scontro con Roma. Marcel Lefebvre, arcivescovo francese e fondatore della Fraternità, nel 1988 consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio, aprendo una frattura che Giovanni Paolo II definì scismatica. Nel 2009 Benedetto XVI revocò la scomunica ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre, in un tentativo di favorire la riconciliazione. Anche Papa Francesco mantenne alcuni canali di apertura, riconoscendo in determinati casi la possibilità per i sacerdoti della Fraternità di assolvere in confessione e autorizzando forme di regolarizzazione per i matrimoni celebrati nelle loro comunità.